martedì 29 giugno 2010

Work in Progress: Il Portale della Verità

<<...l'arco mi conduce attraverso un breve corridoio nuovamente all'esterno della torre, lei è appena oltre la soglia. le sue mani, in un gesto ormai familiare, incrociate dietro la schiena. osserva assorta il panorama oltre il parapetto di quello che a tutti gli effetti è un lungo ponte. avvicinandomi a mia volta osservo il panorama e con stupore mi aggorgo di essere arrivato davvero in alto...la salita però non mi era parsa così lunga. giunto al parapetto a pochi passi da lei, getto uno sguardo nel vuoto sospeso oltre l'orlo del ponte e lungo la parete della grotta si snoda la scala di pietra, irta di torri che ho appena perscorso. vedere snodarsi verso il basso così tanti gradini, così tante torri, delle quali non ne ricordavo che due mi stordisce. in cerca di appoggio la affianco e lasciando vagare la vista mi rendo conto che oltre il ponte non c'è altro. non vi sono infatti ulteriori scale ne torri. il ponte collega la torre da cui siamo usciti direttamente con la parete della montagna. il ponte non è lungo più di cento passi eppure la mia vista non è chiara ed è a stento che distinguo la sagoma di quella che sembra una porta, incassata nella parete della caverna. sento una strana attrazione verso quella apertura, un'urgenza che mi spinge in quella direzione, ma osservando la mia guida lei mi appare calma e per niente interessata ad avviarsi. il volto sereno e gli occhi puntati verso il basso sembra in attesa di qualcosa. la osservo di sottecchi e come sempre mi è capitato in quei momenti sento la tensione sciogliersi lentamente. sono di nuovo calmo. mi rendo conto però che durante tutta la salita non sono stato padrone dei miei sensi. una perturbazione continua della coscienza alteranata tra paura e urgenza, conflitto ed incertezza mi ha sempre attanagliato tranne quando mi sono lasciato assorbire dalla sua voce, dal suo tocco, dal suo sguardo. forse, la stò fissando da troppo tempo. lei infatti incrocia il mio sguardo e sorridendomi mi dice

"chiedi pure. ogni domanda che senti in te è una domanda che merita di essere posta"

"non so cosa chiedere. sono solo confuso. non ho mai fatto un viaggio così lungo. "

"e questo ti preoccupa?"

"si..durante tutto il tragitto ho sentito come una tensione in me che non sono riuscito a controllare. per la verita non riesco nemmeno a capire cosa sia. eppure quando ti guardo questa tensione scompare e torna la calma. mi è successo anche ora, quando ho guardato in fondo al ponte...è li la fine di questo viaggio?"

"si..quella è la nostra meta. in fondo a questo ponte si trova la destinazione verso cui ci siamo mossi fin dai primi passi che hai compiuto in questo luogo. li tutto si compirà"

"e noi ci separeremo.."
lei mi interrompe, le sue dita che delicatamente sfiorano le mie labbra. poi la sua mano prosegue il gesto sfiorandomi il petto, sopra il cuore

"noi non ci separeremo mai. ascoltami, noi non possiamo perderci. non devi temere questo. non lasciare che il pensiero che questo viaggio stia per giungere al suo termine ti impedisca di arrivare dove devi. ogni strada ha una fine ed un inizio. ma non esiste un confine tra le due cose, ne differenza. è solo il punto di vista che cambia"

poi tornando a guardare oltre il parapetto, prosegue

"questo luogo...ogni cosa quì è un tuo riflesso. tutto ciò che vedi non è che unaparte di te. tu sei stato quì infinite volte e vi tornerai ancora e ancora. è così. hai già affrontato questa scala anche se magari non aveva l'aspetto che ha ora o persino non era una scala."

"sono già stato quì? ma non ricordo niente di questo luogo"

" non ne hai memoria perché ogni cosa quì è adesso e solo adesso"

la confusione torna a prendersi gioco della mia mente. la guardo perplesso e persino un pò scettico.

"non capisco...che significa?"

"non c'è niente da capire, ne altri significati  oltre ciò che ti ho appena detto. in questo luogo esiste solo l'adesso, o se preferisci il presente"

"cioè non c'è ne passato ne futuro? ma questo non ha senso..."

"non ha senso perché pensi al tempo come a qualcosa di reale. invece il tempo non esiste. e se non esiste il tempo allora non esiste passato ne futuro ma solo l'adesso. ed è proprio così in questo luogo"

"dunque questo è un luogo in cui il tempo non esiste.."

le dico meditanto sulle sue ultime affermazioni. cerco di assimilare il concetto eppure tutto mi sembra assurdo
e mentre cerco di fare chiarezza mi sale alle labbra una domanda

"siamo quindi in un luogo fuori dal tempo?"

e lei ride, come è capitato spesso in seguito a queste mie domande erranti. la sua allegria anche questa volta mi contagia e sento che non ride per prendersi gioco di me ma che in realtà le mie domande la rendono felice. lei ride di felicità e questo mi scalda denro. poi lei, quietando la sua ilarità risponde

"certamente, ed è così quasi sempre. quasi sempre infatti sei in un luogo fuori dal tempo. e questo perché il tempo esiste solo dentro la tua mente. e quindi solo quando sei dentro la tua mente il tempo esiste ed ha un senso."

dicendo questo si volta e torna a guardarmi, poi sorridendo prosegue

"proviamo a spiegare bene perché il tempo di per se non esiste. allora, il tempo come lo conosci tu, è solo un idea. un'immagine usata per dare un volto al processo di invecchiamento di tutte cose. stelle, pianeti, cellule, ricordi, tutto invecchia. ma questa idea di tempo è appunto niente altro che questo, un idea. per questo si dice che è relativo."

vedendomi decisamente perplesso prosegue

"futuro, passato, sono solo parole. le cose che fai sono. non esiste un erano o un saranno. tu sempre, in ogni istante, sei ogni istante della tua vita. tranne che per la tua mente, che è la parte di te che cataloga e ricorda. ma poiché anche i ricordi lentamente invecchiano e muoiono, oppure sbiadiscono sostituiti da altri, tu li senti parte del passato invece che qualcosa che è adesso.ma anche quei ricordi non sono che immagini, fotografie, idee. non qualcosa di reale. del futuro invece non hai bisogno che ti spieghi perché non esiste, vero?"

nel frattempo parlando, lei riprende il cammino e lentamente ci avviamo lungo il ponte. altre figure si dirigono nella stessa nostra direzione e molte lentamente ci superano . mi sembrano notevolmente aumentate e in lontanaza credo di scorgere un capannello che si và formando. pensieroso le ossevo passare osservandone i volti in cerca di qualcuno che possa riconoscere. però, pur sembrandomi tutti volti familiari di nessuno potrei dire il nome. lei come sempre appare del tutto tranquilla e a suo agio mentre cammina lentamente con le mani dietro la schiena. io la seguo in silenzio continuando a pensare alle cose che mi ha appena detto. poi tornano le domande

"però non mi spiego perché. anche se tutto fosse come hai detto, perché non riesco a ricordare le volte che sono già stato quì? in fondo, se il passato ed il futuro non esistono, e tutto è solo presente, dovrei ricordarle! e anche piuttosto bene!"

