venerdì 31 ottobre 2008

Samhain









estingueremo i fuochi ormai stanchi


il fuoco fanciullo chiameremo alla vita.


la Luce consumerà il suo ultimo giorno 


inizierà il suo ciclo, l'Ombra.


cambia pelle, il Serpente del Mondo


durante la notte di Samhain.






notte di Morte e Rinascita eterne


slegata dal conto infinito dei giorni


una notte per festeggiare la Vita,


una notte per amare questa,


è la notte di Samhain.






cadrà il velo, si scioglierà la nebbia


si apriranno le porte del Sidh


gli spiriti, gli antenati, gli dèi immortali


cammineranno ancora tra noi.


narrando storie di Ere passate




intorno ai fuochi di Samhain.


 


se sapremo ascoltare canterà per noi l'Arpa


se sapremo vedere ricorderemo Tìr Tairngir


scorrerà allora il vino di Vischio,


nudi danzeremo il cerchio,


cedendo paghi ai nostri sensi


nella notte di Samhain.


 





il Sole infine, rinascerà


con il suo primo vagito,


l'alba.






 


Il Volo della Libellula




sdraiato sull'erba


guardo le nuvole galleggiare leggere su di me


mi perdo nell'azzurro del cielo


sentendomi libero


poi un fragile insetto


si posa sul mio dito levato


muovendo lento le sue ali diafane


inconsapevole maestro 


dell'itima natura della libertà


mi chiedo se l'uomo


pur nella sua grandezza


sarà mai libero come questo insetto


anima, prigioniera e labirinto


divisa, minotauro e fanciulla



potrà mai provare la libertà?


schiavo, in catene di logica e ragione


potrà mai vivere


il Volo della Libellula?



 


 


mercoledì 29 ottobre 2008

Anime are Back!

Yatta!!


Finalmente è tornata Anime Night su Mtv, e con inedite puntate di due nuove serie più una vecchia conoscenza.


il primo anime proposto, che se non ricordo male si chiama Nabari, è una storia sul mondo segreto degli Shinobi, che nascosti, o megli mimetizzati, da persone normali nella vita comune, lottano fra loro per il controllo del mondo nascosto (Nabari appunto). il protagonista è il solito studente, Miharu un ragazzo almeno per il momento alquanto apatico che tutto vuole tranne che essere l'erede, come purtroppo è, della suprema arte ninja: lo Shinrabansho. ad essere sincero questo anime non mi ha particolarmente affascinato, preferivo decisamente Naruto!!


il secondo anime proposto è invece la seconda  stagione di FulMetalPanic, terza contando anche la miniserie Fumoffu, che per quanto sia godibile, specie le puntate della Dea in Giappone, poco ha a che vedere con la serie madre. finalmente Sosuke torna in azione e devo proprio dire che era l'ora. la prima stagione infatti era finita lasciando in sospeso gli aspetti più accattivanti come il potere dell'Arbalest e del Lambdadriver introdotti solo nelle ultime puntate. belli, almeno per me, i richiami a tradizioni spirituali celtiche, alquanto rare nei manga giapponesi, come il sottomarino chiamato Tuatha de Danaan!


un grande Hurra! invece per l'ultimo anime della serata: DeathNote. questo anime, gia manga di grande successo apparso inizialmente in 108 capitoli su Jump (settimanale di manga giapponese n.d.a.), non era mai apparso finora su una TV pubblica italiana, ma era accessibile solo a gli Skyniani. finalmente è giunto anche a noi miseri mortali con grande gioia del sottoscritto.


la storia è davvero intrigante, un ragazzo entra in possesso di un quaderno nero che causa la morte di tutti coloro il cui nome vi viene scritto. il quaderno appartiene a uno Shinigami, un dio della morte di nome Ryuk, che annoiato decide di lasciarlo cadere nel varco dimensionale del suo mondo. il quaderno atterra così in giappone e finisce nelle mani di Light Yagami, uno studente (nuova questa eh?) modello ma annoiato dal mondo e dalla vita. inizialmente incredulo sui reali poteri del quaderno, dotato tra le altre di precise istruzioni sul suo utilizzo, dopo alcune prove, si lancia in una colossale impresa: cancellare dal mondo tutte le persone indegne della vita (secondo il suo giudizio) per creare una società perfetta e magari assumerne anche il controllo. il tutto arricchito dalla presenza dello Shinigami Ryuk, a cui apparteneva il quaderno che diventerà una specie di compagno di giochi per il visionario ragazzo. il manga inoltre è pieno di segreti e di simbologie che lo rendono davvero bellissimo!


Fine della recensione, o per meglio dire...


...The End...


 

martedì 28 ottobre 2008

Un racconto di paura: Fatum


<[...] mi svegliai cullato dal sordo brontolio di un cielo plumbeo. basse nuvole grigie fecero piombare la giornata in un tetro crepuscolo. bagliori giallastri attraversavano quella spessa coltre, invisibili e fragorosi, vibranti di luce. mentre li osservavo dalla finestra della mia stanza non potei fare a meno di immaginarmeli come bestie feroci durante la caccia, predatori nascosti dalla nebbia, annunciati solo dai loro ruggiti. Uno spettacolo singolare. Come trattenute da quella spessa nebbia che copriva il cielo fino all'ultimo orizzonte, non una di quelle folgori raggiunse il suolo, non una goccia d'acqua cadde, fino a sera.


Per la lettura del testamento ci riunimmo in quello che era stato lo studio del padre di Roland. interamente fasciato di legno, pieno come le altre stanze della casa, di oggetti singolari. Massicci mobili di noce e sedute foderate di velluto formavano un ambiente formale ed accogliente insieme, come le sale da fumo, in cui gli uomini sollevano riunirsi dopo cena per un sigaro accompagnato dal cognac. Kolp, per la prima volta in abiti formali, quella notte aveva dormito a Wolfratshausen ed era rientrato subito dopo colazione accompagnato da un uomo che mi parve far parte degli invitati al funerale. Non ricordo oramai il suo nome ma ricordo che rappresentava una qualche fondazione a cui il padre di Roland donava ingenti somme e che risiedeva in un edificio di fatto di proprietà della famiglia del mio amico. Quando tutti ci fummo accomodati Kolp ruppe il sigillo di ceralacca del documento testamentario e sbrigate le formalità d'obbligo ne diede lettura. Sensazioni discordanti si fecero strada in me, ricordo che inizialmente fui preso da una certa agitazione, quegli ultimi giorni erano stati per me alquanto stressanti e finalmente, tutta quella storia sarebbe terminata ed io avrei potuto fare ritorno in Italia. Mano mano però che la lettura proseguiva, cresceva in me un senso di aspettativa, una trepidazione simile a quella che provavo da ragazzo la notte di Natale quando sapendo che i regali già mi aspettano sotto l'albero, aspettavo le prime luci per scendere in salotto e scartarli. Si stava avvicinando il momento di scoprire cosa Roland aveva deciso di lasciarmi. Stavo per scoprire, per cosa avevo affrontato quello strano viaggio, non nego di aver provato anche un certo senso di colpa per l'emozione infantile che mi agitava, era pur sempre il lascito di un defunto. Naturalmente alla sorella ed al marito, ultimi superstiti di quell'antica schiatta, fu lasciato l'intero patrimonio di famiglia, eccetto l'edificio in cui risiedeva la suddetta fondazione e quello che Roland aveva lasciato in serbo per me. Il suo dono mi lasciò stupefatto.


Roland mi lasciava tre libri. Tre libri da scegliere a mia discrezione dalla biblioteca di quella stessa casa. Era un regalo straordinario e non solo per me, fra quei volumi vi erano celati tesori di grande valore, sia per contenuti che per rarità. Stesure originali di opere e trattati, raccolti da tutti gli angoli di mondo visitati dai suoi avi. Mi voltai a guardare Sabine e mi avvidi subito della sua espressione stizzita. Nonostante non avesse degnato la biblioteca ed il suo contenuto di più di qualche sguardo annoiato, mi parve di vedere un bambino che, abbandonato da tempo uno dei suoi giochi, torna ad amarlo solo se lo vede usato da altri. Il mio sorriso fu largo e sincero, accresciuto forse dalla disposizione d'animo della donna, la cui natura così infantile ed egoista non migliorò la mia opinione di lei. Kolp mi disse che avrei avuto a disposizione tutto il tempo che ritenevo opportuno per compiere la mia scelta. Improvvisamente ricordai, fu come rivedermelo davanti. Il suo sorriso, l'espressione di orgoglio mentre mi mostrava i tesori della sua biblioteca, declinai l'offerta, non mi sarebbe servito più che quel pomeriggio. Sapevo già quali erano i libri che Roland mi aveva destinato.


