domenica 12 ottobre 2008

Un racconto di paura: Segni

< [...] al risveglio mi accolse un cielo terso con solo pochi lembi di nubi che, come grigi levrieri correvano veloci sospinti da un vento di sudovest. uno di quei rari giorni di ottobre che trsformano il pieno autunno in primavera e che ispirano a lunghe passggiate, uno di quei giorni più adatti ad un matrimonio pittosto che ad un funerale. la sera precedente ero andato a letto subito dopo la cena, passata in compagnia del solo Kolp, unico ospite oltre a me e al personale di servizio. la sorella di Roland ed alcune autorità di Wolfratshausen sarebbero arrivate solo l'indomani. ero ancora molto scosso per le cose apprese in quel breve tratto dalla stazione alla casa di Roland e la camera a me assegnata, la stessa che avevo occupato in quei giorni lontani, aveva contribuito a produrre un effetto onirico, quasi mi trovassi sospeso fra il ricordo e la realtà. mentre attendevo davanti la piccola cappella di famiglia l'arrivo dei pochi ospiti che avrebbero presenziato alla cerimonia funebre mi colpì il pensiero che per quanto mi possa definire agnostico e assolutamente non religioso, immaginassi la chiesa come unico luogo per dare l'ultimo addio ai defunti. anche Roland non era un fedele, anzi molti dei suoi pensieri sarebbero stati definiti in epoche meno tolleranti come eretici. non avendo però dato disposizioni di alcun genere in merito, Kolp aveva organizzato un funerale cattolico come lo fù per la moglie. il sacerdote e gli ospiti arrivarono contemporaneamente trovandomi ancora all'esterno della cappella immerso nei miei pensieri e nella sigaretta che fumavo nervosamente.


arrivarono, e diligentemente accompagnati da un pacato mormorio mi sfilarono davanti e, non degnandomi più di qualche occhiata, si accomodarono nella piccola cappella. tre giovani ragazze sui dodici anni, di bianco vestite, e non più di cinque adulti, l'unica donna dei quali era, come avrei appreso successivamente, la sorella di Roland. non mi colpì minimamente, anzi l'abbigliamento e l'ostentazione di diversi monili d'oro la fecero apparire ai miei occhi una donna dall'animo materialista e volgare, molto lontana dal carattere del fratello. fui forse ingiusto poiché mi basavo solo sulla mia prima impressione, ma tendo sempre a fidarmi dell'istinto. rimasi nuovamente solo non riuscendo a decedermi ad entrare. mi angosciava l'idea di trovarmi con il corpo di Roland senza vita davanti a gli occhi, quasi che, solo se io l'avessi visto la sua morte sarebbe divenuta reale infrangendo l'onirica dimensione in cui avevo relegato il fatto. poi un dolce canto mi attirò come sirena, ed infine, con moto di volontà che mi costò non poco, entrai. gli ospiti si erano già tutti accomodati nelle panche di pietra antistanti l'altare, mentre le tre fanciulle intonavano l'"Ave Maria" senza nessun accompagnamento musicale se non le loro voci, le cui eco facevano vibrare l'aria della piccola cappella. mentre le ragazze cantavano il sacerdote concluse i suoi rituali e si dispose ad inizare la funzione. fu una cerimonia semplice, recitata in latino e tedesco. io rimasi sempre vicino alla porta. mi sentivo molto a disagio, estraneo al luogo ed al momento, in qualche modo colpevole di essere lì. osservavo gli altri ospiti alzarsi e sedersi all'unisono nei momenti prescritti dal cerimoniale, e mentre la messa funebre si srotolava davanti ai miei occhi verso la sua conclusione, le ragazze che avevano continuato ad intonare sommesse preghiere, passarono donando ad ogn'uno dei presenti una rosa. il sacerdote invitò tutti ad offrire quell'ultimo omaggio al defunto, e così facemmo. fui l'ultimo ad avvicinarmi sotto gli occhi curiosi dei presenti, come se realizzassero, all'ora per la prima volta, che vi era un'altro invitato. raggiunsi la bara, con il cuore che martellava nelle mie orecchie, spaventato da quello che vi avrei trovato. ed infine lo vidi.


