sabato 31 ottobre 2009

Un Nuovo Inizio

Ed ecco che nuovamente il cerchio raggiunge il suo culmine, ed un anno trova la sua fine. anche se ogni fine altro non è che un nuovo inizio.
come nelle epoche antiche, epoche nelle quali Eroi e Dei ancora condividevano il loro destino con gli uomini, domani notte si festeggia il capodanno celtico. ed anche se lo celebriamo ormai con feste e rievocazioni incoscienti e immemori dei loro profondi significati, non per queto la notte sarà meno emozionante o suggestiva.
la festa di Halloween (o Samain come dovrei più propriamente chiamarla) è tornata a cantare al mio spirito. Domenica rinnoverò il fuoco, sacrificherò libagioni alla Dea e mi ingozzerò di birra e salsicce nella migliore delle tradizioni celtiche.

tornando ad Halloween, domani sera parteciperò con Morrigan e alcuni amici all'evento di Borgo a Mozzano, uno degli halloween festival più grandi di europa e certamente il più grande di italia. sono emozionato come un bambino al pensiero del travestimento (io, Morrigan e .A. vestiti da Yakuza: completo nero, camicia bianca e cravatta nera, armati di Katana...non voglio neanche pensare a cosa raccontiamo se ci ferma la polizia...pazzi che non siamo altro!) per non parlare poi del suggestivo spettacolo del Ponte del Diavolo. per chi non lo conosce il Ponte del Diavolo (chiamato poi a partire dal 1500 Ponte della Maddalena) è un antico ponte risalente al XIV secolo costruito su fondamenta più antiche. la costruzione di questo ponte dalla struttura particolarissima è circondata da una leggenda ed è tuttora incerto chi ne ordinò e finanziò la costruzione (chi vuole maggiori notizie può tranquillamente cercarle nella rete).

adesso vado a nanna così da essere bello in forze per domani che sarà giornata piena già a partire dal pomeriggio con una intensa sessione di RPG.
 
E poi...la Yakuza farà Festa!




lunedì 26 ottobre 2009

Memorie Olandesi

Un nuovo aereo, un nuovo aereoporto. istanti di vite che osservo da un finestrino, mentre scorrono sotto di me piccole luci che vanno chissà dove. ne seguo il riflesso nel buio della sera mentre il mio aereo si allontana sempre più dal suolo. Decollo, atterraggio. i due istanti fondamentali di un viaggio. e nel mezzo a queste due parole, a queste due parentesi, finestre di tempo e spazio, varchi, che mi portano altrove. in altre realtà. in altri mondi.

Amsterdam. questa la mia realtà per i prossimi tre giorni. così pensavo scendendo nel freddo panorama olandese. niente di cui lamentarmi. mi piace Amsterdam, e le persone con cui lavoro. sono stati infatti tre giorni piacevoli. come sempre quando sono da queste parti non mi sono fatto mancare una vista al Baba. buona musica, un sacco di persone interessanti e specialità della casa da gustare mentre passi qualche ora in tranquillo relax. così la mia mente vagava osservando la clientela varia ed etereogenea mentre mi lasciavo rapire dal mescolarsi di lingue ed idiomi da tutto il mondo nell'aria densa di fumo.
condivido il tavolo a cui sono seduto con altri cleinti. piccoli gruppi di due o tre persone che si avvicinano per preservare un pò di intimità a dispetto del raggruppamento forzato che ci viene imposto dalla cameriera. spazio per altri clienti. e mentre obbedienti scorriamo rivedo viaggiatori di altri tempi che ritravatisi nella notte nel medesimo luogo di sosta, uniscono i fuochi per stare più sicuri e scambiarsi le storie delle rispettive terre. così noi. ci sorridiamo, vincendo quella sensazione particolare, come di pudore, o di estraneità, che si avverte quando si entra in uno scompartimento affolato di un treno, e adesso più vicini le conversazioni si estendono a tutto il tavolo. il nuovo gruppo che si siede è composto da quattro italiane che guardo sedersi, proprio al mio fianco, con un misto di curiosità e stupore. occhi che non ti aspetteresti di trovare in un coffee shop. gli occhi di una madre, o di una maestra. il trovarmelo davanti mi ha sorpreso. un gruppo di tipe alla Thelma e Louise per intenderci, più Louise che Thelma. il ragazzo di fronte a me dice in francese "ici il'y a tout un monde qui fume". quì c'è tutto un mondo che fuma. e cazzo, quanto era vero. e nessuno aveva uno straccio di accendino cosa singolare visto il luogo. l'italiana accanto a me, con una maestria che non ti aspetti certo da una madre o da una maestra (e no, nemmeno da Thelma o da Louise) si rolla un Joint e lo accende con aria soddisfatta, lei in effetti un accendino ce l'ha, e lo passa ad un'altra del suo gruppo.  io non riesco a trattenermi così le dico "cattive ragazze eh?" rievocando nella mente scene del celebre film. lei ci pensa sù un istante e risponde con quell'aria tipica di tua madre quando eludendo un adomanda riusce pure a prenderti in castagna "quindi cattivi ragazzi!!" e mi guarda maliziosa. tutto il suo gruppo ride ed io con loro. poi ci facciamo due chiacchiere.
il tempo trascorre e l'atmosfera è festosa ma purtroppo per me è davvero venuto il momento della ritirata. infatti la mattina seguente mi attende una levataccia. a malincuore mi congedo ed inizio a manovrare per uscire dall'angusto spazio dietro il tavolo. quando mi renndo conto di dover obbligatoriamente scorrere a pochi centimetri dai loro occhi non posso fare a meno di pensare come un novello Tyler Darden (ed ora?? Culo o pacco?). dilemma atroce vista l'aura di santa maternità che avevano. ad ogni modo passo (e non rivelo quale è stata la mia scelta ma anzi, vorrei sentire le vostre filosofie in merito alla sopra citata questione di etichetta) ed eccomi accolto dalla fresca aria della notte.
 