Le procedure testamentarie si esaurirono in fretta e appena potei, lasciai la sala per recarmi in biblioteca, evitando di guardare la poltrona drappeggiata mi accinsi a scegliere i tre libri. non mi occorse più di qualche minuto. Quando li ebbi tra le mie mani, sorrisi ripensando all'espressione di Roland e a quanto li desiderai quel giorno. non avrei mai creduto che sarebbe stato così alto il prezzo per il loro possesso, decisi di portarli subito in camera, preparare le mie valige e partire, il mio ruolo in quella storia era terminato e desideravo al più presto poter fare ritorno alla mia solita routine. Fu mentre preparavo i bagagli che le cateratte del cielo si aprirono e l'acqua, che fino a quel momento sembrava trattenuta da un incantesimo, iniziò a discendere in spesse funi. I lampi si fecero più intensi ed il loro dardeggiare squarciò l'aria divenuta tetra come nelle prime ore della notte o all'alba, quando il sole non ha ancora varcato la soglia dell'orizzonte, uno spettacolo magnifico e terribile al tempo stesso. Il temporale peggiorava rapidamente trasformandosi di minuto in minuto in una vera e propria tempesta di acqua e fulmini. Con le valige scesi di corsa le scale e raggiunta la sala di ingresso chiesi ad un domestico se Kolp fosse ancora alla villa scoprendo così, di essere rimasto solo. Kolp era uscito per riaccompagnare l'esponente della fondazione a Wolfratshausen, lasciandomi di fatto, privo di mezzi di trasporto per la stazione, chiesi allora che mi fosse chiamato un taxi. Il domestico si affrettò, per poi comunicarmi con aria contrita che il telefono risultava isolato, forse a causa dei fulmini, controllai il mio cellulare, isolato anche quello. Non ebbi scelta, potevo solo attendere la fine della tempesta o il ritorno di Kolp, quale dei due eventi si fosse verificato prima. Dato che era inutile attendere nell'ingresso, mi ritirai nuovamente in camera e colsi l'occasione per sfogliare i libri che avevo scelto. Fu sfogliando le pagine del Ramo d'Oro che trovai la lettera, era sigillata, in una busta dalla bella filigrana, fermata da un sigillo di ceralacca blu. Lessi la firma e il mio cuore sussultò come difronte al manifestarsi del destino, in svolazzi eleganti era tracciato il suo nome. Roland...>



Continua


lunedì 27 ottobre 2008

 


<...sogno tribù nomadi, che vivono secondo le antiche leggi del loro popolo. sogno sperduti deserti, alte montagne. boschi silenziosi. mi domando a volte se sarebbe un ritorno alla natura o una fuga dalla realtà. vivere fuori dalla società. lontano dai governi dalle leggi. non inseguire più i miraggi che il moderno mi offre.


ci sono momenti in cui mi guardo intorno ed una voce dentro mi bisbiglia che c'è qualcosa di sbagliato nel mondo che mi circonda. mi ritrovo novello Neo, e mi perdono il gioco di parole, ad osservarmi prigioniero di questa matrix affatto virtuale. il benessere ci uccide. il  progresso trasforma in ingranaggi di metallo cio che una volta pulsava vivo. computer sempre più veloci e menti sempre più lente. spiriti deboli che agognano la ricchezza per restare soli. grandi case, grandi giardini, muri massicci. ritagli di mondo per tenersi lontani da tutti gli altri. da tutti gli altri, estranei alla tua vita, che si accalcano, che ti circondano e ti rendono prigioniero. una mosca prigioniera di un ragno ancora nascosto nel buio dei suoi meccanismi.


sogno di vivere coltivado la terra, smettere di mangiare carne nata morta ed uccidere ciò che mangio. tornare ad essere un uomo libero. amare. sognare.


eppure resto. mi manca il coraggio di rinunciare alle comodità. affrontare una vita che sento più forte di me. troppo assuefatto ai privilegi, alla sicurezza che la tecnologia ed essere un ingranaggio mi dona. troppo avvolto nella tela per fare più che lamentarmi, per emettere più che un ronzio con le mie ali incapaci di volare. da troppo tempo in cattività, per voler fuggire da questa mia prigione calda, comoda e ricca. in vertà le mie non sono che piccole lagnanze di un piccolo essere...>



domenica 26 ottobre 2008

Pensiero Notturno

 


passi avanti verso il presente...



 




CITTÀ DEL VATICANO - La Chiesa cattolica è pronta a riconoscere un ruolo più attivo delle donne nella lettura della Bibbia e più in generale nell'annuncio della Parola di Dio: il sacerdozio femminile resta precluso, certo, ma la proposta di un ministero per le «lettrici» appare una delle più innovative emerse dal dodicesimo sinodo dei vescovi che si è chiuso sabato in Vaticano, dopo tre settimane di dibattito sul tema della Parola di Dio. Un confronto serrato tra i 253 ecclesiastici provenienti da ogni angolo del pianeta, due terzi dei quali per la prima volta partecipanti a un sinodo e fotografia di una Chiesa cattolica che, pur riaffermando con forza i suoi principi di fondo nell'intento di arginare derive fondamentaliste e teologi dissidenti, cerca di adeguarsi ai tempi che cambiano, partecipare alla vita pubblica e aprire a un dialogo interreligioso a tutto campo ma a precise condizioni.


LE PROPOSTE - Dopo il messaggio finale rivolto al «popolo di Dio», diffuso venerdì, l'assemblea ha consegnato a Benedetto XVI 55 «propositiones», scritte in latino e strettamente riservate, sulla base delle quali il Papa redigerà, come di consueto, una «esortazione post-sinodale». Le proposte, diffuse in una traduzione italiana «non ufficiale», sono state illustrate in una conferenza stampa da alcuni padri sinodali, tra cui il relatore, card. Marc Ouellet. L'istituzione di un apposito «ministero non consacrato», una sorta di riconoscimento istituzionale, per le donne laiche impegnate nell'opera pastorale è menzionata alla proposizione numero 17: «i Padri sinodali riconoscono e incoraggiano il servizio dei laici nella trasmissione della fede. Le donne, in particolare, hanno su questo punto un ruolo indispensabile soprattutto nella famiglia e nella catechesi. Infatti, esse sanno suscitare l'ascolto della Parola, la relazione personale con Dio e comunicare il senso del perdono e della condivisione evangelica. Si auspica - conclude il documento - che il ministero del lettorato sia aperto anche alle donne, in modo che nella comunità cristiana sia riconosciuto il loro ruolo di annunciatrici della Parola».



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IL RUOLO DELLE DONNE - In realtà la lettura della Bibbia durante la messa da parte di donne è già ampiamente diffusa, ma la proposta, preannunciata nei giorni scorsi dal presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, mons. Gianfranco Ravasi, va oltre, chiedendone il riconoscimento istituzionale, nell'ambito di un maggiore riconoscimento dei laici nella diffusione della Parola. «E, visto che si parla di laici - hanno spiegato i padri sinodali che hanno illustrato le proposizioni - non vi è motivo per escludere le donne» le quali, anzi, possono avere un ruolo chiave, per natura e rappresentanza sociale, nella famiglia e nella catechesi. E una particolare attenzione ai 'diritti delle donnè risuona anche tra i temi suggeriti per un dialogo con l'Islam. Sullo sfondo, il tema centrale del Sinodo, volto a riaffermare la centralità delle Scritture «dono dello Spirito santo alla Chiesa» e che in questa «hanno il loro luogo ermeneutico proprio» (insomma, attenzione alle interpretazioni delle sette in senso fondamentalista e no a quelle individuali).[...]


articolo da "www. corriere .it" 25/10/08


 