"però non è così. l'adesso, il presente, non puoi ricordarlo. puoi solo esserlo. se lo percepisci come ricordo allora lo hai già inserito nel passato. ma come ti ho spiegato, il passato esiste solo per la tua mente che però quì non riesce ad arrivare. ma non perché questo luogo sia protetto o isolato o, come hai detto, fuori dal tempo. non ci sono infatti barriere da superare ne distanze da percorrere. è piuttosto il contrario. questo luogo è ovunque, è tutto intorno, è adesso. ed è la tua mente, e così la sua idea di tempo, ad esserne contenuta. per questo non iresci a ricordare questo luogo. ecco, mettiamola così, la tua mente è semplicemente troppo piccola per contenere tutto il presente. quindi è solo quando <torni in te> come si dice, e rientri in quel piccolo spazio lasciandoti l'adesso alle spalle che puoi creare e accedere ai ricordi, al tuo passato."

lei, ora silenziosa, mi osserva mentre la mia mente vaga incerta tra le sue parole. ormai siamo giunti in fondo al ponte. il capannello di persone che avevo visto formarsi è proprio davanti a me e in parte copre alla vista ciò che si trova oltre. alla fine del ponte non mancano che poche decine di passi e pur non vedendo molto, come avevo già intuito riesco a scorgere oltre le sagome bianco vestite i contorni di una porta. lei continua a camminare tranquilla, e senza che lei debba pronunciare una parola, le figure si spostano per lasciarci passare. sto per porre un'altra domanda quando lei mi previene

"il momento è vicino"

dice senza guardarmi. poi sorridendo si volta verso di me

"ma prima, ascolta. lascia da parte i dubbi. quì, tutto ciò che vedi e senti, le parole, le immagini, persino le mie risposte e le tue domande non sono altro che il solo modo che hai per capire e vedere in questo luogo. un riflesso, come in uno specchio. ma per quanti riflessi tu possa scorgere, oltre la superfice c'è una sola risposta"

"quale?"

"non lo hai ancora capito?"

mi chiede questo guardandomi con i suoi occhi sereni. e mentre le risposte ad entrambe le nostre domande mi si formano nella mente, lei si scosta rivelando infine la meta di questo viaggio ...>>


Continua...
 

martedì 18 maggio 2010

La Spada che non è una Spada

<<...il cuore mi baslza in petto quando riconosco l'oggetto contenuto nell'armadio. la sagoma lunga e slanciata, la tipica croce di guardia ed il pomello che luccica colpito dalla luce che ora invade la stanza, accendono il mio entusiasmo

"una spada!"

esclamo pieno di gioia. lei ride e batte le mani. mi ricorda una bambina deliziata dallo spettacolo che sta guardando. sempre più mi sento legato a lei. ogni volta che la guardo mi sorprende. e mi sorprendo io stesso del calore che sento generarsi nel mio petto. lei mi guarda con un sorriso smagliante

"sei molto felice. ti piacciono veramente eh?"

"le adoro! hanno sempre avuto un enorme fascino su di me...però...perché una spada? mi serve un'arma? o anche questo è un simbolo..."

mentre parlo, quasi con timore, allungo la mano e prendo la spada. è molto leggera pur essendo lunga oltre un braccio e racchiusa in un fodero. il fodero è rivestito di pelle di serpente di un colore scuro che sul momento non riesco a definire. ne sento sotto la mia mano ogni piccola squama mentre ne accarezzo la superfice. il puntale e la bocca sono di lucido metallo, forse argento. le braccia a croce della guardia sono semplici e dritte con la punta conica mentre il pomello ha forma di piramide pentagonale. il cuoio dell'impugnatura, dello stesso scuro color petrolio del fodero, sembra nuovo e mi invita ad impugnarlo. cosa che faccio. poi lentamente estraggo la lama dalla sua prigione e incantato la osservo sgusciarne fuori come viva seppur guidata dalla mia mano. è bellissima, di acciaio puro, priva di qualsiasi segno se non quello della scanalatura centrale, lo scorrisangue, che da tre dita sotto la punta, percorre la lama su entrambi i lati per due terzi della sua lunghezza. così come il filo, doppio e affilato le cui onde di tempra, sembrano brillare di vita propria, donando alla lama un aspetto liquido e cangiante sotto la cremosa luce del globo appeso sopra la mia testa. mi pare di scorgervi riflessi azzurri o forse verdi. poi sento la sua voce

"ti ha proprio stregato..."

smetto di ammirare la lucida lama di acciaio e torno a guardare lei. sono emozionatissimo e quasi non riesco a parlare

"è davvero mia?"

"certo, come potrebbe essere altrimenti? ma come hai già capito, anche questa spada è un simbolo. un simbolo di te. come tutto il resto. sei tu che conferisci questo aspetto a ciò che la spada è in realtà"

"ma allora cos'è in realtà? e perché la forma di una spada?"

"in realtà quell'arma è il simbolo di ciò che in te vede con gli occhi dell'anima. e la forma di una spada gli si adatta perfettamente. dritta, sottile, capace di penetrare a fondo, affilata a sufficenza da tagliare i veli e le maschere che usi per nascondere a te o a gli altri la tua vera essenza. ma come puoi vedere, il filo è doppio, a simboleggiare il pericolo. un pericolo sia per il bersaglio della lama, ma anche per chi la impugna. come certe verità, che possono ferire, o persino distruggere chi le raggiunge. pericolosa come il serpente che si trovava quì, in questa stanza, e che ora è la spada che stringi tra le mani..."

