martedì 29 giugno 2010

Work in Progress: Il Portale della Verità

<<...l'arco mi conduce attraverso un breve corridoio nuovamente all'esterno della torre, lei è appena oltre la soglia. le sue mani, in un gesto ormai familiare, incrociate dietro la schiena. osserva assorta il panorama oltre il parapetto di quello che a tutti gli effetti è un lungo ponte. avvicinandomi a mia volta osservo il panorama e con stupore mi aggorgo di essere arrivato davvero in alto...la salita però non mi era parsa così lunga. giunto al parapetto a pochi passi da lei, getto uno sguardo nel vuoto sospeso oltre l'orlo del ponte e lungo la parete della grotta si snoda la scala di pietra, irta di torri che ho appena perscorso. vedere snodarsi verso il basso così tanti gradini, così tante torri, delle quali non ne ricordavo che due mi stordisce. in cerca di appoggio la affianco e lasciando vagare la vista mi rendo conto che oltre il ponte non c'è altro. non vi sono infatti ulteriori scale ne torri. il ponte collega la torre da cui siamo usciti direttamente con la parete della montagna. il ponte non è lungo più di cento passi eppure la mia vista non è chiara ed è a stento che distinguo la sagoma di quella che sembra una porta, incassata nella parete della caverna. sento una strana attrazione verso quella apertura, un'urgenza che mi spinge in quella direzione, ma osservando la mia guida lei mi appare calma e per niente interessata ad avviarsi. il volto sereno e gli occhi puntati verso il basso sembra in attesa di qualcosa. la osservo di sottecchi e come sempre mi è capitato in quei momenti sento la tensione sciogliersi lentamente. sono di nuovo calmo. mi rendo conto però che durante tutta la salita non sono stato padrone dei miei sensi. una perturbazione continua della coscienza alteranata tra paura e urgenza, conflitto ed incertezza mi ha sempre attanagliato tranne quando mi sono lasciato assorbire dalla sua voce, dal suo tocco, dal suo sguardo. forse, la stò fissando da troppo tempo. lei infatti incrocia il mio sguardo e sorridendomi mi dice

"chiedi pure. ogni domanda che senti in te è una domanda che merita di essere posta"

"non so cosa chiedere. sono solo confuso. non ho mai fatto un viaggio così lungo. "

"e questo ti preoccupa?"

"si..durante tutto il tragitto ho sentito come una tensione in me che non sono riuscito a controllare. per la verita non riesco nemmeno a capire cosa sia. eppure quando ti guardo questa tensione scompare e torna la calma. mi è successo anche ora, quando ho guardato in fondo al ponte...è li la fine di questo viaggio?"

"si..quella è la nostra meta. in fondo a questo ponte si trova la destinazione verso cui ci siamo mossi fin dai primi passi che hai compiuto in questo luogo. li tutto si compirà"

"e noi ci separeremo.."
lei mi interrompe, le sue dita che delicatamente sfiorano le mie labbra. poi la sua mano prosegue il gesto sfiorandomi il petto, sopra il cuore

"noi non ci separeremo mai. ascoltami, noi non possiamo perderci. non devi temere questo. non lasciare che il pensiero che questo viaggio stia per giungere al suo termine ti impedisca di arrivare dove devi. ogni strada ha una fine ed un inizio. ma non esiste un confine tra le due cose, ne differenza. è solo il punto di vista che cambia"

poi tornando a guardare oltre il parapetto, prosegue

"questo luogo...ogni cosa quì è un tuo riflesso. tutto ciò che vedi non è che unaparte di te. tu sei stato quì infinite volte e vi tornerai ancora e ancora. è così. hai già affrontato questa scala anche se magari non aveva l'aspetto che ha ora o persino non era una scala."

"sono già stato quì? ma non ricordo niente di questo luogo"

" non ne hai memoria perché ogni cosa quì è adesso e solo adesso"

la confusione torna a prendersi gioco della mia mente. la guardo perplesso e persino un pò scettico.

"non capisco...che significa?"

"non c'è niente da capire, ne altri significati  oltre ciò che ti ho appena detto. in questo luogo esiste solo l'adesso, o se preferisci il presente"

"cioè non c'è ne passato ne futuro? ma questo non ha senso..."

