lunedì 6 luglio 2009

Oggi ho presenziato ad un funerale. oggi è stato sepolto un uomo. il padre di una cara amica. è difficile descrivere le sensazioni che ho provato. ammetto di non aver sentito dolore per la scomparsa dell'uomo, ma vedere il dolore sul volto di lei è stato inaspettatamente straziante. senso di impotenza misto ad imbarazzo per essere lì oggi senza saper comprendere il suo vero stato d'animo, senza le parole giuste da dire. senza niente, se non un silenzioso abbraccio. che in fondo è quanto di meglio potessi fare.


senza le parole giuste....


avrei potuto dirle che le persone muoiono prima o poi. tutti. è il destino dell'uomo. per quanto sia doloroso o possa fare paura. e noi non abbiamo nessun mezzo per impedirlo. avrei potuto dirle che, se chi muore soffriva atrocemente di un male inguaribile e crudele, la morte può essere il balsamo che fà cessare il dolore. la liberazione di una pace ritrovata. ma quando i miei occhi hanno incontrato i suoi, ho taciuto. con il mio silenzio le ho risparmiiato parole inutili.


di parole inutili ne avrebbe del resto udite anche troppe. le parole del prete, che durante la messa li esortava a non pensarlo morto. a vederlo vivo e gioioso nella gloria di Dio. e parlava di resurrezioni e pace eterna, paragonando il defunto a Cristo. che dopo tre giorni è risorto. parole inutili ed un pò ipocrite. perché non c'è resurrezione per noi. pur avendo atteso tre giorni. inutili le condoglianze. vuote frasi di circostanza, mormorate a fil di labbra da parenti ed amici, mentre sfilavano occhi bassi, stringendo le mani dei figli e della moglie. occhi bassi, per non vedere il dolore riflesso negli occhi di chi a perduto.


La messa finisce. i presenti salutano e tornano alle loro vite. partono i parenti così come gli amici. la cerimonia si avvia verso la sua conclusione. il corpo viene trasportato al vicino cimitero. deposta la bara, la tomba viene sigillata. un muratore, lavorando con precisione e maestria, pone i mattoni e la calce. infine delicatamente, come accarezzando un bambino, traccia una croce ed il nome di chi giace dietro quella parete ancora fresca, come le lacrime di chi in quel momento pensa all'uomo, che non è più. come il dolore...che resta...


 

5 commenti:

  1. Eppure, dette dalla persona giusta, quelle parole che ricordano che tendiamo ad un'unione che appianerà anche questo dolore sono dolci.
    Perché la perdita è terribile, ma in fondo al vaso rimase la Speranza.

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  2. Forse, cara. ma non sono sicuro che sperare in altre vite o in questa vita "nell'aldilà", non contribuisca in qualche modo a distoglierci dall'adesso, dal vivere con maggior intensità il presente di persone, e cose che tutti i giorni sono il nostro mondo.

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  3. Non ti addormenti sul tavolo perché a sera dormirai. Ma se hai un macello di lavoro e sei terribilmente stanco, sapere che verrà sera e poi notte e che ad una certa ora potrai finalmente riposare è un sollievo.
    Credere nel ciclo vita-morte-vita non è una scusa per non assaporare il presente: è esso che ci dà forma, prima di tutto.

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  4. Cara Seilenes, in parte concordo con ciò che dici. sapere (o credere) che la vita e la morte, così come il giorno e la notte del tuo esempio, siano i raggi di una ruota che gira in eterno non distoglie dal vivere il presente e certo dona sollievo il pensiero che, dopo tanto faticare giungerà anche il momento in cui il corpo e la mente si rigenereranno. però essere consapevole che potrò riposare non è equivalente al vivere nella speranza che giunga presto il momento del riposo. questo è ciò che intendo. vivere concentrati sulla Speranza, e le promesse che la generano, alle volte annulla il momento che stai vivendo e rischi di finire con il vivere solo per quella.

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  5. Sì: è annullarsi perché tanto c'è quella visione.
    Ma, come nel caso del perdono, il risultato è la fine del cammino... non l'eliminazione dello stesso.

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