"quella cosa era un serpente..."

non è una domanda la mia, ma la constatazione di una realtà della quale non avevo ancora preso coscienza. il significato della pelle che ne riveste il fodero ha ora tutto un'altro sapore. lei intanto inizia a camminare e appoggiandosi al mio braccio mi conduce nuovamente nella sala centrale

"ciò che si trovava nella stanza non era solo un serpente, ma piuttosto il serpente. tutti i tuoi serpenti eppure sempre lo stesso ogni volta. e giusto per sorprenderti, aggiungo che quel serpente ogni volta sei tu"

in effetti sono sorpreso ma non quanto mi sarei aspettatto

"e perché il serpente è diventato la spada?"

"il serpente, la spada, la scala dei giorni, e persino questa torre sono sempre la stessa cosa. cambia solo il come tu ne rappresenti i vari aspetti."

siamo nuovamente intorno al tavolo sul quale, dopo averla reinfoderata, deposito a malincuore la spada. lei nel frattempo continua a parlare

"il serpente con il suo modo di procedere strisciando e di sentire, di vedere, con la lingua, ben rappresenta ciò che ti stò spiegando. la sua lingua, come la spada, penetra la natura delle cose senza soffermarsi all'apparenza, così come il suo muoversi aderente la superfice ne rileva limiti e confini, senza lasciarsi distrarre dall'immagine o dall'immaginario. il serpente rappresenta la vera conoscenza, la conoscenza oltre il velo."

"scusami ma sono confuso. hai detto che il serpente rappresenta la conoscenza. come la spada, anche il serpente è quella parte di me che vede, ma hai anche detto che il serpente sono io. da quanto ho capito, solo comportandomi come il serpente mi conosco e acquisisco esperienza di me?"

lei mi sorride e mi fa cenno di proseguire

"ecco, quello che non capisco è come può distruggermi qualcosa che in realtà sono io? come può essere pericoloso vedere, conoscere, qualcosa che già possiedo?"

"ascolta bene. la conoscenza rappresentata dal serpente è la conoscenza di qualcosa che hai dentro di te ma che ancora non hai accettato. tu la vedi come un serpente perché è ancora selvaggia, non ancora domata. eppure allo stesso modo è la parte di te che davvero sa."

le sue parole mi fanno riflettere. gli avvenimenti della stanza buia prendono improvvisamente un altro aspetto e un pensiero si fa strada nella mia coscienza, così le dico

"la conoscenza, quando è vera conoscenza, può distruggere chi non è pronto a riceverla. chi non ha la forza di domarla. ma se uno riesce, ecco che da serpente selvaggio e pericoloso in una stanza buia, si trasforma in spada tra le sue mani. ho capito bene?"

"si. ed è così ogni volta. ora, pensa a cosa hai provato quando eri sulla soglia della stanza..."

"ero paralizzato dalla paura...vedevo qualcosa ma non riuscivo a capire cos'era. poi ho sentito di essere sia me stesso che la cosa nella stanza..."

"ecco. eri tu eppure eri anche il serpente. anche in questo c'è una lezione. tu non sei mai uno solo. questo concetto dovresti cercare di capirlo bene. non sei mai uno e non sei mai solo. così dentro di te, come fuori."

i pensieri si accavallano nella mia mente in un vortice indistinto. molte delle cose che lei mi dice mi suonano così strane eppure familiari e questa sensazione mi agita ancor di più del non capire. mi appoggio al tavolo con entrambe le mani e cerco di respirare profondamente, per calmarmi. ed ecco che mi sovviene un'altra domanda

"il serpente mi spaventava, quindi rappresenta anche la paura della conoscenza e non solo la conoscienza, giusto?"

"esattamente. ma anche la paura, così come il serpente, sei sempre tu."

quest'ultima affermazione è così strana che resto a bocca aperta. raddrizzo la schiena e sbalordito le chiedo

"io sono la mia paura?"

"certo"

"aspetta, ogni volta che ho paura, questa è scatenata da qualcosa che però non sono io. qualcosa o qualcuno staccato da me. quindi viene da fuori  anche se nasce e cresce in me..."

 "tu pensi che la paura venga generata da elementi esterni e che ti scivoli dentro quando sei di fronte a ciò che identifichi come causa della tua paura. ma non è così. la tua paura non viene da fuori e non è causata realmente da quegli elementi. la paura viene da dentro"

"eppure la paura ha molte forme. le fobie sono infinite e a causare paura a volte sono le situazioni, a volte altre persone. così come per qualcuno possono essere oggetti, animali, luoghi o colori. quindi è chiaro che viene da fuori.."

"quanto dici non è completamente errato. solo che non cogli la realtà del meccanismo. anche se non sempre è così, poniamo per questa spiegazione che lo sia e ammettiamo, seguendo quanto hai detto, che la scintilla che scatena la tua paura, quale che sia, abbia una fonte esterna e che la paura ne derivi completamente, anche se poi si sviluppa e cresce in te. ora, possiamo dire che ciò che ti spaventa sia la cosa estena che tu identifichi come scintilla della tua paura?"

"naturalmente. se io ho paura dei gatti, sono i gatti a scatenare la mia paura..."

"eppure in realtà non è così, anche se l'elemento esterno, nel tuo esempio i gatti,  è la scintilla che fà scattare la paura, se tu provassi a porti delle domande per cercare di individuare le ragioni della tua paura nell'oggetto che la causa, falliresti. potresti al massimo individuare delle ragioni superficiali e poco significative. e questo perché la paura ha ben altre origini. "

così dicendo ritorna verso il tavolo e distrattamente accarezza il fodero della spada. io osservo la sua mano scivolare lungo le squame del fodero e per un attimo ripenso al serpente nella stanza. quel serpente che era me

"tutte le paure, sono già dentro di te. ciò che le genera e le fa scattare, le cose di cui ne fai oggetto, sono in realtà il riflesso di qualche tua stanza inesplorata, in cui sono contenute le energie e le risorse utili o necessarie ad affrontare le situazioni, le persone, gli oggetti o i concetti che tu individui come fonte delle tue paure. però non sono loro la fonte della paura. è piuttosto il bisogno di esplorare quelle stanze, la ricerca di ciò che è contenuto in quelle stanze, che la risveglia in te."

detto questo mi lancia uno sguardo interrogativo, come a chiedermi hai capito? io non so se ho capito e quindi non dico niente e torno ad osservare gli oggetti sul tavolo. distrattamente tocco l'involto azzurro che avevo notato all'inizio chiedendomi cosa contenga ma poi invece di esaminarlo passo oltre e torno da lei e dalla spada. lei mi osserva in silenzio, ma visto che io non dico niente, dopo un attimo prosegue

" queste sono le origini della paura. le cause esterne cui ne attribuisci la responsabilità sono solo proiezioni. dei veli, per non vedere"

"per non vedere cosa?"