...oggi è il 26 ottobre 2008. non credo servano altri commenti


 

sabato 25 ottobre 2008

Un racconto di paura: Presenze

<[...] barcollando raggiunsi il cancello, il tumulto di emozioni che ribolliva nel mio spirito tramutava il mio sangue in acqua. cosa ami stava succedendo? possibile che stessi perdendo la ragione? mi aggarappai alle sbarre di quel ferro antico e insperatamente la vista mi si fece più chiara e riaquistai un pò di forze. passeggiai cauto per il giardino, senza osare avventurarmi in casa. pensai che l'aria primaverile di quel mattino avrebbe potuto schiarire la mia mente. ma in realtà, per strane ragioni temevo quell'edificio. mentre aspettavo il ritorno degli altri, nel mio animo si accese un'emozione di urgenza che in qualche modo mi spingeva a combattere la repulsione che provavo per il vuoto arco d'ingresso, a combattere l'idea che quei battenti spalancati conducessero ad innominabili orrori. dovevo dimostrarmi più forte di quell'irrazionale fantasia, così entrai. e come di incanto qella sensazione di orrore svanì. mi ritrovai a girovagare per la casa rimirando quei cimeli che mi emozionarono già una volta. nel mio inseguire i ricordi giunsi così nella biblioteca, il luogo preferito di Roland. la sala era come la ricordavo o almeo non notai sul momento sostanziali cambiamenti. il camino in pietra, la vecchia armatura, il lungo tavolo in noce. mi addentrai sicuro dell'ambiente familiare che mi circondava e mi ritovai così nuovamente perso nel passato. ma l'illusione questa volta svanì presto . difatti appena volsi lo sguardo verso le poltrone che avevano ospitato le nostre dissertazioni, mi avvidi che una era coperta da un bianco drappo. la sua, quella in cui lui era morto. non ressi la vista e volsi lo sguardo alle vetrate che davano sul parco alberato. fu allora che notai un movimento all'esterno.


fluide vesti bianche che sfilarono, davanti ai mie occhi. le avevo vedute, ma seppure non ero riuscito a catturare nessun altro particolare che il colore, fui certo, e non saprei dire da dove mi venisse questa certezza, che fosse la donna bianco vestita del cimitero. ebbi l'assurdo pensiero che non essendomi recato io sulla collina fosse dunque venuta lei a cercare me. d'istinto decisi di incontrarla, parlarle, e dissipare così le sciocche fantasie che avevo avuto su di lei. uscii velocemente, ma con mio grande disappunto mi resi immediatamente conto che le bianche vesti che avevo inseguito non avevano lasciato traccia di se. esplorai con lo sguardo tutto l'intorno ma tutto fu inutile. rientrai nuovamente preda dei mie turbamenti. sentii così che anche Kolp con gli ospiti stava rientrando in casa.


mi mossi loro incontro,e trovandoli nell'ingresso a parlare vidi subito che erano rimasti solo la sorella di Roland, Sabine, ed il marito, famoso banchiere, Rehinard. degli altri non v'era tracci ed io non mi interessai della loro sorte, se non il tempo che mi occorse ad accorgermi della loro assenza. in quel momento la mia attenzione era minima, il mio pensiero ancora avvinghiato elle sensazioni ed agli strani eventi che sembravano perseguitarmi. Kolp notando la mia presenza fece le presentazioni riportandomi nel momento presente. i due mi accolsero con sorrisi aperti e convenevoli di circostanza, però notai i loro occhi rimanere freddi, affatto toccati dal sorriso, che come maschera gli era calato sul volto. si rafforzò così in me la cattivaimpressione che avevo avuto vedendoli sfilare davanti la cappella, prima del funerale. Persone materiali, venuti solo per il testamento, senza nessuna traccia di cordoglio ma anzi, con già l'aria del padrone. e li ebbi in odio.


passammo insieme le ore che ci separavano dalla cena cosa che riuscì a distrarre la mia mente dagli angoscianti oggetti che la popolavano, ma io, spinto dai sentimenti che Sabine ed il marito mi avevano suscitato non riuscivo a fare a meno di criticarli dentro di me, non sopportando quegli sguardi compiaciuti che lanciavano ad ogni pezzo di arredamento. sguardi che valutavano, soppesavano e davano un prezzo. sguardi ai quali anche io non sfuggii. venni soppesato catalogato e valutato come con un pezzo di mobilio. meno di tutto, non sopportavo la domanda nei loro sguardi ogni volta che mi osservavano convinti di non essere notati. ero certo che si stessero chiedendo quanto, la mia presenza, sarebbe costata loro in termini di patrimonio, quanto e soprattutto cosa, Roland aveva destinato all'ospite straniero sottraendolo alla loro legittima successione. la cena non mi riuscì piacevole e quando infine parlando in tedesco, convinti che io non li capissi --e poiché avevo sempre parlato in inglese come avrebbero potuto intuire il contrario?-- rivolsero a Kolp quelle domande che io avevo attribuito ai loro sguardi, non ressi oltre la loro presenza e senza dare spiegazioni augurai la buona notte e mi ritirai in camera. nei due giorni successivi, al termine dei quali fu data lettura del testamento del mio amico, mi tenni lontano da Sabine e suo marito, e questo tenne lontano da me anche Kolp, al quale avrei avuto in realtà ancora molto da chiedere, sui tragigi eventi che avevano preceduto la morte di Roland. ciò che avevo vissuto nei giorni precedenti però, mi assillava, e la mia mente oziando su ogni genere di complotto arrivò a credere che Roland non poteva essere morto per over-dose, per un banale errore, un eccesso, uno scherzo del destino. no. altro si nascondeva dietro quella fine così assurda. queste ed altre, i pensieri e le strampalate congetture sulle quali mi consumavo passeggiando sotto gli antichi alberi del parco. tutto sommato furono due giorni tranquilli, privi almeno degli strani sogni o allucinazioni, che mi avevano accompagnato da quella prima telefonata.


arrivò così, l'evento tanto atteso, la lettura delle ultime volontà di Roland. e quel giorno anche il tempo cambiò, ed il cielo pianse fulmini...>


 


Continua


 

<...trovo assurdo che una società moderna abbia ancora così tanti problemi nell'integrazione femminile. invece manchiamo completamente di rispetto verso le Donne, e molto spesso le prime a non rispettarsi sono proprio loro. le famigerate "Quote Rosa" sono un esempio. l'ennesimo impiastro del governo tanto apprezzato. io mi domando perché le abbiano create.


è evidente, a mio modo di vedere, che se sono necessarie è solo perché la Donna è ancora vista come incapace di autoaffermarsi. cosa assolutamente ingiusta e falsa. è forse segno di rispetto assumere qualcuno solo perché una legge obbliga ad assumerlo per un motivo o per un altro? non è, invece, una forma di discriminazione al rovescio? come dire, "poiché siete donne e si sà, non vi assume nessuno, facciamo una legge, così anche se non vi considerano alla pari, tanto sono obbligati..."


Io, fossi una donna mi sentirei umiliata e incazzata, ma visto che sono un uomo forse sbaglio a pensare che una legge giusta dovrebbe tutelare il Merito e l'Uguaglianza, fare sì che non ci sia discrimazione nei vari concorsi e selezioni e non, creare canali privilegiati. per nessuno. forse però, è come nel calcio: per dare esempio di rispetto sportivo tra avversari, cosa spontaneamente fatta nel Rugby, ed insegnare così alle varie tifoserie a non trucidarsi ogni domenica, obblighiamo i giocatori a darsi la mano a fine partita, e se non è spontaneo chi se ne frega tanto conta solo l'apparenza.


la sostanza daltronde, mica sempre è visibile...>


 

Il Dio





Lui è il Dio Oscuro


poiché oscuro è il Suo cuore


le Sue dita artigli


e nella bocca Zanne di Ferina Crudeltà



Lui è il Dio Orrendo


poiché Orrenda è la Sua sete di Sangue


che lo spinge nei Secoli


Cacciatore di Anime



Lui è il Dio Eterno


poiché Eterni sono i Suoi Nutrimenti


la Paura e la Morte degli Uomini



Lui è il Dio





 

venerdì 24 ottobre 2008

Ode to Dire Straits

 


