martedì 4 maggio 2010

Il Riflesso del Serpente

 


<<...questa volta, invece della penombra ad accogliermi è un'ampia sala illuminata dalla stessa luce cremosa dell'esterno, grazie ai globi che pendono dal soffitto del tutto identici a quelli che illuminano il cuore della montagna. immediatamente, mi rendo conto della profonda diversità di questa torre rispetto alle altre che ho attraversato durante la mia salita e delle quali, quasi non ho più memoria. anzi, riflettendoci mi accorgo di ricordarne solo una, la prima in cui sono entrato. le altre mi sono scivolate intorno, mentre parlavo con lei. come in un sogno. Questa torre sembra viva. la vasta sala rettangolare in cui entro ha al centro un lungo tavolo di legno che occupa buona parte della lunghezza della sala e numerose aperture si intervallano lungo le pareti con uno schema e disegni di cornice identici alla sala della prima torre. sul tavolo numerosi oggetti e candele ne ingombrano la superfice. sono davvero incuriosito. finora tutto aveva l'aspetto dell'abbandono con polvere e ragnatele e ogni torre mi pare di ricordare fosse priva di qualsivoglia fonte di luce. questa invece ne è ricolma e gli oggetti sul tavolo e le stanze stesse anchesse illuminate, mi fanno pensare che possa essere abitata e che qualcun'altro oltre a me si trovi in questo luogo. lei come sempre è tranquilla e si guarda intorno. Resto incantato ancora una volta dal suo modo di guardarsi intorno, con quell'espressione che hanno i bambini quando visitano dei posti nuovi, così in contrasto con la calma saggezza dei suoi occhi. Mi avvicino a lei e cerco di imitare il suo atteggiamento curiosando fra le cose che ingombrano la superfice del tavolo.



“questa torre è molto diversa, sembra abitata...qualcuno vive qui?”



“nessuno vive qui, o viene qui, eccetto te. potremmo dire che qui è dove ti trovi in questo momento della tua vita. non dimenticare che non si tratta di un luogo fisico. l'aspetto di questo luogo, come ti ho già detto, è un tuo riflesso. sei tu che la vedi così...”



“tutto è un mio riflesso...anche questa quindi è una torre di passaggio?”



“esattamente. un momento del tuo percorso in cui stai attendendo. e questo momento lo immagini come una torre.”



“è un momento importante? voglio dire, perché lo immagino come una torre?”



“la torre è un simbolo di conquista, di colonizzazione di terre sconosciute. in qualche modo segna un confine. se ci pensi molte torri venivano erette sulle frontiere. ed è questo per te. una fortezza sulla tua frontiera. ed oltre questa torre, l'ignoto. nuove esplorazioni, nuove scoperte, nuove avventure.”



riflettendo sulle sue parole inizio ad osservare cosa c'è sul tavolo. oggetti di ogni tipo sono messi alla rinfusa senza nessun ordine riconoscibile. come se fossero stati tirati fuori da un magazzino e posizionati lì per essere esaminati e scelti. ci sono torce di legno con la parte infiammabile avvolta in fasce di tessuto. bussole, sestanti, e altri strumenti di cui non riesco ad individuare il nome. vedo al centro un involto di stoffa azzurra dalla forma allungata e accanto a questo un elmo del tipo che indossavano i conquistadores spagnoli. e poi quello che mi pare un sacco a pelo moltissimi libri e penne, con fogli di carta o di pergamena sparsi ovunque. in alcuni sacchetti trovo delle monete, di ogni forma e metallo. e piatti, boccali e brocche di metalli all'apparenza presziosi ma nache di altri materiali meno nobili.



“tutti questi oggetti...mi appartengono?”



“sono le cose che si trovavano nei bauli che hai trovato nelle stanze che vedi intorno a te. ricordi? l'ecquipaggiamento dell'Avventuriero.”



“libri, boccali e monete..ma, davvero mi servono queste cose?”



“non guardare l'aspetto che hanno adesso. tu stai immaginando un viaggio, quindi quello che porti con te assume l'aspetto di cose utili ad un viaggiatore quale tu ti senti in questo momento. atlanti, denaro, oggetti da campeggio. tutte cose che possono servire quando stai per intraprendere un viaggio. come vedi sono tutti qui, su questo tavolo pronti perché tu li selezioni.”