"per non vedere quelle parti di te che sarebbero necessarie in quel momento ma che tu non hai il coraggio di conoscere. sono queste le energie, le risorse chiuse nei bauli e negli armadi delle tue stanze buie. ed è a queste stanze che fanno la guardia i tuoi serpenti"

"le mie stanze buie sono le stanze in cui ho paura di entrare avevi detto, come prima nella stanza in cui c'era il serpente. ed è lì che risiedono le mie paure ma anche le conoscenze per superarle."

"bravo. esattamente così. perchè una paura, è sia paura che soluzione alla paura stessa. una volta che comprendi quale parte di te, quale stanza buia, è riflessa dall'oggetto o dalla situazione che ti spaventa, ogni volta che ti riconosci in essa e la accetti, quella paura non esiste più. scompare e diventa conoscenza, energia. diventa un tuo potere ed un'utile risorsa."

"tutto chiaro. il serpente scompare, poiché l'ho domato, la stanza si illumina ed io ho guadagnato una spada"

lei sorride a questa mia affermazione poi allontanandosi dal tavolo verso una delle porte mi fa cenno di seguirla

"vedo che cominci a capire anche se non dovresti schematizzare così. ma per ora può andare. adesso andiamo, ancora non siamo giunti alla fine di questo viaggio ed è ora che proseguiamo, manca davvero poco ormai..."

io vorrei porre altre domande, ma lei detto questo attraversa uno degli archi. così dopo un istante la seguo...>>

continua...

martedì 4 maggio 2010

Il Riflesso del Serpente

 


<<...questa volta, invece della penombra ad accogliermi è un'ampia sala illuminata dalla stessa luce cremosa dell'esterno, grazie ai globi che pendono dal soffitto del tutto identici a quelli che illuminano il cuore della montagna. immediatamente, mi rendo conto della profonda diversità di questa torre rispetto alle altre che ho attraversato durante la mia salita e delle quali, quasi non ho più memoria. anzi, riflettendoci mi accorgo di ricordarne solo una, la prima in cui sono entrato. le altre mi sono scivolate intorno, mentre parlavo con lei. come in un sogno. Questa torre sembra viva. la vasta sala rettangolare in cui entro ha al centro un lungo tavolo di legno che occupa buona parte della lunghezza della sala e numerose aperture si intervallano lungo le pareti con uno schema e disegni di cornice identici alla sala della prima torre. sul tavolo numerosi oggetti e candele ne ingombrano la superfice. sono davvero incuriosito. finora tutto aveva l'aspetto dell'abbandono con polvere e ragnatele e ogni torre mi pare di ricordare fosse priva di qualsivoglia fonte di luce. questa invece ne è ricolma e gli oggetti sul tavolo e le stanze stesse anchesse illuminate, mi fanno pensare che possa essere abitata e che qualcun'altro oltre a me si trovi in questo luogo. lei come sempre è tranquilla e si guarda intorno. Resto incantato ancora una volta dal suo modo di guardarsi intorno, con quell'espressione che hanno i bambini quando visitano dei posti nuovi, così in contrasto con la calma saggezza dei suoi occhi. Mi avvicino a lei e cerco di imitare il suo atteggiamento curiosando fra le cose che ingombrano la superfice del tavolo.



“questa torre è molto diversa, sembra abitata...qualcuno vive qui?”



“nessuno vive qui, o viene qui, eccetto te. potremmo dire che qui è dove ti trovi in questo momento della tua vita. non dimenticare che non si tratta di un luogo fisico. l'aspetto di questo luogo, come ti ho già detto, è un tuo riflesso. sei tu che la vedi così...”



“tutto è un mio riflesso...anche questa quindi è una torre di passaggio?”



“esattamente. un momento del tuo percorso in cui stai attendendo. e questo momento lo immagini come una torre.”



“è un momento importante? voglio dire, perché lo immagino come una torre?”



“la torre è un simbolo di conquista, di colonizzazione di terre sconosciute. in qualche modo segna un confine. se ci pensi molte torri venivano erette sulle frontiere. ed è questo per te. una fortezza sulla tua frontiera. ed oltre questa torre, l'ignoto. nuove esplorazioni, nuove scoperte, nuove avventure.”



riflettendo sulle sue parole inizio ad osservare cosa c'è sul tavolo. oggetti di ogni tipo sono messi alla rinfusa senza nessun ordine riconoscibile. come se fossero stati tirati fuori da un magazzino e posizionati lì per essere esaminati e scelti. ci sono torce di legno con la parte infiammabile avvolta in fasce di tessuto. bussole, sestanti, e altri strumenti di cui non riesco ad individuare il nome. vedo al centro un involto di stoffa azzurra dalla forma allungata e accanto a questo un elmo del tipo che indossavano i conquistadores spagnoli. e poi quello che mi pare un sacco a pelo moltissimi libri e penne, con fogli di carta o di pergamena sparsi ovunque. in alcuni sacchetti trovo delle monete, di ogni forma e metallo. e piatti, boccali e brocche di metalli all'apparenza presziosi ma nache di altri materiali meno nobili.



“tutti questi oggetti...mi appartengono?”



“sono le cose che si trovavano nei bauli che hai trovato nelle stanze che vedi intorno a te. ricordi? l'ecquipaggiamento dell'Avventuriero.”



“libri, boccali e monete..ma, davvero mi servono queste cose?”



“non guardare l'aspetto che hanno adesso. tu stai immaginando un viaggio, quindi quello che porti con te assume l'aspetto di cose utili ad un viaggiatore quale tu ti senti in questo momento. atlanti, denaro, oggetti da campeggio. tutte cose che possono servire quando stai per intraprendere un viaggio. come vedi sono tutti qui, su questo tavolo pronti perché tu li selezioni.”



“ma così tanti. come faccio a scegliere..non conosco nemmeno la mia destinazione...”



“ti preoccupi troppo. non cercare di scegliere con i normali parametri che useresti per un viaggio nel mondo esterno. qui devi saper vedere con gli occhi del cuore. è più un sentire che un vedere. sentirai cosa ti serve e cosa no. ma ancora non è il momento che tu scelga.”



“non capisco..vedere con il cuore e non con gli occhi?”