Sultans Of Swing





You get a shiver in the dark


it's raining in the park but meantime


south of the river You stop and You hold everything


a Band is blowing Dixie double four time


You feel alright when You hear that music ring



You step inside but You don't see too many faces


coming in out of the rain to hear the Jazz go down


too much competition too many other places


but not too many horns can make that sound


way on downsouth way on downsouth London Town



You check out Guitar George He knows all the chords


mind He's strictly rhythm he doesn't want to make it cry or sing


and an old guitar is all He can afford


when He gets up under the lights to play his thing



and Harry doesn't mind if He doesn't make the scene


He's got a daytime job He's doing alright


He can play Honky Tonk just like anything


saving it up for friday night


with the Sultans with the Sultans Of Swing



and a crowd of young boys they're fooling around the corner


drunk and dressed in their best brown baggies and their platform soles


they don't give a damn about any Trumpet Palyng Band


it ain't what they call Rock'n'Roll


and the Sultans and the Sultans played Creole



and the Man He steps right up to the microphone


and says at last just as the time bell rings


'thank you goodnight now it's time to go home'


and He make it fast with one more thing


'We are the Sultans We are the Sultans Of Swing'


 


Dire Straits & Mark Knopfler (Sultans Of Swing)





 


Citazione

giovedì 23 ottobre 2008

Frammento de "Il Signore Degli Anelli"


queste parole, immagine semplice del viaggio che tutti compiamo, anche coloro che non partiranno mai, il viaggio più avvincente di tutti


La Vita


 


 


Canzone della Via



<La Via prosegue senza fine


lungi dall'uscio dal quale parte.


ora La Via è fuggita avanti


devo inseguirla ad ogni costo


rincorrendola con piedi alati


sin all'incrocio con una più larga


dove si uniscono piste e sentieri.


e poi dove andro? nessuno lo sa>






J.R.R.Tolkien (La Compagnia dell'Anello)




 



Citazione

mercoledì 22 ottobre 2008

Simpatiche conversazioni metropolitane...

Oggi stavo percorrendo tranquillo un lungo viale a due corsie, uno dei pochi rimasti ancora dotati di semafori, in questi tempi di febbre da rotonda, nota anche come rotatoria.


Ore 14 circa, strada deserta. Tenevo una tranquilla velocità di crociera (55/60 km/h) e, miracolo della famigerata ondaverde, il semaforo che mi occhieggiava a un 500 mt di distanza, mi fà la cortesia di diventare verde.


io sorrido beato e proseguo inalterata la mia rotta. Ma ecco che improvviso, dall'incrocio alla mia destra spunta uno spericolato ciclomotorinista, che incurante del rosso, chiaro segnale di pericolo, si getta sprezzante nel mezzo delle corsie.


Inchiodo, scarto, impreco e clacsoneggio, non necessariamente in quest'ordine. Il folle scarta, inchioda e sicuramente impreca (per il clacson, causa strizza gli è mancato il riflesso)


Mentre pacato abbasso il vetro il tipo mi dice


"ma che cazzo! quasi mi ammazzi"


ed io


"guarda che vivresti di più senza bruciare i rossi"


il tipo guarda passare una macchina che, semaforo ancora verde, allegra ci supera. e poi


"sì, ma quasi mi ammazzi"


ed io


"Dai che non l'ho fatto :-)"


e lui


"eh! ma macava poco così /_/"*             


 [*gesto delle dita avente funzione di indicare l'ipotetico spazio fra il mio paraurti ed il suo culo, n.d.a.]


ed io


"La vita è sempre questione di centimetri e secondi..."


lui mi guarda perplesso (espressione bovina della serie "ch'ha detto?") poi sembra realizzare, l'occhio gli si schiarisce e mi dice


"aaah, Grazie..."


detto questo riparte, cavalcando verso il sole al tramonto (modo romantico per dire che se ne và a fanculo, anche perché erano sole le due, n.d.a.)


Mah! Che dire? E poi le definiscono vittime della strada....


L'ultimo Cancello


Chiare stelle illuminano la via
fredde luci senza anima
che osservano le nostre vite
e beffarde, scherniscono i nostri sforzi
di svelare i segreti di un universo più grande di noi.
Di noi miseri mortali, noi
piccole gocce di un eterno fiume,
che scorre come lacrime negli occhi di chi resta
mentre altri affrontano partenze inevitabili
verso destinazioni sconosciute,
compagni amati e persi
che i loro passi intrecciarono ai nostri.
Altro non possiamo
se non percorrere la strada
che troviamo innanzi ai nostri piedi
altro non possiamo
se non giungere alla fine del viaggio
e credere
che ovunque conduca l'Ultimo Cancello
ritroveremo i compagni perduti e,
intrecciando nuovamente Vita e Destino,
saremo ancora.

Per i buoni amici che perdiamo e per quelli che incontriamo lungo le strade della nostra vita.
Perche due anime non possono perdersi,
mai




devoted to FigliadiLuna a wise lovely faerie


 

martedì 21 ottobre 2008

                   


Ringrazio per questo premio una cara Amica


Vedrai prima o poi riusciro a metterlo nel template. nel frattempo gli dedico un post tutto suo.


Grazie per questo bel premio Fatina, gazie di pensare che io lo meriti.


 


 


 

lunedì 20 ottobre 2008

 


Non esiste Ombra che non nasca dalla Luce, nessuna Luce che non produca Ombra


Così nell'animo dell'uomo, l'inferno ed il paradiso coesistono ad un tempo, perenne ecquilibrio fra ragione e istinto. Noi non possiamo alterare questa legge e cauti nel nostro Libero Arbitrio, esplorare entrambi gli abissi. Quale arbitro, quale giudice, se non noi stessi e forse, per chi ce l'ha, la coscienza ed il cuore. Peché il bene fatto a qualcuno non sempre è fatto a tutti ma, come sempre, si tratta solo di scegliere. In fondo, bene, male, giusto, sbagliato, non sono che etichette che molte volte nei secoli hanno cambiato barattolo. Compagni immaginari di anime bambine. La Natura ignora i nomi che abbiamo forgiato per lei. Ma non ignora noi. Noi, che dovremmo renderci conto, noi che dovremmo capire. L'unica certezza dell'uomo saggio, la morte. L'unico sollievo, vivere...


 


...delle Ombre e della Luce...

Sad Sick World: Due parole su...

Finirà mai di stupire, questo nostro Triste Mondo Malato? Quando si dice il mondo è bello perché vario, ma anche un pò meno vario andava bene lo stesso, ecco un'altra storiella divertente per il ciclo "macomecisiamoridotti"


oggi al TG2 riportavano, in una ribrica, una notizia sul caffé più caro del mondo, venduto in america a 50 dollari la tazza e 1500 dollari al kilo. Vi chiederete cosa avrà di divertente questa storia, più che divertente visti i prezzi , fa incazzare. Tranquilli questa cosa riguarda per ora solo gli U.S.A. Roba da americani insomma, che tanto di caffé non è che ne capiscano granché! Ma ecco la parte interessante: ebbene, il caffé in questione viene coltivato in uno stato dell'asia e raccolto con un metodo che definirei particolare. infatti non viene raccolto dall'uomo ma da un piccolo animale simile alla lontra. questa gentile bestiola pare vada ghiotta per le bacche del caffé e ne fà vere scorpacciate, ingollandole praticamente intere. La bestiola, però non ha succhi gastrici abbastanza potenti da digerire tutto il bocconcino, e il seme duro (il chicco del caffé, appunto, n.d.a.) risparmiato dal processo digestivo, viene poi defecato dall'animale praticamente intero. solo a questo punto interviene la mano d'opera umana che raccoglie diligentemente i resti della "festa" e dopo averli macinati li spedisce ai loro aficionados e ai punti vendita specializzati in leccornie ai prezzi sopracitati. Roba da matti, e pensare che mi sembrava caro il caffé normale, pagato 80cent. ora io mi chiedo, ma almeno li lavano? oppure il processo di lavaggio ne altererebbe il sapore così particolare e unico? certo, ogniuno ha i suoi gusti, e come ben sappiamo i gusti non si discutono, però si può davvero gustare un caffé sapendo da dove viene il chicco? e se sbagliano residui? e pensare che a noi la comunità europea ha fatto storie per il pecorino di fossa ed il lardo di colonnata...


Vabbene, ok, non c'è motivo di agitarsi, tanto da noi questa cosa non dovrebbe arrivare, visto che sì, di m.r.d.a ne mangiamo a palate tutti i giorni,  però pagarla pure cara no!


