martedì 10 marzo 2009

ieri mi è capitato di ascoltare un frammento di una conversazione tra due persone sedute dietro di me al bar dove ho fatto colazione. sò che non è bello origliare le conversazioni altrui ma ero solo, ed il giornale che stavo leggendo mi aveva già annoiato. la conversazione era avviata da un pò ed io non saprei dire su cosa verteva inizialmente. in realtà ha attratto la mia attenzione solo quando uno dei due ha  dichiarato all'altro, quanto egli  fosse credente. sono rimasto molto colpito dal fervore con cui lo diceva. una frase del tipo: "non sò tu, ma io sono molto credente..." l'altro ha risposto a monosillabi della serie "...sisì..." e "certo, certo..." mentre il primo spiegava quanto fosse sicuro dell'esistenza di Dio, che certe cose alla fine le paghi e quanto fosse alta la sua morale e corretto il suo comportamento. allora la mia mente si è estraniata ed ho smesso di ascoltare. ho iniziato invece a riflettere e a chiedermi cosa significhi realmente essere un credente, avere fede. quanto questo influenzi in realtà il comportamento di coloro che ne sono dotati, la loro moralità e le loro azioni. la vita che vivono tutti i giorni. mi sono chiesto se è solo la fede che influenza il comportamento di chi crede oppure il timore di Dio. già, la fede o la paura?


la fede nella punizione, forse. io, ammetto, non sono un fedele del cattolicesimo e nemmeno credo nel dio che comunemente viene identificato come Dio. sono però dotato di un sentimento del divino che vivo molto, anche se molto più simile forse, al sentimento degli antichi pagani. anzi a dire il vero amo definirmi un pagano. un pò per l'espressione che assume la gente quando lo dici (alla faccia della tolleranza religiosa) ma molto di più perché studiando le tradizioni delle popolazioni celtiche europee ho trovato una lettura del mondo, dell'uomo e di ciò che è Dio molto più consona ai pensieri che avevo sviluppato in anni di ricerca interiore. praticamente in me convive una via di mezzo trà il paganesimo politeista celtico ed il buddismo. un bel casino! ma lasciamo perdere le mie elucubrazioni passate. quelle le conosco. mi piacerebbe invece scoprire le elucubrazioni interiori del credente moderno. spesso nel corso degli anni ho avuto modo di sorprendermi di ciò che la religione è diventata. di come, almeno in italia, la chiesa e gli uomini che la frequentano vivono insegnamenti e lezioni che il credo insegna loro. io purtroppo non posso fare a meno di vedere incredibili contraddizioni e incongruenze tra messaggio e azione. di come tutto il parlare di sacralità e rispetto si basi solo sulla razza umana e non cosideri mai il sacro che permea la natura o gli animali. di come ancora oggi la visione sia quella del mondo al servizio dell'uomo. creato per lui a suo uso e consumo. di come ancora oggi ci si divida tra buoni e cattivi. il mio non è che un discorso in generale. non posso certo conoscere tutti gli uomini che seguono le grandi religioni monoteiste o fanno parte dei loro ranghi, però tra le persone comuni che conosco queste contraddizioni esistono. la stessa persona di cui ho ascoltato la conversazione che dichiarava di essere un fervido fedele della chiesa cattolica, diceva altresì quanto si meritassero una punizione coloro che sgarravano e quanto invece fosse giusto che lui ricevesse dei premi per il suo buon comportamento. non è forse una visione distorta della cosa? già il modo in cui asseriva di credere, aveva un che di disperato, ma poi, godere della punizione assegnata ad un altro non è sbalgiato? così come comportarsi bene solo perché si ha paura delle punizioni. o aver bisogno di punizioni per credere. 