"non ha senso perché pensi al tempo come a qualcosa di reale. invece il tempo non esiste. e se non esiste il tempo allora non esiste passato ne futuro ma solo l'adesso. ed è proprio così in questo luogo"

"dunque questo è un luogo in cui il tempo non esiste.."

le dico meditanto sulle sue ultime affermazioni. cerco di assimilare il concetto eppure tutto mi sembra assurdo
e mentre cerco di fare chiarezza mi sale alle labbra una domanda

"siamo quindi in un luogo fuori dal tempo?"

e lei ride, come è capitato spesso in seguito a queste mie domande erranti. la sua allegria anche questa volta mi contagia e sento che non ride per prendersi gioco di me ma che in realtà le mie domande la rendono felice. lei ride di felicità e questo mi scalda denro. poi lei, quietando la sua ilarità risponde

"certamente, ed è così quasi sempre. quasi sempre infatti sei in un luogo fuori dal tempo. e questo perché il tempo esiste solo dentro la tua mente. e quindi solo quando sei dentro la tua mente il tempo esiste ed ha un senso."

dicendo questo si volta e torna a guardarmi, poi sorridendo prosegue

"proviamo a spiegare bene perché il tempo di per se non esiste. allora, il tempo come lo conosci tu, è solo un idea. un'immagine usata per dare un volto al processo di invecchiamento di tutte cose. stelle, pianeti, cellule, ricordi, tutto invecchia. ma questa idea di tempo è appunto niente altro che questo, un idea. per questo si dice che è relativo."

vedendomi decisamente perplesso prosegue

"futuro, passato, sono solo parole. le cose che fai sono. non esiste un erano o un saranno. tu sempre, in ogni istante, sei ogni istante della tua vita. tranne che per la tua mente, che è la parte di te che cataloga e ricorda. ma poiché anche i ricordi lentamente invecchiano e muoiono, oppure sbiadiscono sostituiti da altri, tu li senti parte del passato invece che qualcosa che è adesso.ma anche quei ricordi non sono che immagini, fotografie, idee. non qualcosa di reale. del futuro invece non hai bisogno che ti spieghi perché non esiste, vero?"

nel frattempo parlando, lei riprende il cammino e lentamente ci avviamo lungo il ponte. altre figure si dirigono nella stessa nostra direzione e molte lentamente ci superano . mi sembrano notevolmente aumentate e in lontanaza credo di scorgere un capannello che si và formando. pensieroso le ossevo passare osservandone i volti in cerca di qualcuno che possa riconoscere. però, pur sembrandomi tutti volti familiari di nessuno potrei dire il nome. lei come sempre appare del tutto tranquilla e a suo agio mentre cammina lentamente con le mani dietro la schiena. io la seguo in silenzio continuando a pensare alle cose che mi ha appena detto. poi tornano le domande

"però non mi spiego perché. anche se tutto fosse come hai detto, perché non riesco a ricordare le volte che sono già stato quì? in fondo, se il passato ed il futuro non esistono, e tutto è solo presente, dovrei ricordarle! e anche piuttosto bene!"

"però non è così. l'adesso, il presente, non puoi ricordarlo. puoi solo esserlo. se lo percepisci come ricordo allora lo hai già inserito nel passato. ma come ti ho spiegato, il passato esiste solo per la tua mente che però quì non riesce ad arrivare. ma non perché questo luogo sia protetto o isolato o, come hai detto, fuori dal tempo. non ci sono infatti barriere da superare ne distanze da percorrere. è piuttosto il contrario. questo luogo è ovunque, è tutto intorno, è adesso. ed è la tua mente, e così la sua idea di tempo, ad esserne contenuta. per questo non iresci a ricordare questo luogo. ecco, mettiamola così, la tua mente è semplicemente troppo piccola per contenere tutto il presente. quindi è solo quando <torni in te> come si dice, e rientri in quel piccolo spazio lasciandoti l'adesso alle spalle che puoi creare e accedere ai ricordi, al tuo passato."