 

sabato 18 ottobre 2008

Munch


 



Pensieri Infranti.


Immagini, che cadono


dalle finestre della follia.


Sogni, passioni,


lampi che restarono senza luce.


foglie spazzate


da un vento di dinieghi.


Urlo muto imprigionato in una tela.


E brucia


l'Intelletto




 


 


Dedicated to MyDarkRose7

domenica 12 ottobre 2008

Un racconto di paura: Segni

< [...] al risveglio mi accolse un cielo terso con solo pochi lembi di nubi che, come grigi levrieri correvano veloci sospinti da un vento di sudovest. uno di quei rari giorni di ottobre che trsformano il pieno autunno in primavera e che ispirano a lunghe passggiate, uno di quei giorni più adatti ad un matrimonio pittosto che ad un funerale. la sera precedente ero andato a letto subito dopo la cena, passata in compagnia del solo Kolp, unico ospite oltre a me e al personale di servizio. la sorella di Roland ed alcune autorità di Wolfratshausen sarebbero arrivate solo l'indomani. ero ancora molto scosso per le cose apprese in quel breve tratto dalla stazione alla casa di Roland e la camera a me assegnata, la stessa che avevo occupato in quei giorni lontani, aveva contribuito a produrre un effetto onirico, quasi mi trovassi sospeso fra il ricordo e la realtà. mentre attendevo davanti la piccola cappella di famiglia l'arrivo dei pochi ospiti che avrebbero presenziato alla cerimonia funebre mi colpì il pensiero che per quanto mi possa definire agnostico e assolutamente non religioso, immaginassi la chiesa come unico luogo per dare l'ultimo addio ai defunti. anche Roland non era un fedele, anzi molti dei suoi pensieri sarebbero stati definiti in epoche meno tolleranti come eretici. non avendo però dato disposizioni di alcun genere in merito, Kolp aveva organizzato un funerale cattolico come lo fù per la moglie. il sacerdote e gli ospiti arrivarono contemporaneamente trovandomi ancora all'esterno della cappella immerso nei miei pensieri e nella sigaretta che fumavo nervosamente.


arrivarono, e diligentemente accompagnati da un pacato mormorio mi sfilarono davanti e, non degnandomi più di qualche occhiata, si accomodarono nella piccola cappella. tre giovani ragazze sui dodici anni, di bianco vestite, e non più di cinque adulti, l'unica donna dei quali era, come avrei appreso successivamente, la sorella di Roland. non mi colpì minimamente, anzi l'abbigliamento e l'ostentazione di diversi monili d'oro la fecero apparire ai miei occhi una donna dall'animo materialista e volgare, molto lontana dal carattere del fratello. fui forse ingiusto poiché mi basavo solo sulla mia prima impressione, ma tendo sempre a fidarmi dell'istinto. rimasi nuovamente solo non riuscendo a decedermi ad entrare. mi angosciava l'idea di trovarmi con il corpo di Roland senza vita davanti a gli occhi, quasi che, solo se io l'avessi visto la sua morte sarebbe divenuta reale infrangendo l'onirica dimensione in cui avevo relegato il fatto. poi un dolce canto mi attirò come sirena, ed infine, con moto di volontà che mi costò non poco, entrai. gli ospiti si erano già tutti accomodati nelle panche di pietra antistanti l'altare, mentre le tre fanciulle intonavano l'"Ave Maria" senza nessun accompagnamento musicale se non le loro voci, le cui eco facevano vibrare l'aria della piccola cappella. mentre le ragazze cantavano il sacerdote concluse i suoi rituali e si dispose ad inizare la funzione. fu una cerimonia semplice, recitata in latino e tedesco. io rimasi sempre vicino alla porta. mi sentivo molto a disagio, estraneo al luogo ed al momento, in qualche modo colpevole di essere lì. osservavo gli altri ospiti alzarsi e sedersi all'unisono nei momenti prescritti dal cerimoniale, e mentre la messa funebre si srotolava davanti ai miei occhi verso la sua conclusione, le ragazze che avevano continuato ad intonare sommesse preghiere, passarono donando ad ogn'uno dei presenti una rosa. il sacerdote invitò tutti ad offrire quell'ultimo omaggio al defunto, e così facemmo. fui l'ultimo ad avvicinarmi sotto gli occhi curiosi dei presenti, come se realizzassero, all'ora per la prima volta, che vi era un'altro invitato. raggiunsi la bara, con il cuore che martellava nelle mie orecchie, spaventato da quello che vi avrei trovato. ed infine lo vidi.


un volto smagrito, consumato dal dolore e dalle droghe, di quel pallore che solo i morti possono avere. per un attimo mi parve un volto estraneo, di una persona mai conosciuta e che certo non poteva essere Roland. naturalmente mi ingannavo. il tempo trascorso dal nostro ultimo incontro e le tragiedie che aveva affrontato avevano cambiato il volto di ragazzo che mi era rimasto nel cuore. era adagiato su morbido raso bianco, i suoi capelli, lunghi e radi, gli circondavano la testa, adagiati in onde sul cuscino. era vestito con un completo nero e la camicia, in rinascimentale stile francese, senza cravatta, gli si adattava in modo davvero incredibile, un gusto che certamente gli avrei attribuito.  mi stupisco oggi di come a mia mente abbia catturato questi particolari nell'emozione del momento e di come mi siano rimasti dopo ciò che vidi. osservavo la sua espressione che, nonostante i segni di dolore rimasti impressi sulla sua visionomia, era lo specchio della serenità, la fine delle sofferenze, e gli restituiva un poco il volto del giovane vivace che avevo conosciuto. mi sporsi ed adagiai la mia rosa sul suo petto. fu allora che vidi, o credetti di vedere un movimento sul suo volto. un'ombra o il riflesso di un'ombra, come il movimento di un muscolo del viso che crea un'alterazione dei lineamenti. rimasi immobile, bloccato a metà di un respiro. senza sapere cosa stavo facendo, mi sporsi ancora di più, avvicinando il mio volto al suo, e come in sogno parlai "Roland mi senti?" e sempre come in sogno mi parve di udire la risposta "Si".


come ho già scritto sono un agnostico, e per quanto subisca il fascino dell'occulto, ne affronto comunque i temi con logica e pragmaticismo. ma quella conversazione, che pure doveva essere frutto della mia fantasia estremamente sollecitata da fattori ambientali e dai miei stati d'animo affatto sereni, mi terrorizò gelandomi il sangue nelle vene. barcollai indietro inorridito, e quasi caddi. solo un tempestivo aiuto di uno dei pre3senti, non ho ricordo di chi fù, mi impedì di rovinare a terra. non persi i sensi e per mia fortuna il poco controllo rimastomi mi consenti di non rivelare ciò che avevo visto, evitandomi di essere preso per un povero pazzo. il mio cedimento venne attribuito all'emozione e Kolp mi accompagnò all'esterno. io non rientrai più. nel frattempo fuori era già arrivato il carro funebre per il trasporto al cimitero e quando portarono fuori la bara mi tenni lontano ancora preda di emozioni cui non posso dare nome. seguii il trasporto a distanza, ma quando capii che il cimitero verso il quale si dirigevano era lo stesso che avevo visto dal treno il giorno prima, mi tornò alla mente quella figura di donna che mi era parso salutarmi ed un presentimento, freddo brivido lungo la schiena, mi fece rizzare i capelli sulla nuca. fù troppo, nuovamente la paura mi afferrò le viscere, e adducendo nuovamente la colpa all'emozione tornai indietro...>



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Un racconto di paura: Rivelazioni

<[...] dopo la laurea ed il suo incontro con Kate, a neanche un mese di distanza dalla nostra ultima telefonata, i genitori di Roland scomparvero in un incidente aereo che lasciò il mio amico unico erede di quella nobile famiglia, esclusa una sorella da anni sposata con un ricco banchiere di Dusseldorf. Kolp mi rivelò che il dolore per la scomparsa dei genitori lo aveva sconvolto, sprofondando Roland in un vortice di eccessi, tutti volti io credo, a riaffermare il suo essere vivo. naturalmente non potevo che immaginarlo, e desideravo crederlo, apprendendo questa storia dalla bocca di una terza persona affatto testimone degli eventi ma che li aveva appresi, mi disse, dallo stesso Roland, il quale aveva trovato in Kate la sua ancora di salvezza. lei gli fu sempre vicina in quei mesi di dolore restituendogli voglia di vivere e speranza per il futuro. ad appena un anno dalla morte dei suoi, Roland e Kate convolarono a nozze per quello che fu l'ultimo periodo di gioia che il mio amico avrebbe vissuto.


