domenica 30 novembre 2008

Un racconto di paura: Epilogo

<[...] con non poco stupore mi accinsi a violare il sigillo di quella misteriosa lettera, che sembrava avermi atteso a lungo tra le pagine di quel prezioso libro. ciò che vi lessi, travolse completamente tutto ciò che avevo sempre pensato del mio amico gettando su lui e la sua mente le tinte della più tragica follia. pur non possedendo più quelle pagine, che non temo di definire maledette, ricordo le parole su di esse vergate comne fossero state vergate direttamente nei miei occhi e credo che mai potrò scordarle. come mai scorderò gli altri eventi cui assistetti quella notte.


lentamente ruppi il sigillo di cera e mi sedetti allo scrittoio della camera ancora incosciente di ciò che avrei letto e perciò ancora pieno di meraviglia e di un sentimento di predestinazione. pensai che Roland avesse voluto lasciare a me solo i suoi ultimi pensieri in virtù del legame che ci aveva unito. ero certo che la sua, non fosse la morte accidentale di un drogato ma il gesto di disperazione di un'anima nobile ma troppo sensibile per resistere ai dolorosi eventi che la vita gli aveva serbato. mi rammaricai persino del mio allontanamento, arrivando a pensare che se fossi rimasto in contatto, respingendo la gelosia che mi aveva colto per il suo innamoramento, se insomma, gli fossi rimasto vicino, forse Roland sarebbe stato ancora vivo. e mentre scioccamente immaginavo il mio amico solo, a logorarsi nel dolore, senza persone amate con cui confidarsi, la mia lettura iniziò e così che questa progrediva la verità si faceva strada nella mia mente. mi stavo sbagliando, mi ero sempre sbagliato. Roland, se anche aveva posseduto un'anima nobile e sensibile, l'aveva certamente venduta a demoni senza nome, macchiandosi di un crimine la cui efferatezza non aveva niente di umano. preferisco però che siano le parole, che lui stesso mi lasciò in una sorta di confessione testamentaria, a rendere palese quale abbisso la sua mente avesse raggiunto. parole che come ho detto, non posso dimenticare.


 


"Lettera di un Fantasma 


Mai titolo fù più appropriato per le cose che ho scritto, in fondo quella che sto scrivendo per chi è? Per me? Forse per Lei? o per il suo ricordo. giusto per un fantasma nella mia testa. è duro essere soli, essere sempre forti, essere quello che gli altri si aspettano. vedere che sei osservato ma non compreso. non appieno. ed essere tu il solo a sapere. Solo. e Lei. Lei che mi aveva ingannato. lasciandomi credere di essere un angelo, invece della fogna di malvagità e nequizia che la sua fragile cristallina immagine nascondeva. Lei rubava la mia luce ed io non ero che un'ombra ai suoi piedi. un ruolo schifoso. perche un'ombra non ha volto. non ha nome. e mentre Lei professava il suo falso amore, io lottavo per non credere chi Lei era veramente. Lei mi distruggeva, giorno dopo giorno. io ingollavo rabbia e friustazione per regalarle sorrisi, mai forzatamente mai per obbligo. per amore. si per amore dell'idealizzazione di ciò che Lei mi appariva. bella, dolce, innamorata. ma Lei non ricambiava niente dei miei sforzi, se non ingannandomi con i suoi dolci sorrisi. ma io sapevo che non erano reali. il suo demone mi lacerava la mente mentre Lei fingeva di struggersi per me. mentre fingeva di amarmi. che tristezza, e freddo, e schifo. che poi non potevo più continuare. ed anch'io iniziai a fingere. fingere. perché non potevo rivelare chi era Kate. nessuno avrebbe creduto alla verità. ed io sarei morto nel suo abbraccio di succube. ed Ella miavrebbe divorato l'anima. diceva di amarmi. di amarmi. di desiderare le mie carezze. ed ogni tocco mi riempiva di lerciume. così ho difeso la mia anima dal demonio. le mie conoscenze mi hanno aiutato. Lei si è ammalata HAHAHAH!!! ammalata! tutti quei cosidetti medici che mi guardavano sconsolati. non capendo. e come avrebbero potuto? ignoranti senza cervello. tutti quegli studi, tutti quei libri e strumenti ma nessuna reale conoscenza. e più Lei deperiva, più io tornavo libero e più si sforzava di fingere. sapeva che non sarebbe sopravvissuta. così maggiore era il suo sforzo di trarmi in inganno. mi diceva di non essere triste, di non preoccuparmi che il suo amore sarebbe sopravvissuto al tempo. si dimostrava santa, piena di buoni sentimenti. ricca di amore. e nonostante la sua fine si avvicinasse settimana dopo settimana, era per me che piangeva. che artista. che avversario formidabile. mai. mai mi sarei immaginato scene più strazianti dei suoi discorsi di amore per me. ma io ero troppo astuto. ormai avevo visto da molto tempo la sua reale immagine. poi finalmente si arrese. ed io fui libero. ma ora. ora è tornata. quella strega è tornata. i suoi occhi mi tormentano. ogni notte la vedo ai piedi del mio letto e mi osserva. con i suoi verdi occhi di Lamia. gli occhi che mi avevano ingannato già una volta. continuo a vederli anche attraverso le palpebre. non posso toglerli dalla mente. ma io non voglio impazzire. non voglio consegnarle la mia anima. non voglio che mi guardi ancora. come quella notte in cui disse le sue ultime parole, "muoi ma non ti lascierò mai" MALEDETTA!! non erano vane minacce. io non posso guardare ancora i tuoi occhi. perché non mi accusano? perché copntinuano ad essere amorevoli? ora sei morta, perché ancora fingi? basta. infine hai vinto. mi arrendo. ma non impazzirò. porrò fine  a questa patetica farsa che è la mia vita. che ironia. ciò che non hai potuto da viva hai ottenuto da morta. ma Lui saprà. Lui, che fù la tua prima vittima. il primo sacrificio. tutto è predisposto. Lui saprà. capirà l'odio con cui mi hai affogato, grazie a queste parole odiate che vergo su un pezzo di carta, innocente testimone della mia lettera ad un Fantasma"


