venerdì 31 luglio 2009

Un Lutto Piccolo Piccolo...

...ma un grande dolore, ha colpito ieri me e Morrigan. è morto il nostro cucciolo, Zoro.


Zoro era un porcellino d'india. pelo liscio metà nero e metà rosso con due occhietti dolci dolci ed una fifa del diavolo di qualunque cosa si muovesse oltre a me e Morrigan. ci chiamava spesso per avere coccole e gattini e adorava l'insalata belga sopra ogni cosa. Zoro ha avuto una vita sfortunata, capitando nelle nostre vite per caso, in fuga da un padrone sempre troppo ubriaco o strafatto per poterlo accudire. fin da piccolo ha sofferto molto subendo ogni genere di maltrattamento tra i quali la frattura di una zampina e problemi al bacino. maltrattamenti dovuti all'incuria e alla negligenza del suo primo padrone ai quali è stato sottratto dalla Signora degli Animali che ha fatto di tutto per affidarlo a Morrigan. inizialmente non è stato facile adattarsi ad un cuccioletto di appena tre settimane già fisicamente menomato e psicologicamente traumatizzato, ma con volontà e amore siamo riusciti a guadagnarci la sua fiducia. per il fisico purtroppo era troppo tardi, la zampina si èra gia risaldata in modo scorretto paralizzando i tendini. a detta del veterinario che lo visitò, sarebbe occorsa una nuova rottura. non ne ebbi il cuore. ma come spesso accade, la mia pietà di allora fù la sua condanna. Zoro non ha più camminato normalmente.


la sua vità però è trascorsa tranquilla e credo felice circondato dal nostro amore e da tutte le cure e le attenzioni che siamo stati capaci di dargli. anche se i dubbi sono molti. chissà se abbiamo fatto abbastanza. certo è, che lui a noi ha dato molto. 


negli ultimi mesi la sua vita non scorreva più tanto bene. con l'età, la paralisi della zampina aveva prodotto numerosi problemi alla colonna vertebrale costringendolo a sempre minori movimenti e portando l'atrofia a tutti i miscoli posteriori, fino ad aver bisogno di aiuto per il nutrimento e la defecazione. soffriva. almeno credo poiché non si è mai lamentato ma ha continuato a chiamarci per coccole grattini e naturalmente la sua insalata. soffriva e noi con lui per la sua povera condizione fisica cui non avemmo il coraggio di porre rimedio. infine ieri si è spento. aveva sei anni.


ora è libero. libero dal suo corpo martoriato. libero di zampettare, integro finalmente, nel paradiso dei porcellini d'india. immense praterie senza nemici. infinite distese di belga e porcelline disponibili . noi contravvenendo alla legge abbiamo portato il suo corpo in riva ad un corso d'acqua con cibo ed i suoi giocattoli preferiti. dopo aver costruito una piccola pira abbiamo bruciato il suo corpo disperdendo le sue ceneri al vento e all'acqua. come per i grandi guerrieri di un tempo. tutto continua.


addio Zoro. addio piccolo molumotto. questo è il mio epitaffio per te.


ti abbiamo amato.


ci mancherai...


 

giovedì 30 luglio 2009

il post precedente è stato davvero un bello sfogo. me lo sono riletto con gusto percependo il mio personale Hyde in ogni frase. già..Hyde alla riscossa, emerso dai meandri oscuri della coscienza per sputare un pò di cattiveria che ogni tanto fà bene. forse il titolo avrebbe dovuto essere "una voce fuori di testa" piuttosto che fuori dal coro. comunque sono riuscito a sedare nuovamente Hyde rispedendolo nel suo buio antro. passo necessario, per quanto molte delle cose scritte non siano errate e le pensi seriamente. Hyde lascia troppo spazio alla rabbia perdendo di vista le cose essenziali. infatti tutto il succo del discorso stava nel rispetto che dovremmo dare alla identità di ogni popolo e alla sovranità di ogni stato.