lui e Kate viaggiarono molto nei primi due anni del loro matrimonio, visitando i luoghi che, come avevo appreso nelle due settimane trascorse con Roland, animavano maggiormente il suo interesse ed il suo immaginario. l'Egitto, l'Australia, Praga, New York. e questi non sono che alcuni dei posti che videro. pareva, mi disse Kolp, che non avrebbero mai trovato requie in un unico luogo, tanto era l'entusiasmo e l'energia spesi per organizzare ogni loro partenza. Kolp incoraggiava ed aiutava l'organizzazione di quei viaggi, ben sapendo, nelle vesti di curatore del patrimonio di famiglia, che a Roland non mancavano le finanze per trascorrere la vita, senza pensieri se non la destinazione successiva e che certamente dopo le tragiche morti che lo avevano colpito, il non avere preoccupazioni non poteva che giovargli. il Destino però aveva altri piani e allo scadere di quei due anni di spensierata gioia Kate si ammalò, di una malattia così misteriosa, che nessun medico seppe determinarne le origini, o individuarne una cura. unica certezza, la malattia, che stava divorando la ragazza inesorabilmente, senza lasciare speranza alcuna di una sua possibile guarigione. Roland, che non riusciva a rassegnarsi, si rivolse ai migliori medici disponibili, invitando persino un famoso Virologo statunitense, ma purtroppo senza alcun beneficio. l'unica cosa che lui avrebbe potuto fare per la malata, dissero con parere unanime tutti i dottori che consultò era renderle meno dolorosi i giorni che sarebbero seguiti.


difronte l'impotenza della medicina, Roland venne sopraffatto dalla disperazione. si dedicò allora ad un altro genere di scienza, ed i medici furono sostituiti da maghi ed occultisti di ogni genere. studiò personalmente incantesimi e filri che avessero la forza di rinvigorire il fuoco vitale della sua amata spendendo una fortuna in libri e testi da aggiungere alla già abbondante biblioteca di famiglia, già ricca peraltro di rari testi che mi aveva mostrato in quei lontani giorni chiamandoli con malcelato amore, compagni d'infanzia. nonostante Kolp tentasse di dissuaderlo, con la ragione e con la preghiera, egli non rinunciò mai, portando avanti i suoi studi con una determinazone rabbiosa, quasi folle. di tutto questo, Kate sopportò ogni aspetto, il dolore, le visite, il disfacimento del suo corpo, le preghiere e le lacrime di lui, senza mai lamentarsi, sempre con il sorriso, cosciente dell'inevitabilità del suo fato, ma anche di quanto il suo amato avesse bisogno di speranze a cui aggrapparsi. e mentre il suo corpo smagriva divorato dalla malattia, solo i suoi occhi e la sua voce mantenevano la forza che l'aveva sempre distinta. infine, un anno fà, dopo quasi cinque anni di malattia e di dolore, Kate si arrese, e la sua morte spezzò definitivamente l'anima già tormentata del mio amico sprofondandolo nuovamente nei circoli di alcool e droga dai quali Kate l'aveva risollevato dopo la morte dei suoi genitori. ormai solo e privo di affetti, Roland rinunciò alla vita, rimanendo chiuso in casa in completa indolenza, quasi sempre allucinato dalle droghe o dall'alcool che, pur stordendogli la mente con ogni probabilità non cancellavano il dolore della sua perdita.


l'avevano trovato i domestici, una mattina, due giorni prima che ricevessi il suo ultimo invito. era seduto al suo posto di lettura in biblioteca, morto. l'autopsia aveva rilevato un arresto cardiaco dovuto a massiccia assunzione di eroina. morto per overdose come capita, mi disse freddamente Kolp, a molti eroinomani che, nella ricerca di uno sballo sempre più forte, superano il limite rimettendoci la vita. confesso che immaginare Roland morto per overdose scatenò in me una infinita incredulità. nonostante avessi trascorso con lui solo due settimane, l'immagine che ne avevo avuto era quella di uno spirito forte ed indomito, incapace di cedere alla dipendenza, e pure, animato da una curiosità insaziabile per tutto ciò che portasse ad una distorsione, ad una alterazione o ad un ampliamento dei sensi e del loro stato comune. però, nonostante quanto appena descritto del suo carattrere ed il dolore che doveva averlo travolto, e benche io sia, per mia stessa esperienza, conscio di come ed in quali misure, il dolore possa trasformare gli uomini, piegarli, e privarli di ogni ritegno, semplicemente l'idea della sua morte da eroinomane, era in completa dissonanza con il Roland che io avevo incontrato e con il quale, in quei giorni lontani, allacciai un così profondo seppur breve legame. e fu ancora con la sensazione di incredulità sulle modalità della sua morte, che il giorno seguente mi disposi a prendere parte alla cerimonia funebre che avrebbe consegnato i resti mortali del mio amico alla loro ultima dimora...>



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venerdì 10 ottobre 2008

Un racconto di paura: Reminescenze

< [...] L'aveva incontrata, ironia del destino, in un Pub Irlandese, nella zona un tempo territorio di caccia del grande Freddie. e da quel momento, come mi scrisse una volta citando una vecchia canzone, gli era entrata sotto la pelle. Kate divenne l'argomento di ogni nostra conversazione, di ogni nostra mail. a pensarci ora, credo che ne fossi un po geloso. e forse divenni ostile, o piuttosto, freddo. certamente un comportamento infantile da parte mia. ma non riuscivo a trattenermi. vedevo la nostra amicizia passare in secondo piano, e lui non aveva altri argomenti che Kate. non gli chiesi mai di descriverla, e lui, solo una volta lo fece. parlò dei suoi occhi, occhi verdi come foglia, cangianti al mutare del tempo, fino al grigio piu intenso, quasi plumbeo. occhi magnetici che ti entravano dentro. Occhi, capaci di Guardare. forse Roland percepi il cambiamento che era avvenuto nel mio umore, o forse furono altri giri del destino dei quali nulla posso sapere. posso solo dire che dopo il suo incontro con Kate, i nostri contatti si fecero sempre più rari, ed infine si spensero del tutto.