 


l'orrore mi pervase completamente, allorché finii di leggere le ultime parole di Roland. mano mano che la mia lettura proseguiva si era intensificata la furia della tempesta. i lampi si susseguivano senza soluzione di continuità illuminando la mia camera ben oltre le capacità della piccola lampada al lume della quale leggevo, e raggiunse il suo massimo nel momento in cui sconvolto poggiai la lettera sul lucido piano dello scrittoio. e fù in quel momento, fra un lampo ed il successivo, che notai un movimento di riflesso nel vetro della finestra. sorpreso mi voltai ma non fui in grado di notare niente di insolito. la stanza era vuota, come doveva essere. o lameno lo credevo. infatti pensando di essermi ingannato, di aver ceduto alla suggestione come già molte volte era successo in quei giorni, mi alzai per schiarimi la mente. ed allora, mentre con una mano mi appoggiavo alla parete accanto al letto e stancamente osservavo il mio volto nello specchio che vi era appeso, chiaramente vidi l'ombra che si stava formando nella parete alle mie spalle. rimasi catturato da quell'evento, non potendo distoglierne lo sguardo neanche il tempo di voltarmi, cosciente in qualche modo, che se solo avessi posato gli occhi direttamente sulla scena, questa sarebbe svanita ai miei sensi. intimamente sapevo che solo attraverso un riflesso avrei potuto cogliere ciò che stava avvenendo. curiosita e terrore mi inchiodavano ove mi trovavo e immobile assistetti agli eventi. l'ombra si condensò sempre più, fino ad assumere sembianze umane e a staccasi dalla parete sulla quale si era formata. fu con una calma vuota che riconobbi nelle forme e nei lineamenti che si andavano delineando, la donna in bianco che mi aveva perseguitato. in un attimo capii chi fosse.


Kate si diresse lenta e solenne verso lo scrittoio sul quale ancora si trovava la lettera di Roland, ignorando completamente la mia presenza. un passo dopo l'altro la vidi portarsi sempre più vicino, fino ad allungare una mano diafana a sfiorare le pagine che avevo appena abbandonate. quando la sua mano infine si fù completamente appoggiata su di esse, una fiamma azzurra scaturì dalla carta filigranata e la lettera, ultima testimonianza della follia di Roland, scomparve. io trasalii per la sorpresa e il mio moto di stupore palesò la mia presenza a quella apparizione che tanto aveva potuto. non già mera immagine ma concreta figura. ed ella si voltò verso di me. sentii i brividi di gelo scorrere lungo la mia schiena e un tremore incontrollabile inizio dalle mie ginocchia per salire lungo il mio corpo, intonato all'avvicinarsi di quell'esere. io non fuggii solo perché il terrore mi inchiodava come un animale ipnotizzato dal suo predatore. quando infine fu alle mie spalle, mi fissò attraverso lo specchio con i suoi verdi occhi, ed io seppi che era veramente lei, chissà come tornata dalla tomba. poi accostò le sue labbra al mio orecchio, e con un sussurro che mi fece gelare il sangue la udii pronunciare le seguenti parole "ti perdono". fu troppo. i miei sensi cedettero ed io caddi svenuto.


mi risvegliai non molto più tardi. non dovevano essere passati in effetti che pochi minuti. eppure, la tempesta che aveva infuriato fino a quel momento, era svanita. e con essa anche la lettera. avrei potuto credere di aver sognato se i frammenti di ceralacca azzurra che trovai non avessero dimostrato il contrario. quelli, e una traccia sul piano dello scrittoio. l'ombra di una mano impressa nel legno. lasciai la casa il giorno seguente con i miei libri per tornare in Italia. non parlai mai con nessuno di quella notte, e mai sono tornato a Wolfratshausen. eppure, nonostante le parole che credetti di udire dalle morte labbra di Kate, ogni notte sogno quei verdi occhi che mi fissano.>


 



Fine.

1 commento:

  1. [la tua prosa...è melodiosa...fiato sui canneti in un laghetto con brezze di primavera]

    RispondiElimina