ed io cammino, godendomi dopo il caldo del locale, i frizzanti undici gradi di Amsterdam, e mi lascio trasportare dalle luci dei lampioni che si riflettono sull'asfalto umido senza badare a dove i miei piedi mi conducono. sorrido, perdendomi un pò nella notte e nei miei pensieri. e mentre cammino, intorno mi scorre la variegata umanità di una città multietnica quale Amsterdam è, e mi sembra quasi, osservando la gente che si incrocia e si saluta, di capire il senso di parole come multietnicità ed integrazione. poi incrocio un gruppo di poliziotti. ed un pensiero mi colpisce...sono tutti bianchi. la sensazione di prima mi sfugge e ripiombo mio malgrado in una realtà già vista. i miei occhi si soffermano ad osservare con maggior attenzione ciò che ho intorno, e quello che vedo adesso sono negozzietti di souvenir, fastfood e minimarket, gli unici ancora aperti, da cui si affacciano volti che parlano di immigrazione, necessità, bisogno. sguardi che si vedono in tutta europa nei soliti fastfood nei soliti negozzi. sento dire che è utile che ci sia l'immigrazione a ricoprire quei ruoli, "quelli che gli italiani non vogliono più" e credo che sia lo stesso ovunque, ed allora quei ruoli assumono l'aspetto ed il sapore di una reltà fatta di apartaid sociale dettata dal benessere, imposta dal nostro rifiuto verso i lavori più umili, in una società dove tutti vogliamo essere dottori o avvocati. ed inizio a pensare che no, non c'è nessuna integrazione se non una integrazione forzata e parziale dettata dall'interesse a e dalla necessità di sfruttare il bisogno altrui per rimpiazzare quegli ingranaggi non più reperibili ma necessari. inizio a pensare che una società non può parlare di integrazione finché non vedrà certi volti e certi colori anche negli uffici pubblici, nelle aule di governo, nelle forze dell'ordine. e non solo nei ruoli che i suoi "cittadini" non vogliono più ricoprire.

ed ecco che il Nuovo Mondo batte il Vecchio Mondo. infatti in questo l'America ha molto da insegnarci e, per una volta, senza lasciarmi distrarre dalla dolce e tragica illusione che molte volte queste parole nascondono, penso..

"America, terra di ogni libertà"

mercoledì 14 ottobre 2009




Sembro scomparso, ma ci sono....e presto tornerò!
mhmmm potrebbe sembrare una minaccia...
...(e forse lo è)

i giorni scorrono come folate di vento
ed io mi sento una foglia spazzata per le strade del mondo.
areroporti e città si susseguono
come una galleria di istantanee nelle quali si notano
le scie di luce lasciate dai fari e dai lampioni
in uno strano effetto, che alla fine
non sai più se sono i paesaggi o se sei tu che ti muovi,
e forse è un pò tutte e due le cose contemporaneamente.
strano passare dalla calma dei pomeriggi d'estate alla frenesia di un mondo
che dietro tende di Soli e tersi Cieli
ti attendeva pieno di venti e pioggie leggere,
di ore sognate in vecchi caffe parigini,
 dove con anima nostalgica
si può ascoltare ancora il Jaz...
e come nel Jaz,
le accellerazioni che la vita riesce ad avere lasciano senza fiato.
e ultimamente solo a volte, mi è concesso respirare...