“quegli oggetti che vedi non sono oggetti reali ma immagini, simboli o più esattamente, sono come tu simboleggi le cose che quegli oggetti rappresentano in realtà. ogni oggetto è una parte di te. un tuo potere o capacità o risorsa, che non possiede un'immagine propria e quindi hai bisogno di vestirla con gli abiti di oggetti comuni che usi tutti i giorni, o inusitati ma che in qualche modo soddisfano la tua necessità di vedere. quelle immagini sono dei travestimenti ecco..”



“perché non posso vedere quelle risorse con il loro vero aspetto?”



“che immagine ha la forza d'animo? qual'è l'aspetto della saggezza? cose come queste non si possono vedere. le puoi solo sentire, in te o negli altri. anche nel modo di dire a qualcuno ciò che senti in lui usi la formula 'vedo in te' ma anche questa formula ovviamente, è un simbolo. non vedi realmente, non con i tuoi occhi fisici. un vedere che è un sentire. un vedere così autentico che travalica i normali sensi. un vedere con l'anima. potresti farlo continuamente ma ti sei abituato a farlo solo di rado.”



“perché?”



“per paura. paura di ciò che potresti capire di te o degli altri.”



le sue parole mi feriscono. la osservo per vedere se si è accorta, ma lei si è già diretta verso una delle aperture illuminate. eppure, riflettendoci, sento che anche se non mi sono piaciute, esprimono una verità. una verità che non mi è piaciuto sentire. la seguo e avvicinandomi le chiedo



“e nelle stanze cosa c'è? sono tutte illuminate...”



ma prorio mentre dico così, mi rendo conto che in realtà, non tutte le stanze sono illuminate. una, la cui soglia rimane buia nonostante la luce che pervade la sala, attira come un megnete i miei occhi. irresistibilmente me ne sento attratto e così, con passi incerti, inizio ad andare in quella direzione. mentre lentamente mi avvicino sento come una tensione formarsi nel mio stomaco, proprio dietro l'ombelico. poi passo davanti ad un'altra apertura e il mio sguardo deviando dalla soglia oscura che mi stava attraendo si volge a esplorare l'interno luminoso di quest'alttra stanza. questa, perfettamente illuminata da un globo che pende dal soffitto, contiene due scrigni di grosse dimensioni, entrambi aperti e con mio stupore, traboccanti gioielli e tesori. stò per entrare quando improvvisa, la sento vicino al mio orecchio



“non lasciarti distrarre, questa stanza non ha niente in serbo per te..non ingannare te stesso, tu sai che non è questa la stanza che cerchi.”



mi arresto turbato dalle sue parole. ingannare me stesso? non capisco il significato della sua frase, però non mi sento più attratto dai bauli ricolmi di ricchezze e i miei occhi nuovamente si volgono verso la stanza buia. respiro profondamente e compio i pochi passi che mi separano dalla sua soglia.



vi giungo e fermo, senza il coraggio di andare oltre, osservo il buio a solo un passo da me. l'interno non è affatto penetrato dalla luce della sala in cui mi trovo e la soglia sembra quasi segnare il confine tra luce e tenebra. cerco di vedere qualcosa all'interno, la sagoma di qualche baule o di altri oggetti ma tutto resta occultato come se non ci fosse altro che oscurità. dentro di me nuovamente si forma quella tensione che provavo prima di essere distratto dai bauli nell'altra camera. la stessa tensione che si ha prima di un esame, per il quale non sai se sei preparato. non ricordo quanto tempo sono rimasto ad osservare il nulla ma ricordo che improvvisamente sentii che qualcosa in quella stanza si stava muovendo. qualcosa di grande. qualcosa di non umano.



“cosa c'è qui dentro?”



le chiedo, e chiara risuona alle mie orecchie la nota di panico nella mia voce. lei non mi risponde ed io non riesco a distogliere gli occhi da quelle tenebre che sembrano ora animarsi. vorrei voltarmi per vedere se lei è accanto a me o se sono rimasto solo in quel luogo, ma non riesco a muovermi. stò per chiamarla quando nuovamente vedo qualcosa. le tenebre all'interno si agitano, come la superfice dell'acqua al passaggio di un grosso pesce. sono come ipnotizzato. la tensione che si stà trasformando in paura, raggiunge un livello atroce da sopportare, ma non riesco a muovere nemmeno un muscolo. quasi non respiro. poi dei riflessi, piccoli bagliori di luce, lampeggiano nell'ombra, come piccoli specchi gemelli che riflettono la luce alle mie spalle. o più esattamente, come gli occhi di un animale colpiti dai fari di una macchina. li vedo avvicinarsi alla soglia dalla quale, ancora immobile li ossevo. vorrei fuggire ma non ci riesco. e quando ormai il panico mi ha quasi travolto, all'improvviso mi vedo.



mi osservo, fermo sulla soglia della camera nella quale mi trovo. la mia vista è strana, come se guardassi attraverso un vetro verde e giallo mentre il mio corpo si allunga in spire intorno e sotto di me. lentamente sollevo la mia testa per osservare meglio l'altro corpo fermo come una statua. l'espressione di quel viso, un viso così simile al mio, familiare ed estraneo al contempo, sembra come congelata. immobile tra lo stupore e la paura, della quale posso percepire l'odore forte e acre. ha un aspetto davvero comico e quasi vorrei ridere. eppure è la rabbia a scuotermi. una strana scarica, come di adrenalina mi fa serrare i muscoli di tutto il corpo e con un impeto, che non pensavo di poter avere, mi slancio contro l'altro con forza, spalancando le mie fauci pronto a mordere e a lottare. in due sole onde raggiungo la figura che mi imita, guardandomi dalla soglia illuminata, e lo germisco.



il mio urlo si interrompe mentre mi risveglio nuovamente me stesso. il cuore mi batte nel petto come dopo una corsa infinita, ed io tremo, mentre l'adrenalina ancora fluisce nelle mie vene. è come svegliarsi da un incubo. mi ritrovo solo, fermo sulla soglia di una stanza ora illuminata e completamente vuota se non per un vecchio armadio nell'angolo in fondo, appoggiato alla parete di destra. la mano di lei, posata sul mio braccio con la sua pelle fresca, lentamente mi riporta alla coscienza di me. il mio corpo che ancora mi pare di sentire come fatto di spire è adesso libero di muoversi. batto gli occhi per la luce che adesso illumina la stanza ora molto ordinaria. della cosa che era qui non vi è traccia. come evaporata. non provo più paura e quasi senza accorgermi entro dirigendomi verso l'armadio.