ma ecco un'altro aspetto da considerare, quando si parla di contraddizioni interiori. le cose che diciamo e in cui sentiamo di credere dovremmo provare anche a viverle. io naturalmente non sempre riesco, sono un essere imperfetto in cammino sul percorso del perfezionamento (almeno spero, se il mio gps non mi tradisce...) e questo vale anche per chi si sente legato al Cattolicesimo o all'Islam o alle varie religioni. in pratica questo vale per chiunque altro cerchi di vivere le cose in cui crede. però io non ho libri da seguire o sacerdoti che amministrano il mio "culto". chi invece crede in una religione codificata, ha vincoli, e regole, e cerimonie, e rituali ecc...ecc...ma tutte queste cose le vive davvero? ma nella vita di tutti i giorni sono ancora utili tutti questi vincoli? si può ancora vivere di Dogmi? per questo io mi domando, cosa significa essere un fedele oggi. come vive Dio un credente, e cosa porta le persone nei luoghi di culto tutti i giorni, o nelle feste comandate. ed anche come vengono pensate le istituzioni religiose ed i loro sacerdoti. sarei curioso di sapere cosa pensa un fedele quando nel 2009 il massimo esponenete del suo culto annuncia (guarda caso l'otto marzo) che "La data odierna ci invita a riflettere sulla condizione della donna e a rinnovare l'impegno, perché sempre e dovunque ogni donna possa vivere e manifestare in pienezza le proprie capacità ottenendo pieno rispetto per la sua dignità". la data odierna...mi chiedo cosa si cerca ancora nella religione...un insegnamento? una speranza? la verità?


perché si crede in Dio?


io non riesco a trovare risposte convincenti. quelle che trovo odorano tutte di giudizio. dovrei vivere gli stessi sentimenti di un credente, ma io sono sempre stato un ribelle nei confronti dei dogmi. spero solo che non sia la disperazione che porta gli uomini a credere.


tornando invece a me, ecco perché credo in ciò che credo. la risposta non è perché cerco qualcosa. non cerco niente, ne ricompense ne punizioni, ne amore ne perdono, ne tantomeno una verità. e non mi importa se le religioni dimostrano (o solo asseriscono) che Dio è un entita singola o multipla buona o cattiva, ne mi importa se la scienza dimostra che dio non esiste ed è tutto una combinazione matematica di fattori e sostanze, eventi e molecole. sono solo prodotti dell'uomo. io credo in ciò che credo, perché sento il divino intorno a me. che mi circonda. che mi pervade. lo sento nel mare, nei boschi, guardando il cielo stellato di notte, nel fare l'amore con Morrigan, nella bistecca alla fiorentina che mangio con gusto e nella mucca che è morta perché io mangiassi quella bistecca alla fiorentina. nelle molecole che si combinano. nella creazione di un libro complesso come la Bibbia. nel caso che porta ad una scoperta. nel sorgere di una civilta. sento il divino nella morte. lo sento nella nascita di un nuovo essere. non come un dio. non come una scienza. ma come una forza. io non ho bisogno di prove, libri o sacerdoti, io credo nella Vita.



 

6 commenti:

  1. Ciao Lucas
    è un argomento davvero complesso.

    posso darti il mio punto di vista.
    Credo in Dio non perchè ho paura cioè paura della morte ma perchè per tradizione di famiglia e poi per mia convinzione credo che esista e operi per il nostro bene anche quando me ne allontano.

    Ultimamente mi sento lontano dai riti e dalle forme esteriori della fede ma nonostante questo il mio pensiero sull'esistenza di Dio e la sua azione sono costanti.

    un saluto

    Xunder

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  2. Ciao Xunder, innanzi tutto grazie per aver condiviso la tua opinione. hai ragione quando dici che l'argomento è complesso ed io per necessità ho dovuto generalizzare alcune categorie e linee di pensiero. naturalmente ogni uomo crede per i suoi propri motivi così come me e te crediamo per i nostri.

    il fatto che anche tu come altri con cui o parlato in questi giorni stia vivendo un'allontanamento dai riti formali e dalle istituzioni già mi dice molto. sono sempre più coloro che sentono il bisogno di celebrare i propri sentimenti liberamente, fuori da schemi e regole che a ben guardare, oggi hanno perso molti dei loro significati primordiali.