“ma così tanti. come faccio a scegliere..non conosco nemmeno la mia destinazione...”



“ti preoccupi troppo. non cercare di scegliere con i normali parametri che useresti per un viaggio nel mondo esterno. qui devi saper vedere con gli occhi del cuore. è più un sentire che un vedere. sentirai cosa ti serve e cosa no. ma ancora non è il momento che tu scelga.”



“non capisco..vedere con il cuore e non con gli occhi?”



“quegli oggetti che vedi non sono oggetti reali ma immagini, simboli o più esattamente, sono come tu simboleggi le cose che quegli oggetti rappresentano in realtà. ogni oggetto è una parte di te. un tuo potere o capacità o risorsa, che non possiede un'immagine propria e quindi hai bisogno di vestirla con gli abiti di oggetti comuni che usi tutti i giorni, o inusitati ma che in qualche modo soddisfano la tua necessità di vedere. quelle immagini sono dei travestimenti ecco..”



“perché non posso vedere quelle risorse con il loro vero aspetto?”



“che immagine ha la forza d'animo? qual'è l'aspetto della saggezza? cose come queste non si possono vedere. le puoi solo sentire, in te o negli altri. anche nel modo di dire a qualcuno ciò che senti in lui usi la formula 'vedo in te' ma anche questa formula ovviamente, è un simbolo. non vedi realmente, non con i tuoi occhi fisici. un vedere che è un sentire. un vedere così autentico che travalica i normali sensi. un vedere con l'anima. potresti farlo continuamente ma ti sei abituato a farlo solo di rado.”



“perché?”



“per paura. paura di ciò che potresti capire di te o degli altri.”



le sue parole mi feriscono. la osservo per vedere se si è accorta, ma lei si è già diretta verso una delle aperture illuminate. eppure, riflettendoci, sento che anche se non mi sono piaciute, esprimono una verità. una verità che non mi è piaciuto sentire. la seguo e avvicinandomi le chiedo



“e nelle stanze cosa c'è? sono tutte illuminate...”



ma prorio mentre dico così, mi rendo conto che in realtà, non tutte le stanze sono illuminate. una, la cui soglia rimane buia nonostante la luce che pervade la sala, attira come un megnete i miei occhi. irresistibilmente me ne sento attratto e così, con passi incerti, inizio ad andare in quella direzione. mentre lentamente mi avvicino sento come una tensione formarsi nel mio stomaco, proprio dietro l'ombelico. poi passo davanti ad un'altra apertura e il mio sguardo deviando dalla soglia oscura che mi stava attraendo si volge a esplorare l'interno luminoso di quest'alttra stanza. questa, perfettamente illuminata da un globo che pende dal soffitto, contiene due scrigni di grosse dimensioni, entrambi aperti e con mio stupore, traboccanti gioielli e tesori. stò per entrare quando improvvisa, la sento vicino al mio orecchio



“non lasciarti distrarre, questa stanza non ha niente in serbo per te..non ingannare te stesso, tu sai che non è questa la stanza che cerchi.”



mi arresto turbato dalle sue parole. ingannare me stesso? non capisco il significato della sua frase, però non mi sento più attratto dai bauli ricolmi di ricchezze e i miei occhi nuovamente si volgono verso la stanza buia. respiro profondamente e compio i pochi passi che mi separano dalla sua soglia.



vi giungo e fermo, senza il coraggio di andare oltre, osservo il buio a solo un passo da me. l'interno non è affatto penetrato dalla luce della sala in cui mi trovo e la soglia sembra quasi segnare il confine tra luce e tenebra. cerco di vedere qualcosa all'interno, la sagoma di qualche baule o di altri oggetti ma tutto resta occultato come se non ci fosse altro che oscurità. dentro di me nuovamente si forma quella tensione che provavo prima di essere distratto dai bauli nell'altra camera. la stessa tensione che si ha prima di un esame, per il quale non sai se sei preparato. non ricordo quanto tempo sono rimasto ad osservare il nulla ma ricordo che improvvisamente sentii che qualcosa in quella stanza si stava muovendo. qualcosa di grande. qualcosa di non umano.