“su..aprilo..”



la sua voce mi ricorda che anche io posso parlare, e così le chiedo



“cosa è successo? cos'era quella cosa nella stanza..? sono confuso..ora c'è luce...questa stanza è diversa..?”



“questa stanza è sempre stata come la vedi ora. era una delle tue stanze buie. ma ora non più. sei stato bravo, hai saputo guardare con gli occhi della tua paura. ora sei pronto a ricevere il tuo premio. su apri l'armadio.”

così faccio. e mentre piccoli frammenti di metallo rugginoso cadono dai cardini delle sue ante, lo apro completamente rivelandone infine il contenuto...>>


continua...


 

sabato 13 marzo 2010

La Scala dei Giorni


 



<<...mi sento stranamente emozionato, come fossi tornato bambino e mi stessi accingendo ad esplorare, quelle stanze di casa dall'aria misteriosa. i gradini scorrono sotto di me mentre mi guardo intorno. sento di avere un po l'aria del turista, tutto mi sembra così particolare, i gradini di pietra e le rocce sulla mia sinistra, dove la scala si appoggia alla parete della montagna, sembrano segnati dal tempo, consumati dal passaggio di innumerevoli piedi. al contempo, in qualche modo misterioso sento di averli già saliti io stesso. lentamente la luce emessa dai globi imbrigliati nelle loro catene assume una luminescenza sempre più cremosa quasi fisica, che si spande uniformemente intorno diradando la penombra che caratterizzava il fiume, il sentiero e la prima parte della scala. in effetti è come se la penombra lentamente restasse indietro e salendo l'aria stessa si facesse più luminosa. mentre tutto questo prende coscienza nella mia mente mi ritrovo alla prima torre.

mi era sembrata così lontana ed il tempo della mia salita così breve che rimango a bocca aperta, fermo difronte l'ingresso ad arco. la sento ridere, ed il suono mi fa vibrare dentro. la guardo sorridendo a mia volta del mio stesso stupore e lei con un gesto della mano mi invita ad entrare. faccio un passo. l'arco scivola intorno a me e la penombra dell'interno mi avvolge nuovamente. è un'esperienza strana. il cambio di luminosità è come se mi facesse ritrarre ed io mi sento un po smarrito. paure ancestrali mi sfiorano ma lei mi è vicina e mi parla e la sua voce disperde tutte le strane sensazioni che stavo provando.

"ti piace?"
"non so..che posto è questo? una torre di guardia?"
"direi piuttosto una torre di passaggio"
"passaggio di cosa?"
"passaggio di chi ha più senso. e la risposta sei tu, naturalmente"

la osservo attentamente. non sono sicuro di cosa significhino le sue risposte ma ad un livello più profondo ho la sensazione di aver capito. anzi sono certo che una parte di me ha capito. e questo mi fa sentire tranquillo. ora i miei occhi si sono abituati alla nuova penombra e mi rendo conto che la torre ha un ingresso piuttosto ampio con numerose porte. mi guardo intorno e curiosando, inizio a passeggiare nella sala. le pareti hanno in alto e al piede, gli stessi segni che avevo notato sull'arco di pietra che portava fuori dalla grotta. qui, il disegno in alto è una cornice lineare che si ripete su ogni parete, mentre in basso, ogni volta che incontra il vano di una porta ne segue il profilo incorniciandola. sempre più curioso inizio a guardare dentro le porte, che in realtà sono più archi, poiché privi di qualsivoglia telaio o porta vera e propria. dietro ognuna delle aperture esclusa quella che conduce all'esterno chiaramente indicata dal contrasto di luce, si trovano delle stanze, dalle dimensioni tutte diverse ma comunque piuttosto piccole, e dentro ogni stanza ci sono bauli e forzieri, alcuni aperti ed altri chiusi con pesanti lucchetti di forme e metalli diversi. mi ricordano gli scrigni del tesoro dei pirati, oppure i bauli della nonna. tutti comunque sembrano piuttosto vecchi. in effetti polvere e ragnatele sono un po ovunque come se fossero da molto tempo abbandonati. la guardo mentre passeggia rilassata nella sala principale osservando il disegno di cornice. mi avvicino e lei si gira sorridendomi.

"su, chiedi pure.."
"chi viveva qui? come mai tutti questi contenitori?"
"nessuno viveva qui. ti ho già detto che in questo posto è tutto un tuo riflesso"
"quindi questo luogo riflette me? allora cosa c'era dentro quegli scrigni aperti? e perché alcuni sono ancora chiusi?"
"negli scrigni aperti si trovavano cose che ti sono servite, e che hai usato. per questo ora li vedi vuoti. gli altri contengono altre cose. strumenti che invece non ti sono serviti. quindi sono rimasti così"
"che genere di cose?"
"varie cose. strumenti. visto che a te piace il gioco di ruolo potresti chiamarle ecquipaggiamento dell'avventuriero. un nome abbastanza adatto"
" sono curioso, posso aprirli? magari ora questi oggetti mi servono.."
"no. non ti servono più. sei cambiato molto e hai affrontato numerosi passaggi e per ogni passaggio  esistono gli strumenti giusti. alcuni li usi facilmente, mentre altri, alle volte non riesci a trovarli poiché li nascondi in stanze in cui non hai il coraggio di entrare. altre volte, non possiedi le chiavi per aprire lo scrigno che li contiene e quindi non puoi raggiungerli. comunque tutti restano indietro e quindi non ti possono più servire."
"ma qui non ho provato paura per nessuna stanza.."
"ormai non appartieni più a questo luogo. è normale che tu non provi più paura. la paura è solo dove sei tu. ma ora vieni, dobbiamo salire ancora. non dimenticare, la nostra meta è più in alto."

mi prende la mano e come un bambino mi lascio guidare nuovamente fuori. ammetto che uscire dalla torre e ritrovarmi nuovamente nella cremosa luce dei globi scioglie una tensione allo stomaco che non mi ero reso conto di provare, come un profondo respiro di pancia. riprendiamo a salire, ma ora non mi sento più tanto turista. la conversazione avuta nella torre in qualche modo ha aperto una porta in me, e la scala e le torri che vedo più in lato mi appaiono sotto una luce nuova. salgo, trasportato dai miei pensieri e quasi senza accorgermi attraversiamo altre torri. poi di botto mi fermo. siamo completamente soli.