lei, ora silenziosa, mi osserva mentre la mia mente vaga incerta tra le sue parole. ormai siamo giunti in fondo al ponte. il capannello di persone che avevo visto formarsi è proprio davanti a me e in parte copre alla vista ciò che si trova oltre. alla fine del ponte non mancano che poche decine di passi e pur non vedendo molto, come avevo già intuito riesco a scorgere oltre le sagome bianco vestite i contorni di una porta. lei continua a camminare tranquilla, e senza che lei debba pronunciare una parola, le figure si spostano per lasciarci passare. sto per porre un'altra domanda quando lei mi previene

"il momento è vicino"

dice senza guardarmi. poi sorridendo si volta verso di me

"ma prima, ascolta. lascia da parte i dubbi. quì, tutto ciò che vedi e senti, le parole, le immagini, persino le mie risposte e le tue domande non sono altro che il solo modo che hai per capire e vedere in questo luogo. un riflesso, come in uno specchio. ma per quanti riflessi tu possa scorgere, oltre la superfice c'è una sola risposta"

"quale?"

"non lo hai ancora capito?"

mi chiede questo guardandomi con i suoi occhi sereni. e mentre le risposte ad entrambe le nostre domande mi si formano nella mente, lei si scosta rivelando infine la meta di questo viaggio ...>>


Continua...
 

9 commenti:

  1. Una volta avrei detto che bastava parlare al vento perchè le onde del mare ascoltassero...Ora non sono più certa di questo...Ma son sicura che ascoltare il respiro del mare lo possa fare solo chi lo porta nell'anima.Un' anima pura come il sale.Tu non avresti problemi per questo...

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  2. E tu che illumini d'argento l'arido desrto.Sarai il Fiore che illumina d'oro l'arida roccia.Sari Fiore del Deserto.Sarai Ginestra

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  3. E' stato un piacere incontrarti così inaspettatamente :) ..ed anche conoscere la tua splendida e solare mogliettina! Mi spiace solo che non fosse il luogo ideale per intrattenersi ed approfondire un qualche interessante argomento. Un abbraccio di cuore a te e alla tua Morrigan.

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  4. ciao :-)sono passata a salutarti prima di partire per le vacanze :-)e' tanto che non scrivi e ti diro' che mi mancano molto i post sulle tue avventure giapponesi, sui tuoi viaggi, le foto dei posti in cui sei stato... ah no scusa, quelle non le pubblichi mai :-Pciao e a presto :-)

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  5. "Scrivo ancora. Nei primi quattro mesi di quest'anno ho scritto duecentocinquanta poesie. Sento ancora la follia scorrermi dentro, ma ancora non ho scritto le parole che avrei voluto, la tigre mi è rimasta sulla schiena. Morirò con addosso quella figlia di puttana, ma almeno le avrò dato battaglia. E se fra voi c'è qualcuno che si sente abbastanza matto da voler diventare scrittore, gli consiglio va' avanti, sputa in un occhio al sole, schiaccia quei tasti, è la migliore pazzia che possa esserci, i secoli chiedono aiuto, la specie aspira spasmodicamente alla luce, e all'azzardo, e alle risate. Regalateglieli. Ci sono abbastanza parole per noi tutti."Charles Bukowski

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  6. pensandoti, stesa io su muri bianchi, e sporchi, quanto mani che grattano bocche, e prensili ed acerbe infiorescenze, salto e ricucio il sole, tutto al suo posto.
    (dove.)

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  7. La tua poesia come scie di parole cadenti ,in una notte senza tempo

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  8. Nel 1593, nel corso di un processo per stregoneria, l'avvocato che conduceva le indagini (un uomo sposato) scoprì, a quanto pare per la prima volta, la clitoride; l'identificò come un capezzolo del diavolo, prova certa della colpevolezza della strega. Era "un piccolo pezzetto di carne, protuberante a guisa di capezzolo, della lunghezza di un centimetro e mezzo" che il carceriere "percepitolo al primo sguardo, non intendeva svelare, perché esso era adiacente a un luogo talmente segreto che non era convenevole a vedersi. Tuttavia, alla fine, non volendo nascondere una particolarità così strana", la mostrò ad alcuni degli astanti. I presenti non avevano mai visto niente del genere. La strega fu condannata.



    The Woman's Encyclopedia of Myths and Secrets

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