lunedì 1 febbraio 2010

Nel Cuore della Montagna


<<Apro gli occhi. mi trovo su una riva composta di piccoli sassi piatti e rtondi di colore nero, con striature bianche. nonostante ogni sasso abbia le proprie caratteristiche uniche le striature che li ricoprono sembrano formare un disegno più grande che li include tutti. la riva non è molto ampia e declina dolcemente verso un corso d'acqua che ai miei occhi appare scura e profonda. intorno a me la riva è illuminata da una luce che più forte alle mie spalle, degrada in una penombra nascondendo ciò che si trova oltre la riva opposta. lascio vagare il mio sguardo all'intorno ma non vedo molto. solo dietro, dove la luce è più forte, vedo una parete di roccia svettare verso l'alto. mi accorgo così, che la luce proviene da un passaggio ampio, i cui bordi. che ne disegnano la sagoma a ogiva, sono incorniciati da un complesso disegno a spirale. oltre il passaggio la luce, certamente la luce del sole, illumina un prato di verde erba ed al margine del prato un bosco. mi sembra di poterne scorgere i giochi di ombre e luci disegnati dal sole nell'invitante sottobosco. vorrei dirigermi in quella direzione, ma quando stò per compiere il primo passo, una mano leggera mi si posa sul braccio ed una voce fresca come il tocco di quella mano, mi trattiene...



 "ecco. siamo pronti ad attraversare"



mi volto a guardarla e lei mi sorride serena. non saprei dire che lineamenti avesse o come io la chiamai. ricordo solo il sorriso e gli occhi. ed il corvino dei suoi capelli che risaltava sul bianco della sua veste. eppure intimamente la riconobbi. era Lei. sempre lei in ogni mio sogno. non mi accade sempre di riconoscerla così presto. alle volte mi accorgo che è Lei solo alla fine del sogno quando stò per lasciarla. altre volte semplicemente non succede. ma questa volta lo sento immediatamente. è lei. è la mia guida.



raccolgo la mano che mi stà offrendo e la seguo lungo la riva. i sassi scricchiolano sotto i miei sandali. rimango stupito nel constatare che sono vestito a sua immagine e somiglianza. veste bianca e sandali ai piedi. i nostri abiti mi fanno venire in mente le figure di certi mosaici greci. Lei mi conduce verso l'acqua che ora, abituandomi alla penombra, vedo non essere molto profonda e tutt'altro che scura. i sassi che formano la riva si trovano anche sul fondo e sulla riva opposta. l'acqua e gelata direi. mi bagna i piedi scoperti nei sandali, passandomi tra le dita, sopra la caviglia fino alla noce del piede. però il contatto con l'acqua così fredda non mi infastidisce, mi sveglia piuttosto, dandomi un brivido lungo la schiena che mi elettrizza. mi accorgo che attraversare quel corso d'acqua è stato varcare un confine. ora riesco a distinguere meglio ciò che mi circonda grazie alla luce che dei globi sorretti da lampioni di epoca vittoriana, emettono. come se all'interno dei loro cuori di roccia o cristallo di una trasparenza lattigginosa, ardesse il fuoco di una lampada.  ce ne sono anche di sospesi ad altezze vertiginose, imbrigliati in gabbie formate da catene di ferro, che illuminano in alto lastre di roccia incastrate tra loro. i globi sui lampioni segnano un percorso. un sentiero che io e la mia guida iniziamo a seguire e, in fondo al sentiero che stiamo percorrendo, una scala. enorme. ampia dieci passi, di pietra grigia come pietra serena e le mura entro cui è costruita, formate di grossi blocchi di pietra, risaltano del rosso dei mattoni che ne rivestono i parapetti. la vedo snodarsi verso l'alto, ai miei occhi infinito serpente di rampe vertiginose e ponti sospesi. la grotta seppur molto ampia e alta, nel punto in cui la scala ha inizio pare restringersi come il vertice di un triangolo. così quella poderosa struttura si slancia da parete a parete o ne segue i contorni, con centinaia di gradini e tratti pianeggianti come spalti di un castello. ad intervalli regolari una torre segna il punto di snodo e li, la scala compie una virata continuando a salire. il posto è incredibile e mi domando con meraviglia dove siamo. stò per interrogare la mia guida ma lei, prevenendo le mie domande, nuovamente mi parla quasi avesse letto nella mia mente. e forse fù così.



"questo è il cuore della montagna. dobbiamo salire. la nostra meta si trova in alto, alla fine della scala che vedi. non avere timore, la salita sarà più leggera di ciò che pensi."



"mi ricorda la muraglia che ho visto in cina" penso



"ogni luogo è un solo luogo quì. quì, tutto è un tuo riflesso. ora vieni il momento è vicino"



"il momento per cosa?"



"risponderti toglierebbe gusto alla salita. una volta arrivati avrai molte altre domande, le cui risposte includeranno anche quella che potrei darti ora. lo vedrai, ma ora andiamo, non restiamo intrappolati nella folla"



ed in effetti, ora che lei l'ha detto mi accorgo che non siamo i soli ad avvicinarci alla grande scala. altre figure in bianche tuniche e sandali camminano tranquille intorno a noi, a coppie o in piccoli gruppi di cinque o sei individui. alcuni hanno già iniziato a salire i primi gradini. stringo più forte la mano della mia guida che con un cenno della testa ed un sorriso riprende camminare verso l'inizzio dell'enorme rampa. il cuore accellera i battiti, mentre un gradino dopo l'altro, iniziamo a salire...>>



 



continua...