fino a quella telefonata. l'uomo all'altro capo del filo continuava a chiamare il mio nome e a chiedermi se avessi capito tutte le istruzioni che mi aveva fornito, io risposi meccanicamente e riagganciai l'apparecchio. ero difatti ancora scosso. la mia mente tornava a quei giorni di Monaco, che mi apparivano vivi come non li ricordavo da anni, nei colori, nei profumi e nel suono delle nostre voci. reminescenza e non mero ricordo. mi travolgeva, mi soggiogava ed io non riuscivo a liberarmi. come in trance preparai il bagaglio. della notte che trascorsi insonne e del viaggio non ho che un vago ricordo, e la mia allucinazione non terminò che all'aereoporto di Monaco. presi un treno per la stazione centrale da dove poi, una linea minore mi avrebbe portato a Wolfratshausen. provai strane sensazioni, a metà frà il disagio e l'aspettativa mentre ripetevo lo stesso viaggio fatto tanti anni prima e che avevo rivissuto cosi intensamente nelle ore precedenti e che solo da poco mi aveva lasciato. il treno percorreva ormai gli ultimi chilometri di ferrovia circondati dai secolari abitanti della foresta bavarese, quando ebbi come un sussulto, notando su una collina una vecchia cappella con annesso un cimitero in stile monumentale. mi parve di distinguere una figura di donna in chiare e lunghe vesti che salutava, da davanti l'ingresso della cappella, in direzione del treno.credetti che salutasse me e quasi ne percepii lo sguardo incrociare il mio. fu una visione di pochi secondi e gli alberi coprirono nuovamente la vista dal mio finestrino, e quella parte di paesaggio non fu più visibile. infine arrivammo in stazione e relegai lo strano evento in un angolo della mia mente. molte cose mi parvero diverse dalla mia ultima visita, e mi colpirono in particolar modo quali segno maggiore di cambiamento, i cartelli in doppia lingua, tedesco e inglese, e la piccola bandiera azzurra con le stelle dorate issata appena sotto la bandiera nazzionale su di un pennone a fianco dell'edificio della biglietteria. l'unico binario era alquanto deserto. non mi sfuggì quindi, appena sceso dalla carrozza, l'uomo che sospettai mi stesse attendendo. non che mi sarebbe potuto sfuggire altrimenti. era infatti un uomo imponente, quasi due metri di altezza e con un ventre prominente da bevitore di birra. era vestito in maniera alquanto informale, maglione grigio con un motivo a rombi di un bel tono viola, comodi jeans e scarpe da tennis di un sorprendente verde pistacchio. teneva in mano un cartello con su scritto "Her Kolp". pensando fosse l'assistente dell'uomo con cui avevo parlato al telefono mi avvicinai, divertito dal fatto che sul cartello non ci fosse il mio nome ma quello del mio ospite. scoprii invece che era proprio lui l'Her Kolp con cui avevo parlato. rimasi così attonito dalla rivelazione e la mia faccia dovette assumere un'espressione cosi sbalordita che lui scoppiò in una risata divertita. in quell'istante come per incanto il senso di inquietudine che mi accompagnava dal mio arrivo in germania scomparve. il viso pacato e onesto dell'uomo e la sua franca risata avevano steso i miei nervi riportandomi alla realtà. aveva una macchina con la quale mi avrebbe accompagnato alla casa avita di Roland. fu con grande imbarazzo che durante i pochi kilometri del viaggio in macchina chiesi notizie degli eventi che avevano portato il mio amico alla morte. mi tormentava il pensiero che non sapessi praticamente nulla degli ultimi anni che Roland aveva trascorso in vita e che lui comunque mi avesse nominato nel suo testamento. in qualche modo non mi sentivo degno di un tale pensiero da parte sua e credo di essermi disprezzato per il mio atteggiamento stupido e puerile che mi aveva portato ad allontanarlo nel momento in cui , me ne rendo conto solo ora, lui tentava di farmi partecipe della gioia che il suo amore per quella ragazza gli dava. fù in quei pochi kilometri, che appresi quanto fossero stati dolorosi quegli anni, e di quali sventure fosse stata funestata la sua famiglia...>



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mercoledì 8 ottobre 2008

Un racconto di paura: Prologo

<Scrivo questo testo per riportare gli eventi di cui sono stato testimone, o almeno gli eventi a cui la mia mente ha creduto di assistere. tutto è iniziato con un funerale. ed una lettera. ma è meglio cominciare dall'inizio. 


alcuni giorni prima degli eventi di cui parlo, avevo ricevuto una telefonata. un uomo presentatosi, in un inglese un pò incerto, come Her Kolb, mi disse che mi stava cercando ormai da diversi giorni per comunicarmi un invito. quando mi spiegò chi mi aveva invitato ed il motivo, mi occorsero alcuni secondi per riprendermi dalla sorpresa. un amico di cui non ricevevo notizie da anni, era morto e mi invitava al suo funerale. l'uomo mi spiegò che, in quanto curatore testamentario del defunto era incarico del suo ufficio cercare le persone nominate nel testamento, tra le quali figuravo anch'io, ed invitarle alla funzione che si sarebbe svolta due giorni dopo.  mi disse che avrei dovuto trascorrere alcuni giorni nella casa di famiglia del mio amico per poi assistere all'apertura del testamento. Io protestai che non potevo partire con così poco preavviso ma le mie argomentazioni non valsero a nulla. le insistenze dell'uomo e un biglietto già pagato che mi attendeva la mattina seguente all'aereoporto, mi convinsero ad accettare. o semplicemente non seppi dire di no, e ancora oggi me ne domando il motivo.


avevo conosciuto Roland, così si chiamava il mio amico di cui però non rivelerò il nome di famiglia, negli anni della mia giovinezza, in maniera del tutto fortuita, durante un viaggio in treno da Berlino a Monaco di Baviera. ci piacemmo subito. lui era universitario, iscritto alla facoltà di Lettere. tornava a Wolfratshausen presso Monaco, dove la sua famiglia, vecchia nobiltà Bavarese, aveva una proprietà; io, ero reduce da fantastici giorni, appena trascorsi a Berlino, e mi recavo a Monaco per passarvi le ultime due settimane di vacanza. non ricordo di cosa parlammo, ma ricordo il modo avvincente con cui confrontavamo le nostre idee e ricordo, che quando mi propose di trascorrere qualche giorno ospite della sua casa, accettai come d'istinto. furono due settimane incredibili. la sua Magione, solo così posso chiamarla, era circondata da un parco di numerosi ettari che, escluso un circoscritto e ben tenuto giardino, era lasciato a bosco. l'architettura era austera con molti elementi gotici, totalmente dissonante dalla tipica architettura della baviera. Roland mi disse che era stata concepita così da un suo antenato, il quale aveva poi commissionato il lavoro a maestri comacini francesi. al suo interno l'archettura delle sale e dei corridoi per non dire lo stile delle finestre, ricordavano quelle di un castello normanno, o una cattedrale. I mobili erano di solido legno scuro con curiosi intagli arabi e le stanze ed i corridoi erano ricchi di oggetti antichi, un insieme di tesori di famiglia che testimoniavano la presenza della sua dinastia attraverso i secoli. persino il suo nome era un cimelio, si poteva risalire nella sua storia familiare e trovarvi un Roland per ogni generazione fino al primo di quel Nome, meritevole di aver fatto parte del Tempio e di aver versato il suo sangue in Terra Santa. ma la cosa che in quei giorni mi colpì maggiormente fu la sua Mente. era dotato di un grande curiosità e di un chiaro e solido intelletto, che lo portava ad indagare i molti sapori della vita, senza tuttavia divenirne schiavo. condividevamo molte passioni, e passavamo ore, in interminabili discussioni e speculazioni su cose moderne e antiche. la teologia, l'occulto, il Whisky Scozzese, la storia, i libri, il cinema, Viaggiare, le caramelle al mentolo, l'Uomo. la nostra amicizia in quelle due settimane, crebbe con una velocità tale che solo un'affinità elettiva la può spiegare. o l'Amore. si, perché sebbene non provassi nessun desiderio di lui, sono certo di averlo amato.


alla fine delle mie vacanze tornai in Italia. nei primi mesi, i contatti tra noi rimasero frequenti. ci sentivamo spesso e scambiavamo numerose mail. seppi così che aveva ottenuto la laurea. e che si era innamorato. una ragazza Irlandese, di nome Kate.....>


 


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<...perche il problema, vedi, sono le sfumature. Troppe sfumature possono confondere. I colori perdono identita, le parole mutano di significato, i confini si dilatano e si compenetrano. Tutti si ammantano di vesti cangianti. Come una maschera senza lineamenti. Preferisco il Bianco e Nero. Semplicemente ci sono troppi toni di grigio per i miei gusti...ci fanno perdere di vista la verità. Che molto spesso è netta, cruda, essenziale. Si, preferisco vedere in Bianco e Nero. I motivi e le ragioni per i quali hai scelto bianco o hai scelto nero, risparmiali per la tua coscienza, saprà farne un uso migliore di me...>


 

martedì 7 ottobre 2008

"Misericordie"





<Lontano da quì è il tuo posto,


  non certo al mio fianco, tu


  che sai dare solo dolore>



Questo Lei disse


ed i Suoi occhi erano di Ghiaccio, come le sue parole


Lui allora fuggì,


ché le Tenebre soggiogarono il suo cuore.


Ed i giorni passarono...


giorni, in attesa di una luce


per essere nuovamente libero.


Infine, le tenebre abbandonarono la sua mente,


e riemergendo dalle nebbie del tempo


tornò da lei



<Ancora ritorni dopo ciò che mi hai fatto...


  non basta il dolore già dato


  ora vieni a portare disperazione...>



E Lui piangendo



<Sbagli,


  non è diperazione che porto,


  ma Pace (Libertà)>



e nelle mani "Misericordie"


per uccidere il Passato.


 


 


 

lunedì 6 ottobre 2008

Sad Sick World: Due parole su...