noi stati moderni ed evoluti, dovremmo smettere di portare il nostro progresso, seppur con "nobili intenzioni", a tutti coloro che ci sembrano necessitarlo, e lasciare che anche i più arretrati facciano il loro percorso autonomamente. come noi abbiamo fatto prima di loro. chi è schiavo si deve liberare da solo per acquisire veramente la lezione. per maturare. io credo, anzi sono convinto che le cose portate da altri raramente vengano interiorizzate e comprese, specialmente se non si è pronti per riceverle. ecco, bruciare le tappe non porta che guai, potrei dire, anche se in questo caso la cosa può sembrare assurda. eppure ogni popolo dovrebbe avere la possibilità di liberarsi e progredire con le sole sue forze.


io ceredo che i grandi popoli siano quelli che hanno raggiunto la maturità affrontando il proprio percorso soli. anche se di sofferenza e sangue. mi chiedo cosa sarebbe l'italia se fosse stata unificata da altri, invece che dal coraggio e dal sacrificio degli italiani. perché per ottenere grandi conquiste il sacrificio è sempre necessario. anche se oggi ne rifuggiamo, ed abbiamo dimenticato il suo vero significato. il potere del sacrificio.


diverso il discorso per situazioni di guerra di conquista. casi in cui uno stato ne invade un'altro. ecco, quando le cose stanno così, allora trovo doveroso portare aiuto al popolo aggredito. eppure sembra che ci dimentichiamo facilmente di chi è in questa situazione. come il Tibet per esempio. un popolo senza autonomia, uno stato sottomesso che grida il suo bisogno di aiuto. possibile che meritino maggior attenzione le elezioni Iraniane?


 

mercoledì 29 luglio 2009

una Voce fuori dal Coro

oggi è uno di quei giorni in cui sono e mi sento contro. contro il mondo in generale. irrazzionalmente vorrei che le cose fossero diverse. dalla nostra società al pensiero delle persone che mi circondano. sono in uno di quei momenti in cui ho perso la sintonia con gli altri esseri viventi. mi guardo intorno e vedo cose che mi sembra di notare solo io. storture di questa realtà societaria falsa ed ipocrita. plastificata. piena di porzioni singole e confezioni famiglia. piena di prodotti usa e getta. piena di miseria. sì. mi tornano in gola un sacco di argomenti. come il rigurgito di un bambino a cui è stato dato troppo latte e miele. oggi sono antidemocratico, antiamericano, antiglobale, antisociale. oggi sono anti tutti voi che siete gli altri oltre a me.


ripenso alle elezioni in Iran e mi chiedo perché si debba presumere che la popolazione iraniana sia tutta rappresentata dai manifestanti antigovernativi. mi chiedo com'è che siamo tanto liberali che se uno non è altrettanto liberale occorre forzarlo per farcelo diventare. mi chiedo con che arroganza ci sentiamo in diritto di portare il nostro progresso a tutti quei popoli che secondo la nostra disinteressata opinione necessita di fabbriche e cocacola. siamo esportatori di democrazia e McDonald. proselitisti di partitocrazia e consumismo. tanto, ma tanto tolleranti che se uno la pensa diversamente non gli risparmiamo l'eportazione di qualche bomba che il commercio si sà, produce ricchezza.


ma la cosa cui sono maggiormente contro è ilpensiero che tutto sia giusto se viene dall'occidente, dal cristianesimo , dalla nostra società, e tutto il resto sia sbagliato, barbarico e imposto, quando invece siamo degli ignoranti che poco sanno e poco vogliono sapere. autori della maggior parte delle situazioni che condanniamo. sempre pronti a riempirci la bocca di belle parole e le tasche di soldi macchiati di sangue. i governi dell'occidente fanno schifo. e non perché quelli del medio o del lontano oriente siano migliori. no fanno schifo pure loro. ma i nostri di più, perché oltre a fare le stesse cose di tutti gli altri si nascondono dietro intenti e maschere. almeno i dittatori delle nazioni povere sono dittatori e lo sappiamo. fanno ciò che fanno senza nascondersi dietro la pace globale e l'interesse superiore per i poveri sottomessi al regime che vogliono disperatamente abbarcciare la nostra superiore cultura, bere cocacola e mangiare hamburger. no, loro almeno lo fanno apertamente per il potere, il denaro ed il petrolio. della pace non gliene sbatte meno che zero, e su hamburger e cocacola non si esprimono che la gente tanto di schifezze ne mangia comunque.