un volto smagrito, consumato dal dolore e dalle droghe, di quel pallore che solo i morti possono avere. per un attimo mi parve un volto estraneo, di una persona mai conosciuta e che certo non poteva essere Roland. naturalmente mi ingannavo. il tempo trascorso dal nostro ultimo incontro e le tragiedie che aveva affrontato avevano cambiato il volto di ragazzo che mi era rimasto nel cuore. era adagiato su morbido raso bianco, i suoi capelli, lunghi e radi, gli circondavano la testa, adagiati in onde sul cuscino. era vestito con un completo nero e la camicia, in rinascimentale stile francese, senza cravatta, gli si adattava in modo davvero incredibile, un gusto che certamente gli avrei attribuito.  mi stupisco oggi di come a mia mente abbia catturato questi particolari nell'emozione del momento e di come mi siano rimasti dopo ciò che vidi. osservavo la sua espressione che, nonostante i segni di dolore rimasti impressi sulla sua visionomia, era lo specchio della serenità, la fine delle sofferenze, e gli restituiva un poco il volto del giovane vivace che avevo conosciuto. mi sporsi ed adagiai la mia rosa sul suo petto. fu allora che vidi, o credetti di vedere un movimento sul suo volto. un'ombra o il riflesso di un'ombra, come il movimento di un muscolo del viso che crea un'alterazione dei lineamenti. rimasi immobile, bloccato a metà di un respiro. senza sapere cosa stavo facendo, mi sporsi ancora di più, avvicinando il mio volto al suo, e come in sogno parlai "Roland mi senti?" e sempre come in sogno mi parve di udire la risposta "Si".


come ho già scritto sono un agnostico, e per quanto subisca il fascino dell'occulto, ne affronto comunque i temi con logica e pragmaticismo. ma quella conversazione, che pure doveva essere frutto della mia fantasia estremamente sollecitata da fattori ambientali e dai miei stati d'animo affatto sereni, mi terrorizò gelandomi il sangue nelle vene. barcollai indietro inorridito, e quasi caddi. solo un tempestivo aiuto di uno dei pre3senti, non ho ricordo di chi fù, mi impedì di rovinare a terra. non persi i sensi e per mia fortuna il poco controllo rimastomi mi consenti di non rivelare ciò che avevo visto, evitandomi di essere preso per un povero pazzo. il mio cedimento venne attribuito all'emozione e Kolp mi accompagnò all'esterno. io non rientrai più. nel frattempo fuori era già arrivato il carro funebre per il trasporto al cimitero e quando portarono fuori la bara mi tenni lontano ancora preda di emozioni cui non posso dare nome. seguii il trasporto a distanza, ma quando capii che il cimitero verso il quale si dirigevano era lo stesso che avevo visto dal treno il giorno prima, mi tornò alla mente quella figura di donna che mi era parso salutarmi ed un presentimento, freddo brivido lungo la schiena, mi fece rizzare i capelli sulla nuca. fù troppo, nuovamente la paura mi afferrò le viscere, e adducendo nuovamente la colpa all'emozione tornai indietro...>



Continua

2 commenti:

  1. *fa tifo stile stadio*
    Continua! Continua!

    XD Ciò a parte, certo che sono miscela esplosiva io XD
    Una gatta che a seconda di come le gira diventa una tigre? C'est moi!
    Dubito sia l'età, non sei affatto vecchio, hai l'età di Orlando Bloom dopotutto, quindi te la cavi benissimo (era per dire un nome a caso, gli altri attori che conosco son tutti più anziani XD)
    E' che il tempo non aiuta, tra caldo e freddo improvvisi e subitanei...
    MA noi non ci arrendiamo, giusto?
    Proseguiamo, proseguiamo.
    E sì, Firenze, trema...
    Anche perchè devo trovare due pass per il backstage e non so più a che santo votarmi: andrà a finire che dovrò corrompere quelli del Viper Theatre XD
    Baci!

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  2. Ciao Lucas anch'io avevo in mente di scrivere qualcosa, un romanzo ma manco di ispirazione. il mio blog però mi soddisfa e mi aiuta molto ad esprimermi.

    non ho quindi consigli da darti ma ti invito a proseguire e lavorare sempre su tutto quello che l'ispirazione ti lascia scrivere.
    un saluto

    Xunder

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