sabato 13 marzo 2010

La Scala dei Giorni


 



<<...mi sento stranamente emozionato, come fossi tornato bambino e mi stessi accingendo ad esplorare, quelle stanze di casa dall'aria misteriosa. i gradini scorrono sotto di me mentre mi guardo intorno. sento di avere un po l'aria del turista, tutto mi sembra così particolare, i gradini di pietra e le rocce sulla mia sinistra, dove la scala si appoggia alla parete della montagna, sembrano segnati dal tempo, consumati dal passaggio di innumerevoli piedi. al contempo, in qualche modo misterioso sento di averli già saliti io stesso. lentamente la luce emessa dai globi imbrigliati nelle loro catene assume una luminescenza sempre più cremosa quasi fisica, che si spande uniformemente intorno diradando la penombra che caratterizzava il fiume, il sentiero e la prima parte della scala. in effetti è come se la penombra lentamente restasse indietro e salendo l'aria stessa si facesse più luminosa. mentre tutto questo prende coscienza nella mia mente mi ritrovo alla prima torre.

mi era sembrata così lontana ed il tempo della mia salita così breve che rimango a bocca aperta, fermo difronte l'ingresso ad arco. la sento ridere, ed il suono mi fa vibrare dentro. la guardo sorridendo a mia volta del mio stesso stupore e lei con un gesto della mano mi invita ad entrare. faccio un passo. l'arco scivola intorno a me e la penombra dell'interno mi avvolge nuovamente. è un'esperienza strana. il cambio di luminosità è come se mi facesse ritrarre ed io mi sento un po smarrito. paure ancestrali mi sfiorano ma lei mi è vicina e mi parla e la sua voce disperde tutte le strane sensazioni che stavo provando.

"ti piace?"
"non so..che posto è questo? una torre di guardia?"
"direi piuttosto una torre di passaggio"
"passaggio di cosa?"
"passaggio di chi ha più senso. e la risposta sei tu, naturalmente"

la osservo attentamente. non sono sicuro di cosa significhino le sue risposte ma ad un livello più profondo ho la sensazione di aver capito. anzi sono certo che una parte di me ha capito. e questo mi fa sentire tranquillo. ora i miei occhi si sono abituati alla nuova penombra e mi rendo conto che la torre ha un ingresso piuttosto ampio con numerose porte. mi guardo intorno e curiosando, inizio a passeggiare nella sala. le pareti hanno in alto e al piede, gli stessi segni che avevo notato sull'arco di pietra che portava fuori dalla grotta. qui, il disegno in alto è una cornice lineare che si ripete su ogni parete, mentre in basso, ogni volta che incontra il vano di una porta ne segue il profilo incorniciandola. sempre più curioso inizio a guardare dentro le porte, che in realtà sono più archi, poiché privi di qualsivoglia telaio o porta vera e propria. dietro ognuna delle aperture esclusa quella che conduce all'esterno chiaramente indicata dal contrasto di luce, si trovano delle stanze, dalle dimensioni tutte diverse ma comunque piuttosto piccole, e dentro ogni stanza ci sono bauli e forzieri, alcuni aperti ed altri chiusi con pesanti lucchetti di forme e metalli diversi. mi ricordano gli scrigni del tesoro dei pirati, oppure i bauli della nonna. tutti comunque sembrano piuttosto vecchi. in effetti polvere e ragnatele sono un po ovunque come se fossero da molto tempo abbandonati. la guardo mentre passeggia rilassata nella sala principale osservando il disegno di cornice. mi avvicino e lei si gira sorridendomi.

"su, chiedi pure.."
"chi viveva qui? come mai tutti questi contenitori?"
"nessuno viveva qui. ti ho già detto che in questo posto è tutto un tuo riflesso"
"quindi questo luogo riflette me? allora cosa c'era dentro quegli scrigni aperti? e perché alcuni sono ancora chiusi?"
"negli scrigni aperti si trovavano cose che ti sono servite, e che hai usato. per questo ora li vedi vuoti. gli altri contengono altre cose. strumenti che invece non ti sono serviti. quindi sono rimasti così"
"che genere di cose?"
"varie cose. strumenti. visto che a te piace il gioco di ruolo potresti chiamarle ecquipaggiamento dell'avventuriero. un nome abbastanza adatto"
" sono curioso, posso aprirli? magari ora questi oggetti mi servono.."
"no. non ti servono più. sei cambiato molto e hai affrontato numerosi passaggi e per ogni passaggio  esistono gli strumenti giusti. alcuni li usi facilmente, mentre altri, alle volte non riesci a trovarli poiché li nascondi in stanze in cui non hai il coraggio di entrare. altre volte, non possiedi le chiavi per aprire lo scrigno che li contiene e quindi non puoi raggiungerli. comunque tutti restano indietro e quindi non ti possono più servire."
"ma qui non ho provato paura per nessuna stanza.."
"ormai non appartieni più a questo luogo. è normale che tu non provi più paura. la paura è solo dove sei tu. ma ora vieni, dobbiamo salire ancora. non dimenticare, la nostra meta è più in alto."

mi prende la mano e come un bambino mi lascio guidare nuovamente fuori. ammetto che uscire dalla torre e ritrovarmi nuovamente nella cremosa luce dei globi scioglie una tensione allo stomaco che non mi ero reso conto di provare, come un profondo respiro di pancia. riprendiamo a salire, ma ora non mi sento più tanto turista. la conversazione avuta nella torre in qualche modo ha aperto una porta in me, e la scala e le torri che vedo più in lato mi appaiono sotto una luce nuova. salgo, trasportato dai miei pensieri e quasi senza accorgermi attraversiamo altre torri. poi di botto mi fermo. siamo completamente soli.