noi invece ci nascondiamo dietro parole come difesa preventiva, diritto alla democrazia, lotta al terrore, liberatori di popoli. e poi giù bombe, e ricostruzione. già, ricostruzione e petrolio. il tutto per paura dell'opinione pubblica. opinione che conta solo vicino alle elezioni, naturalmente. infatti di tutti i manifestanti contro le varie guerre di prevenzione o aiuto operate dai nostri governi non se ne parla che nei periodi preelettorali. che poi la sola parola guerra di prevenzione, per non dire guerra di aiuto, è così ridicola che mi stupisco ogni volta che la sento in tv. prevenzione di cosa? prevenzione della guerra? fare la guerra per prevenire la guerra non mi sembra una formula corretta. l'unica prevenzione è quella di scegliere noi il campo di battaglia. le case di altri invece che le nostre. tutto quì. guerra di aiuto poi. aiuto a chi, mi chiedo. al portafoglio di chì, più che altro.


i romani insegnano, e nonostante siano passati secoli, più di venti secoli per la precisione, i motivi per fare una guerra non sono cambiati. anche i romani infatti, ci tenevano a esportare nel mondo la loro superiore cultutra. ad illuminare i popoli barbari con la loro superiore forma di governo. e abbiamo pure il coraggio di sentirci evoluti, civili, quando la verità è che siamo solo più deboli, più vili. spaventati dai veri motivi che muovono la politica globale e pronti a berci qualsiasi cazzata. orgogliosi di non vedere. e coloro che sono contro il sistema sono i cattivi.


sì, oggi sono contro. pure contro me stesso. il me stesso che dichiarava "si vis pacem, para bellum" in riferimanto all'Iran, ai Talebani, all'Iraq. il me stesso che dorme tranquillo perché paga le tasse e và a votare. il me stesso che guarda il mondo e dentro pensa a come è bella la nostra società così libera, così civile. il me stesso che dorme e che non ha il coraggio di svegliarsi. il me stesso che quando vede cose che non gli piacciono pensa che tanto il mondo è questo e che ci si deve adattare. contro il me stesso che teme i commenti di chi leggendo questo post si sentirà incazzato, od offeso e scriverà degli americani tanto buoni che ci hanno salvato il culo così tante volte, scriverà della democrazia e di quanto stiano male i poveri sfigati che vivono sotto i sultani arabi, scriverà di quanto sono cattivi i mussulmani e che islam vulol dire sottomissione.


in ogni caso quello contro oggi sono io. contro e assolutamente non democratico ne tollerante. quindi se ciò che ho scritto vi dà ai nervi chiedetevi perché. e se l'unica risposta è che ho scritto cazzate inaccettabili per la vostra morale, allora non vi dirò che se qualcosa vi dà fastidio magari è perché mina certezze e sicurezze con le fondamenta fatte di sabbia e che tanto certi e sicuri non siete. non vi dirò di fare un esame critico ed imparziale e considerare che questo sfogo è solo mio e che non pretendo in nessun modo di aver espresso delle verità. no, quello che vi dirò è solo questo


"Fottetevi"


sabato 25 luglio 2009

Quasi un anno fà, aprivo questo diario in cui a dire il vero o scritto poco di ciò che ho combinato e molto di ciò che ho solo cogitato. non saprei dire se abbia usato beno oppure male, questo spazio, sempre che si possa fare una distinzione del genere per l'uso che ne ho fatto. fatto stà che l'ho usato, e continuerò ad usarlo credo. per ora aspetto il compleanno di stò blog e poi magari chido per le ferie...o magari nò...perché dovrei chiudere per le ferie poi...una strana idea, neanche fosse un giornale o una azienda da chiudere, o magari una fabbrica di cui io sono l'unico operaio. non è niente di tutto questo, poiché non è ne un impegno ne un obbligo ne tantomeno un impresa di chissà quale genere. pensandoci infatti questo blog è sempre in vacanza, è alle volte il mio luogo di villeggiatura direi. il posto in cui mi posso sfogare. il luogo in cui incido i miei pensieri, dove espongo il mio riflettere sul mondo, su me, su ciò che di me vedo nel mondo. quelle parti meschine che preferisco vedere nel mondo, piuttosto che dentro di me. così da rifletterci. rifletterci senza riflettermi.