"ma dove sono tutti?"
"sono rimasti giù. come deve essere."
"ma io li ho visti salire. perché ora non c'è nessuno?"
"perché non ti sono di nessun aiuto. quando eri ai piedi della scala ti serviva un esempio da seguire, qualcuno che facesse il primo passo. ma anche le persone che hai visto, come tutto qui, sei sempre tu"

la sua risposta mi accende una lampadina e sto per fare una domanda ma è un'altra quella che mi esce dalla bocca e ascoltandola nel momento in cui la dico, ho la sensazione che sia una domanda davvero stupida

"ma questa scala..è davvero una scala?"

non riesco a trattenermi e rido. rido della mia domanda e lei ride con me. è un momento di gioia davvero bellissimo, un ridere che mi scalda profondamente. poi, tornati nuovamente seri, chiedo ancora

"scusa, la domanda mi è sembrata così stupida che non mi sono potuto trattenere. comunque davvero: questa scala è realmente una scala?"
"la domanda non è così stupida infondo. questa scala in effetti non è una vera scala. non una scala come quelle su cui cammini ogni giorno. è piuttosto un'immagine. come tu immagini quello che questa scala rappresenta. questa scala è un percorso. il tuo percorso"

lei si affaccia al parapetto. siamo in un punto piano, senza gradini e solo leggermente in salita. un ponte tra due pareti, che collega la torre alle mie spalle che abbiamo appena attraversato, con un'altra serie di gradini che salgono costeggiando la roccia più avanti. e sopra questi un'altra torre. sotto di noi, il fondo triangolare della grotta appare oscuro, punteggiato dalla luce dei lampioni sul sentiero. a stento riesco a vedere il luccichio dell'acqua del fiume. c'è come una linea netta di demarcazione tra la luce della prima rampa di gradini e la penombra che avvolgeva il sentiero come se la penombra non fosse assenza di luce ma fumo sospeso nell'aria. o piuttosto un mare, che lento si muove ondeggiando in basso, lambendo i gradini che vi si immergono. 

"ogni gradino che saliamo, ogni pietra su cui poggiamo i piedi, sono momenti, esperienze, tratti della tua vita. potresti chiamare questa scala La Scala dei Giorni. anche se il termine è un po fuorviante"
"perché fuorviante?"
"perché in realtà, il tempo c'entra poco con il numero di gradini le torri ed il resto. ecco diciamo che questa scala è l'immagine con cui tu rifletti la tua evoluzione. i gradini sono i passi che hai compiuto nella tua crescita, e le torri indicano i momenti di passaggio fondamentali da una età all'altra. ma anche detto così è solo un'immagine che riflette ciò che in realtà è rappresentato da questa scala."

parlando ricominciamo a camminare.

"allora i ponti come questo...potrebbero essere deviazioni della mia crescita in altre direzioni? quando cioè ho scelto una strada diversa? oppure quando sono passato da essere un bambino alla pubertà? o quelle sono le torri?"
"no, non puoi parlare in termini temporali. il tempo non c'entra. per spiegarmi meglio, un gradino potrebbe rappresentare anni della tua vita, con tutte le fasi della crescita che comprendono, mentre un intero tratto potrebbe rappresentare solo pochi giorni, o minuti o persino secondi della tua vita biologica. ti ripeto, il tempo non c'entra molto con tutto questo."

e così dicendo, abbraccia con un ampio gesto circolare tutto il panorama che si estende sotto di noi. incredibilmente siamo arrivati in cima alla scala. dietro di me l'enorme serpente di pietra si estende vertiginosamnete verso il basso. davanti a noi un'altra torre esclude la mia vista da ciò che si trova oltre.

"visto? non è stata dura la salita. come ti avevo promesso. oltre questa torre, si trova l'ultimo ponte che attraverseremo e, alla fine di questo, la meta di questo viaggio. avanti, il momento ormai è davvero vicino."



quindi, davanti a me un'ultima torre e poi la nostra misteriosa meta. lei mi osserva, ed io la guardo negli occhi. sono stranamente triste. il suo volto si fa dolce e con il sorriso che ho iniziato ad amare, mi chiede 

"perché quella faccia triste? dovresti essere felice, è un momento importante quello che ti attende"
"hai detto che il viaggio sta per finire. così ti perderò di nuovo"

la sua risata improvvisa, un suono argentino e frizzante, mi sorprende e mi lascia a bocca aperta. vedendomi così lei ride ancora di più. ed io catturato da tanta ilarità non posso che unirmi a lei e d'improvviso la tristezza è svanita.

"ma tu non puoi perdermi. ancora non hai capito vero? ma capirai non preoccuparti. sono certa che capirai. ma ora andiamo. non può avvenire se non ci sei ma il momento non è eterno."

anche questa frase mi suona dentro come una campana. nuovamente faccio appello al mio coraggio e senza ulteriori indugi entro nella torre...>>


continua...

lunedì 1 febbraio 2010

Nel Cuore della Montagna


<<Apro gli occhi. mi trovo su una riva composta di piccoli sassi piatti e rtondi di colore nero, con striature bianche. nonostante ogni sasso abbia le proprie caratteristiche uniche le striature che li ricoprono sembrano formare un disegno più grande che li include tutti. la riva non è molto ampia e declina dolcemente verso un corso d'acqua che ai miei occhi appare scura e profonda. intorno a me la riva è illuminata da una luce che più forte alle mie spalle, degrada in una penombra nascondendo ciò che si trova oltre la riva opposta. lascio vagare il mio sguardo all'intorno ma non vedo molto. solo dietro, dove la luce è più forte, vedo una parete di roccia svettare verso l'alto. mi accorgo così, che la luce proviene da un passaggio ampio, i cui bordi. che ne disegnano la sagoma a ogiva, sono incorniciati da un complesso disegno a spirale. oltre il passaggio la luce, certamente la luce del sole, illumina un prato di verde erba ed al margine del prato un bosco. mi sembra di poterne scorgere i giochi di ombre e luci disegnati dal sole nell'invitante sottobosco. vorrei dirigermi in quella direzione, ma quando stò per compiere il primo passo, una mano leggera mi si posa sul braccio ed una voce fresca come il tocco di quella mano, mi trattiene...