    riguardo l'esistenza di Dio, ciò che cercavo di esprimere è che credo che il miracolo della vita, dell'esistenza, non abbiano bisogno di un'intelligenza superiore che le guidi come non credo che agiscano per il bene dell'uomo. o almeno non direttamente per, o in funzione di esso. ritengo invece che siano di per se stesse una forza superiore libera e caotica. una visione effettivamente diversa dalla tua, che comunque rispetto. del resto, penso che sia Dio ad essere fatto a immagine e somiglianza dell'uomo e non il contrario. un nome per dare forma alle forze della crazione, per dare ordine al chaos che la vita rappresenta. ma naturalmente è solo il mio pensiero.

    Lucas

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  3. è un argomento molto complesso e ampio...
    sono nata in una famiglia di mussulmani credenti ,nonno addiritura era uno dei imam più importanti del centro[al]che continuò ad esserlo anche nel tempo del comunismo,quando i credenti e coloro che divulgavano la fede venivano uccisi e i famigliari internati...eppure ho sempre avuto un idea del Dio del tuo personale,nonostante il Corano e la bibbia ,grosso modo parlano e consigliano comportamenti civili,altro dicono le istituzioni o fanno...la ricerca continua...mi piace l'idea che esista qualcuno a cui dedicarsi e ringraziare ma ho ancora molte domande senza risposta.
    la natura creato per lui a suo uso e consumo.
    "creato per lui a suo uso e consumo."
    la naura fu si creata per l'uomo a suo uso[non abuso] e se la sopravvivenza dell'uomo dipende proprio da lei,dovrebbe impare inanzitutto amarla e rispettarla
    buon fine settimana

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  4. Grazie cara Ani delle cose che mi hai raccontato. massimo rispetto per tutti i credenti, indipendentemente da fede o cultura. tuo nonno è certamente un uomo coraggioso.
    le religioni di tutto il mondo erano, a mio avviso (ma forse ancora sono), soprattuto una guida per vivere in armonia con gli altri uomini e con il mondo naturale che ci circonda. trovo però segno di superbia pensare che il mondo sia al nostro servizio. poiche siamo le creature più evolute di questo pianeta dovremmo essere coloro che proteggono e difendono chi non è al nostro livello (come gli animali) invece di dominare, usare o abusare.
    io penso che saremo davvero maturi solo quando ci renderemo conto che il nostro ruolo su questo pianeta e quello di servirlo e curarlo. non abbiamo altra madre...

    un abbraccio dolce Ani
    Lucas

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  5. Ma mi trovi assolutamente d'accordo,il cosidetto uso si riferisce proprio a questo,amarla e rispettarla e prendersi cura...poi capirai sono ambientalista convinta,nel mio piccolo vivere quotiadiano...

    p.s. comunque io non sono mussulmana nè cristiana,leggo entrambi i libri sia Corano sia la Bibbia e sono molto interessata alle "religioni dell'Oriente"
    un abbraccio a te

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  6. Condivido in pieno le tue motivzioni nel "credere".

    Nemmeno io nel mio piccolo credo di aver bisogno di troppe prove,codici o chissà cos'altro. Credo in quel che credo,perchè è qualcosa che sento fortissimo in me,e non ho bisogno di avere spiegazioni per questo.Sarebbe come chiedermi perchè mi crescono i capelli o le unghie!

    Per quanto riguarda la religione "ufficiale" pur essendo cresciuta in una famiglia credente seppur non troppo praticante,ad un certo punto mi sono resa conto di una sorta di "risveglio" di "consapevolezza" in me,un qualcosa non semplice da spiegare ma decisamente molto importante...e in fondo credo di essermi semplicemente ripresa le mie radici. Le radici profonde dell'Europa non sono forse pagane? Il buon vecchio Tolkien diceva che "le radici profonde non gelano" e io credo che avesse ragione!Di certo la mia visione del sacro mi offre l'opportunità di viverlo intesamente ogni giorno....

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