ancora però sento di non aver dato a questa virtuale realtà letteraria anzi, dicendo meglio, di parole scritte, la giusta dimnensione, il giusto uso. ecco, tanto per fare chiarezza...con lo spazzolino da denti posso anche pulirci il pavimento, se mi và e se ne ho la pazienza. ma non è certo il suo uso. uguale il blog. non saprei dire perché ma è una sensazione davvero netta. lo sento che gli manca qualcosa. o manca a me. ecco forse manca a me quella consapevolezza per poterne fare un uso migliore. per me chiaramente. eh sì. facendo una piccola digrensione credo infatti che qualunque uso uno faccia del proprio blog sia l'uso giusto, nel senso che non c'è scopi preordinati o istruzioni da dover seguire. solo basta usarlo. eppure sento che ancora mi manca qualcosa...


il coraggio. il coraggio di farne l'uso che ne avrei voluto fare quando l'ho aperto. nonostante in uno dei primi post scrivessi di volerlo trasformare in un libro con le mie poesie e magari qualche mia riflessione. già stavo nascondendo la verità. non era quello il suo vero scopo. capisco ora scrivendone che già alla sua apertura il mio reale desiderio era creare un luogo dove affrontare il giudizio delle altre persone. dove scoprirmi ed essere soppesato. e questo è strano. il giudizio di altre persone non mi è mai sembrato così determinante, così importante. altre verità nascoste dunque? ho sofferto senza soffrire coscientemente le opinioni degli altri? o solo il pensiero del giudizio mi terrorizzava, o mi preoccupava tanto da aver sviluppato un meccanismo difensivo così accurato da farmi apparire sicuro di me anche davanti ai miei occhi? sono domande di cui forse non voglio ancora conoscere la risposta e già averle scritte mi dice molto di quella che è una possibile verità. quanto poco ci conosciamo.


sbagliato. quanto poco mi conosco. non sò quanti si riconoscono nei miei dubbi ma metterli al prurale è stupido.non dovrei attribuirli ad altri, costruirci intorno un gruppo. e poi pure parlarne come se parlassi dell'uomo. come se filosofeggiassi sull'uomo. me stesso. è di me che posso parlare. il riflesso che vedo attraverso il vetro dei miei occhi non è che il riflesso di me. guardo gli altri esseri umani e vedo me. ciò che di me c'è in loro. ciò che posso riconoscere, familiarmente chiamarlo per nome.ciò che conosco. il poco che conosco. ed anche quì dovrei chiarire meglio ciò che penso. credo infatti che la conoscenza di me sia quello che accetto di vedere, il limite imposto della mia conoscenza. no, non è vero che conosco poco di m,e ma come in una stanza con molti oggetti e piccole lampade, ne lascio accese solo alcune per non vedere tutto ciò che la stanza contiene. eppure gran parte di quello che rimane al buio è solo invisibile. io sò che c'è. ne conosco incosciamente forma e colore. nei momenti più estremi ne ho anche assaggiato il sapore cancellando immediatamente l'evento. annegandolo nella falsa ignoranza. spengendo la luce ribelle che lo ha brevemente illuminato. viviamo...ancora lo stesso errore. vivo in una stanza semibuia ed ingombra di cose. cose che non voglio ricordare. oppure in una casa, prigioniero volontario di quell'unica stanza in cui mi sento sicuro. in cui posso tenere la luce accesa. sì. questa immagine mi piace di più. ne voglio fare un altro uso...abbinandola alla vita. ecco, la mia vita, paragonata ad una casa piena di stanze chiuse, ingombre di oggetti dimenticati. stanze buie, in disuso. come il salotto buono da lasciare sempre in ordine, caso mai venissero ospiti. un salotto mai vissuto pieno di oggetti nuovi, mai usati, persi dalla memoria. uno spreco di spazio. una vita riempita di spreco di spazio.