“cosa c'è qui dentro?”



le chiedo, e chiara risuona alle mie orecchie la nota di panico nella mia voce. lei non mi risponde ed io non riesco a distogliere gli occhi da quelle tenebre che sembrano ora animarsi. vorrei voltarmi per vedere se lei è accanto a me o se sono rimasto solo in quel luogo, ma non riesco a muovermi. stò per chiamarla quando nuovamente vedo qualcosa. le tenebre all'interno si agitano, come la superfice dell'acqua al passaggio di un grosso pesce. sono come ipnotizzato. la tensione che si stà trasformando in paura, raggiunge un livello atroce da sopportare, ma non riesco a muovere nemmeno un muscolo. quasi non respiro. poi dei riflessi, piccoli bagliori di luce, lampeggiano nell'ombra, come piccoli specchi gemelli che riflettono la luce alle mie spalle. o più esattamente, come gli occhi di un animale colpiti dai fari di una macchina. li vedo avvicinarsi alla soglia dalla quale, ancora immobile li ossevo. vorrei fuggire ma non ci riesco. e quando ormai il panico mi ha quasi travolto, all'improvviso mi vedo.



mi osservo, fermo sulla soglia della camera nella quale mi trovo. la mia vista è strana, come se guardassi attraverso un vetro verde e giallo mentre il mio corpo si allunga in spire intorno e sotto di me. lentamente sollevo la mia testa per osservare meglio l'altro corpo fermo come una statua. l'espressione di quel viso, un viso così simile al mio, familiare ed estraneo al contempo, sembra come congelata. immobile tra lo stupore e la paura, della quale posso percepire l'odore forte e acre. ha un aspetto davvero comico e quasi vorrei ridere. eppure è la rabbia a scuotermi. una strana scarica, come di adrenalina mi fa serrare i muscoli di tutto il corpo e con un impeto, che non pensavo di poter avere, mi slancio contro l'altro con forza, spalancando le mie fauci pronto a mordere e a lottare. in due sole onde raggiungo la figura che mi imita, guardandomi dalla soglia illuminata, e lo germisco.



il mio urlo si interrompe mentre mi risveglio nuovamente me stesso. il cuore mi batte nel petto come dopo una corsa infinita, ed io tremo, mentre l'adrenalina ancora fluisce nelle mie vene. è come svegliarsi da un incubo. mi ritrovo solo, fermo sulla soglia di una stanza ora illuminata e completamente vuota se non per un vecchio armadio nell'angolo in fondo, appoggiato alla parete di destra. la mano di lei, posata sul mio braccio con la sua pelle fresca, lentamente mi riporta alla coscienza di me. il mio corpo che ancora mi pare di sentire come fatto di spire è adesso libero di muoversi. batto gli occhi per la luce che adesso illumina la stanza ora molto ordinaria. della cosa che era qui non vi è traccia. come evaporata. non provo più paura e quasi senza accorgermi entro dirigendomi verso l'armadio.



“su..aprilo..”



la sua voce mi ricorda che anche io posso parlare, e così le chiedo



“cosa è successo? cos'era quella cosa nella stanza..? sono confuso..ora c'è luce...questa stanza è diversa..?”



“questa stanza è sempre stata come la vedi ora. era una delle tue stanze buie. ma ora non più. sei stato bravo, hai saputo guardare con gli occhi della tua paura. ora sei pronto a ricevere il tuo premio. su apri l'armadio.”

così faccio. e mentre piccoli frammenti di metallo rugginoso cadono dai cardini delle sue ante, lo apro completamente rivelandone infine il contenuto...>>


continua...


 

5 commenti:

  1. cieli tegola lanugginosi alberi del pianto mari grattugia. tutto sottosopra la pelle. mi metti sottosopra. l'anima

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  2. Ciao Lucas! Passo a lasciarti un salutino e a ringraziarti per la visita, mi ha fatto molto piacere! Spero che la tua vita scorra serenamente. ^__^ Un abbraccione! :)***

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  3. Bacini da una bambola rotta che ama perdersi in sogni di follia....

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  4. Passo a lasciarti un bacio e ad augurarti una buona nuova settimana! ^_^

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  5. ....lieve un battito d'ali,ti chiudo in un'ampolla verde e ti porto via*...

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