Vorrei dire due parole su un programma che ci riproporranno tra breve. Non voglio dire il nome del programma, ne quello della rete poiché non mi piace fare pubblòcità, ma sono sicuro che molti capiranno di quale parlo. Ne riporto alcuni pezzetti in ordine sparso, usati come trailer, con presentazione dei personaggi e della conduttrice...


Lei (La Conduttrice): "Numero uno, faccia un passo avanti"


Voce fuori campo: "Tizia, ereditiera dal passato misterioso" (traduzione: emerita sconosciuta che nessuno si filava prima ma che la rete ha deciso di redere FAMOSA")


Lei: "Numero due..."


Voce fuori campo: "Tizia, fidanzata del TRONISTA" (traduzione: altra sconosciuta con un unico merito <??>: essere fidanzata di quello)


Lei: "Numero tre..."


Voce fuori campo: "Tizio (quello, n.d.a.), TRONISTA attualmente fidanzato" (traduzione: Mr. Nobody, che la rete decise di far diventare famoso facendolo stare a sedere su un seggiolone per bimbi grandi, cosa che evidentemente non ha funzionato altrimenti non farebbe un programma per raccattati come questo)


Lei: "Numero quattro..."


Voce fuori campo: "TIzio, l'AMICO DEL TRONISTA" la traduzione la alscio perdere, la presentazione dice già tutto.


Ora io dico, ma si può fare un programma così? Daccordo che la televisione è un mondo che si autocelebra, nel quale viene deciso chi sale e chi scende secondo indici d'ascolto e gradimenti, ma noi...noi abbiamo dei seri problemi! Veramente riusciamo ad ingollare queste c.zz.te? Veramente idolatriamo personaggi vuoti, fatti di soli fotogrammi (guarda in camera...OK!  Mettiti di profilo...Perfetto! Ora passiamo al lato B...) e patinature luccicose? Io mi stupisco persino del neologismo TRONISTA...ma che cosa vuol dire? E da quando viene considerata una professione?


Il buio avvolge le nostre menti non c'è dubbio. Tutti in cerca dei famosi 5 min. di gloria, pronti a dire o fare qualunque cosa pur di finire nella Magic Box! Ma la cosa che più mi sconcerta, non è tanto il fatto che cerchi disperatamente la celebrità e neanche che si parli dei fatti propri difronte a milioni di persone (anzi io credo che non sui debba provare pudore della propria vita o dei prorpi sentimenti); è la commercializzazione di sé e della propria storia che non capisco, ed il come si possa accettarlo; trsformati da persone in prodotti al consumo, da gustare a cena e da dimenticare con lo scarico del WC appena digeriti. E sempre con il sorriso (o se conviene con la lacrimuccia) che se nò cala l'audience!


Tutto molto triste... 

Nessun uomo è un Isola...

L'ho sentito spesso, nessun uomo è un isola. Giusto anche se, probabilmente, il mio pensiero non rflette le interpretazioni classiche. Nessun uomo è un isola, le isole sono sorrette da solidi radici di roccia, ancorate al loro spazio, immobili. Io invece credo che gli uomini siano più simili ad un iceberg. Nati su coste gelate, ci stacchiamo dalla madre terra per prendere il largo. E siamo soli.


Soli, intimamente, anche quando incontriamo dei compagni di viaggio che per ventura seguono la nostra stessa strada nel pericoloso mare dell'esistenza.


Soli, con gran parte di ciò che siamo celata sotto la superfice. Eppure quanto di noi è visibile, è uno scenario splendido e rifulgente di luce, sempre in grado di sorprendere.


Come un iceberg, unici, eppure simili ai molti altri che ci circondano.


Noi, come gli Icerberg.


Vagabondi del mare, in continuo divenire lungo rotte ignote, trasportati dalle correnti delle nostre passioni.


Iceberg in un mare in tempesta.

sabato 4 ottobre 2008

A proposito di Sogni Bizzarri...



A proposito di sogni bizzarri...ne ho fatto uno questa notte che mi ha lasciato una strana emozione addosso. Continua a tornarmi in mente, e quindi ecco che mi trovo a scriverlo


<Sono seduto su un alto sgabello di legno. Intorno a me tutto è scuro, tranne che per alcune luci posizionate malamente, che mi battono negli occhi. Quelle luci mi infastidiscono e, illuminando solo un breve cerchio intorno a me, rendono tutto il resto ancora più oscuro. Avverto delle presenze. Bisbigli, respiri, un indistinto mormorio che si fonde con la musica nelle mie orecchie. Io stò cantando ma non ricordo le parole e arranco lungo il testo, stonando, e stento a tenere il ritmo della musica. Guardo le mie mani -stringono un ipod che credo di riconoscere come il mio- e mentre cerco di leggere il titolo della canzone sento dei fischi piovermi addosso. Mi guardo intorno in cerca di chissa quale aiuto mentre una voce all'orecchio mi dice "Scusami...non posso aiutarti. Adoro questa canzone ma io non sò cantare". Ora tutto è silenzio, e sento solo la mia voce che canta. Ancora seduto sullo sgabello mi guardo uscire dal cerchio di luce e una tremenda sensazione di solitudine mi prende lo stomaco, e mentre la mia voce si spegne, si spengono anche le luci>


Ed è finito così. Non ricordo cosa, o se, ho sognato ancora. Un sogno Bizzarro. Non il più Bizzarro, ma abbastanza Bizzarro. Avrà qualche significato? Mah?!? Ai posteri ecceteraeccetera.........



 


venerdì 3 ottobre 2008

Oooooh!!!! Finalmente sono di nuovo a casa! Nuova settimana di viaggio appena conclusa, e per il momento non devo ripartire, almeno fino al 14, quando partirò per una tre giorni Dublino/Londra. Torno dalla bella Barcellona, citta che amo poiché fu capitale del sogno del più grande generale mai nato il cui nome di famiglia è ancora urlato come un inno da migliaia di gole anche se in ben altri Stadi e per ben altri Soldati, e non più per i vittoriosi Punici.


Il Sole tutto il giorno e la cucina da favola mi accompagnano ancora nei ricordi di questa settimana (specialmente l'hamon iberico de bellota! yum yum!!), anche se purtroppo il lavoro non è stato soddisfacente. In fondo con un sole così e una cucina cosà, chi ha voglia di lavorare a Barça? I catalani meno di tutti mi è parso, e presto il salone del tessile si è trasformato nel salone del Cava. Brindisi a gogò e bocadillos di accompagnamento!! Potessi sempre lavorare cosi!!! Ma devo anche "mangiare", in termini monetari naturalmente, quindi dovrebbe essere più serio il lavoro, in vece così, settimana negativa per il portafoglio.


Va bé, che vuoi farci? Paese che vai...ma sarà appropriato? Bho!!!??? Non importa, la mia Lucidità tornerà solo domani quindi per adesso,


Buenas!


 


 

Spirito Celtico


 







Io sono il Vento che soffia sul Mare,


Io sono Onda nell'Oceano,


Io sono la Lancia nel cuore della Battaglia,


Io sono il Sangue dei Nemici che Ho ucciso,


Io sono le Ombre e sono la Luce



 




adattamento delle parole delFile Amergin

Parole Irlandesi


Frammento de


<"Il libro delle Conquiste di Irlanda"







Io sono il Vento che soffia sul Mare,


Io sono Onda dell'oceano,


Io sono il Rumore del Mare,


Io sono il Toro di Sette Battaglie,


Io sono l'Avvoltoio sulla Roccia,


Io sono la Goccia di Rugiada.


Io sono il più Bello dei Fiori,


Io sono il Cinghiale Valoroso,


Io sono il Salmone nell'Acqua,


Io sono il Lago nella Pianura,


Io sono la Collina in un Uomo,


Io sono una Parola di Conoscienza


Io sono il Dio che genera il Fuoco nella Mente.


Chi attenua le Asperità della Montagna?


Chi prevede le Fasi della Luna?


Chi parla del Luogo dove il Sole Riposa?


Chi chiama la Mandria della Casa di Thera


e a Chi, sorride la Mandria di Thera?


Qual'è il branco, Qual'è il Dio che Creò


Destini in una Fortezza di Ferite?


Incantesimi attorno a una Spada, Incantesimo di Vento>


 





File Amergin



 





Citazione