"ma dove sono tutti?"
"sono rimasti giù. come deve essere."
"ma io li ho visti salire. perché ora non c'è nessuno?"
"perché non ti sono di nessun aiuto. quando eri ai piedi della scala ti serviva un esempio da seguire, qualcuno che facesse il primo passo. ma anche le persone che hai visto, come tutto qui, sei sempre tu"

la sua risposta mi accende una lampadina e sto per fare una domanda ma è un'altra quella che mi esce dalla bocca e ascoltandola nel momento in cui la dico, ho la sensazione che sia una domanda davvero stupida

"ma questa scala..è davvero una scala?"

non riesco a trattenermi e rido. rido della mia domanda e lei ride con me. è un momento di gioia davvero bellissimo, un ridere che mi scalda profondamente. poi, tornati nuovamente seri, chiedo ancora

"scusa, la domanda mi è sembrata così stupida che non mi sono potuto trattenere. comunque davvero: questa scala è realmente una scala?"
"la domanda non è così stupida infondo. questa scala in effetti non è una vera scala. non una scala come quelle su cui cammini ogni giorno. è piuttosto un'immagine. come tu immagini quello che questa scala rappresenta. questa scala è un percorso. il tuo percorso"

lei si affaccia al parapetto. siamo in un punto piano, senza gradini e solo leggermente in salita. un ponte tra due pareti, che collega la torre alle mie spalle che abbiamo appena attraversato, con un'altra serie di gradini che salgono costeggiando la roccia più avanti. e sopra questi un'altra torre. sotto di noi, il fondo triangolare della grotta appare oscuro, punteggiato dalla luce dei lampioni sul sentiero. a stento riesco a vedere il luccichio dell'acqua del fiume. c'è come una linea netta di demarcazione tra la luce della prima rampa di gradini e la penombra che avvolgeva il sentiero come se la penombra non fosse assenza di luce ma fumo sospeso nell'aria. o piuttosto un mare, che lento si muove ondeggiando in basso, lambendo i gradini che vi si immergono. 

"ogni gradino che saliamo, ogni pietra su cui poggiamo i piedi, sono momenti, esperienze, tratti della tua vita. potresti chiamare questa scala La Scala dei Giorni. anche se il termine è un po fuorviante"
"perché fuorviante?"
"perché in realtà, il tempo c'entra poco con il numero di gradini le torri ed il resto. ecco diciamo che questa scala è l'immagine con cui tu rifletti la tua evoluzione. i gradini sono i passi che hai compiuto nella tua crescita, e le torri indicano i momenti di passaggio fondamentali da una età all'altra. ma anche detto così è solo un'immagine che riflette ciò che in realtà è rappresentato da questa scala."

parlando ricominciamo a camminare.

"allora i ponti come questo...potrebbero essere deviazioni della mia crescita in altre direzioni? quando cioè ho scelto una strada diversa? oppure quando sono passato da essere un bambino alla pubertà? o quelle sono le torri?"
"no, non puoi parlare in termini temporali. il tempo non c'entra. per spiegarmi meglio, un gradino potrebbe rappresentare anni della tua vita, con tutte le fasi della crescita che comprendono, mentre un intero tratto potrebbe rappresentare solo pochi giorni, o minuti o persino secondi della tua vita biologica. ti ripeto, il tempo non c'entra molto con tutto questo."

e così dicendo, abbraccia con un ampio gesto circolare tutto il panorama che si estende sotto di noi. incredibilmente siamo arrivati in cima alla scala. dietro di me l'enorme serpente di pietra si estende vertiginosamnete verso il basso. davanti a noi un'altra torre esclude la mia vista da ciò che si trova oltre.

"visto? non è stata dura la salita. come ti avevo promesso. oltre questa torre, si trova l'ultimo ponte che attraverseremo e, alla fine di questo, la meta di questo viaggio. avanti, il momento ormai è davvero vicino."



quindi, davanti a me un'ultima torre e poi la nostra misteriosa meta. lei mi osserva, ed io la guardo negli occhi. sono stranamente triste. il suo volto si fa dolce e con il sorriso che ho iniziato ad amare, mi chiede 

"perché quella faccia triste? dovresti essere felice, è un momento importante quello che ti attende"
"hai detto che il viaggio sta per finire. così ti perderò di nuovo"

la sua risata improvvisa, un suono argentino e frizzante, mi sorprende e mi lascia a bocca aperta. vedendomi così lei ride ancora di più. ed io catturato da tanta ilarità non posso che unirmi a lei e d'improvviso la tristezza è svanita.

"ma tu non puoi perdermi. ancora non hai capito vero? ma capirai non preoccuparti. sono certa che capirai. ma ora andiamo. non può avvenire se non ci sei ma il momento non è eterno."

anche questa frase mi suona dentro come una campana. nuovamente faccio appello al mio coraggio e senza ulteriori indugi entro nella torre...>>


continua...

4 commenti:

  1. ...passo tra i tuoi pensieri...e ti lascio l'impronta di un mio saluto...

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  2. non avevo dubbi sul fatto che saresti entrato...
    ...e il viaggio continua...

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  3. Vengo nuovamente per lasciare qualche petalo di giglio nel tuo giardino, come pensieri di zucchero filato...
    Un bacio

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  4. Corsi & ricorsi. Lenti. Intimi. Ancora storici, Meraviglia pura.Direi.

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