 "ecco. siamo pronti ad attraversare"



mi volto a guardarla e lei mi sorride serena. non saprei dire che lineamenti avesse o come io la chiamai. ricordo solo il sorriso e gli occhi. ed il corvino dei suoi capelli che risaltava sul bianco della sua veste. eppure intimamente la riconobbi. era Lei. sempre lei in ogni mio sogno. non mi accade sempre di riconoscerla così presto. alle volte mi accorgo che è Lei solo alla fine del sogno quando stò per lasciarla. altre volte semplicemente non succede. ma questa volta lo sento immediatamente. è lei. è la mia guida.



raccolgo la mano che mi stà offrendo e la seguo lungo la riva. i sassi scricchiolano sotto i miei sandali. rimango stupito nel constatare che sono vestito a sua immagine e somiglianza. veste bianca e sandali ai piedi. i nostri abiti mi fanno venire in mente le figure di certi mosaici greci. Lei mi conduce verso l'acqua che ora, abituandomi alla penombra, vedo non essere molto profonda e tutt'altro che scura. i sassi che formano la riva si trovano anche sul fondo e sulla riva opposta. l'acqua e gelata direi. mi bagna i piedi scoperti nei sandali, passandomi tra le dita, sopra la caviglia fino alla noce del piede. però il contatto con l'acqua così fredda non mi infastidisce, mi sveglia piuttosto, dandomi un brivido lungo la schiena che mi elettrizza. mi accorgo che attraversare quel corso d'acqua è stato varcare un confine. ora riesco a distinguere meglio ciò che mi circonda grazie alla luce che dei globi sorretti da lampioni di epoca vittoriana, emettono. come se all'interno dei loro cuori di roccia o cristallo di una trasparenza lattigginosa, ardesse il fuoco di una lampada.  ce ne sono anche di sospesi ad altezze vertiginose, imbrigliati in gabbie formate da catene di ferro, che illuminano in alto lastre di roccia incastrate tra loro. i globi sui lampioni segnano un percorso. un sentiero che io e la mia guida iniziamo a seguire e, in fondo al sentiero che stiamo percorrendo, una scala. enorme. ampia dieci passi, di pietra grigia come pietra serena e le mura entro cui è costruita, formate di grossi blocchi di pietra, risaltano del rosso dei mattoni che ne rivestono i parapetti. la vedo snodarsi verso l'alto, ai miei occhi infinito serpente di rampe vertiginose e ponti sospesi. la grotta seppur molto ampia e alta, nel punto in cui la scala ha inizio pare restringersi come il vertice di un triangolo. così quella poderosa struttura si slancia da parete a parete o ne segue i contorni, con centinaia di gradini e tratti pianeggianti come spalti di un castello. ad intervalli regolari una torre segna il punto di snodo e li, la scala compie una virata continuando a salire. il posto è incredibile e mi domando con meraviglia dove siamo. stò per interrogare la mia guida ma lei, prevenendo le mie domande, nuovamente mi parla quasi avesse letto nella mia mente. e forse fù così.



"questo è il cuore della montagna. dobbiamo salire. la nostra meta si trova in alto, alla fine della scala che vedi. non avere timore, la salita sarà più leggera di ciò che pensi."



"mi ricorda la muraglia che ho visto in cina" penso



"ogni luogo è un solo luogo quì. quì, tutto è un tuo riflesso. ora vieni il momento è vicino"



"il momento per cosa?"



"risponderti toglierebbe gusto alla salita. una volta arrivati avrai molte altre domande, le cui risposte includeranno anche quella che potrei darti ora. lo vedrai, ma ora andiamo, non restiamo intrappolati nella folla"



ed in effetti, ora che lei l'ha detto mi accorgo che non siamo i soli ad avvicinarci alla grande scala. altre figure in bianche tuniche e sandali camminano tranquille intorno a noi, a coppie o in piccoli gruppi di cinque o sei individui. alcuni hanno già iniziato a salire i primi gradini. stringo più forte la mano della mia guida che con un cenno della testa ed un sorriso riprende camminare verso l'inizzio dell'enorme rampa. il cuore accellera i battiti, mentre un gradino dopo l'altro, iniziamo a salire...>>



 



continua...

martedì 12 gennaio 2010

In Viaggio

Da molti anni ormai mi dedico all'esplorazione dei miei personali cieli come amo chiamarli. altri la potrebbero definire introspezione, ma per me non si tratta semplicemente di guardare nella mia mente e nel mio cuore. durante queste discese dentro me, grazie allo stato mentale che raggiungo con la meditazione, le cose assumono un aspetto molto più onirico e sensoriale che il semplice riflettere, ricordare e porsi delle domande, di fatto sono veri e propri Viaggi, o Sogni come solitamente li chiamo. alcuni li ho già raccontati e altri probabilmete li racconterò. in particolare quello che segue mi ha molto colpito. se questi Sogni o Viaggi siano poi solo sogni o veri viaggi nelle dimensioni dell'anima non saprei dirlo. solo sento il bisogno di raccontare uno dei più intensi che abbia mai fatto e cosa in questo mio, io abbia visto e udito...

continua...

mercoledì 6 gennaio 2010

Un Indovinello...


Per Druidi e Poeti




if i say 
that i'm Five 
Five taken from Three
Three that indeed is Nine 
thee answer
who am i?




Per chi ha problemi con l'inglese ho inserito nei commenti una traduzione in Italiano. la traduzione non è esattamente letterale ma fatta in modo da lasciare una certa musicalità.
ne darò la soluzione domenica.


sperando che l'indovinello vi piaccia
auguro a tutti, buona caccia...

lunedì 4 gennaio 2010

Mi hanno detto...

...che l'animale Uomo è buono per sua natura. sono gli eventi della vita a renderlo crudele. come un'eredità, che in un infinito cerchio inerte al perdono, si perpetua per sua stessa natura. vorrei crederci e forse ci credevo. oggi invece mi domando perché, se è così, ogni epoca della nostra storia sia segnata da indicibili carneficine. guerre. morte. perché questi elementi dominano da sempre le epoche del mondo se non sono parte di noi ma il frutto delle asperità della vita. mi chiedo perché se le crudeltà che commettiamo sono il frutto della sofferenza patita, gli amministratori della guerra sono ricchi in cerca di altra ricchezza mentre chi anela maggiormente alla pace sono i poveri ed i disperati.

dalle televisioni, infiniti appelli per la pace nel mondo. quanti lo deisderano per il nuovo anno. ogni nuovo anno. lo stesso slogan ripetuto milioni di volte. in bocca ai governanti, nelle parole del papa, nei discorsi delle miss. nelle parole di tutti noi. tutti noi apparentemente desideriamo la pace nel mondo. ma sono solo parole. se così fosse non ci sarebbero guerre già da domani. eppure la guerra miete ancora le sue vittime e le nazioni hanno eserciti, e soldati disposti a sparare.

ancora una volta stiamo dormendo.