dura forse questa ultima. non completamente adatta. stridente. una vita riempita si spazio sprecato è già più conforme all'idea che volevo dipingere. anche se parlare della vita così ha davvero poco senso. la vita credo infatti non sia qualcosa di simile ad una stanza, una casa o un luogo in generale. la vita è piuttosto ciò che è contenuto nel luogo che immagino. un luogo fatto di spazio. uno spazio chiamato tempo. un edificio magari, con stanze fatte di tempo, corridoi di tempo. mura di tempo, kilometri di tempo. e la vita è ciò che metto in questi contenitori fatti di dempo. sì. l'uso che faccio di questi contenitori, di queste misure di tempo. la vita dunque non è il tempo che ho, ma l'uso che ne faccio. trsformando l'immgine precedente, vivo in una casa di tempo riempita di vita sprecata. prigioniero di qelle stanze in cui ho il coraggio di lasciare la luce accesa. dura anche questa ma molto giusta. infatti non stride. mi calza a pennello.


ok, il delirio è durato anche troppo per oggi. e per domani...


 

giovedì 16 luglio 2009

 


 


...un dilemma antico...


 


 chi è più responsabile, l'ingannatore o l'ingannato?



 

martedì 14 luglio 2009

Brava MariaStella!

Oggi sui giornali, molti articoli sono dedicati al risultato degli esami di maturità. "mai tanti bocciati come quest'anno" citano molti titoli o frasi similari. bene dico io. "9'500 studenti perdono l'anno a causa del voto in condotta" dicono i dati raccolti. benissimo dico io. "tanti bocciati non fanno bene a nessuno" dicono le associazioni studentesche. cazzate dico io. anche perché gli unici a cui non fanno bene le bocciature, sono i bocciati. e forse i loro genitori. che comunque lamentandosi della scuola cattiva che gli ha bocciato il bambino, che poi si sturba per l'insuccesso (perché si sà che 'sti giovani, sono tutti anime sensibili, fragili e delicati che se gli dici un solo nò perdono stima di se stessi e poi piangono e rompono a mamma e papà) dimostrano solo che quelli da bocciare sono loro.


pensavo infatti a come sono cambiati i tempi. quando ero a scuola io, se mi davano quattro ad un compito, che sò di ragioneria, mio padre mi ripagava con una bella punizione e pure uno scapaccione, anche se avevo sedici anni. oggi invece il papà, lo scapaccione lo dà al professore che ha osato umiliargli "il piccolo".


per non parlare del voto in condotta. tutta una storia dietro 'sto voto, tutti incavolati perché è stato reintrodotto, e grazie a lui ne sono rimasti fermi un pò. come se fosse normale permettere a i ragazzi in classe di prendere per il culo i professori, di offenderli durante la lezione, e riprendere il tutto con il telefonino. come se insomma fosse normale permettergli di fare tutto quello che questi angioletti in effeti fanno. senza conseguenze, senza responsabilità.


invece ora, se fai cazzate ti bocciano. incredibile vero? ma non è tutto! persino se non studi ti bocciano! ma pensa tù che assurdità. proprio uno scandalo! proprio uno scandalo che ci siate arrivati, a dare l'esame, altro ché!


e così, tutta la colpa ricade sulla povera MariaStella che ha avuto l'ardire di dare un bel giro di vite alla concessione del diploma ed ha osato stabilire che questo venisse dato solo a chi a studiato con serietà e costanza. un grave errore nella nostra società dedita alla mediocrità.


e mentre io, cara Marì, me ne stò quì a rimpiangere la cara, vecchia, evolutiva, selezione naturale, (il nostro più grande successo ed il nostro più terribile fallimento, la sua soppressione) concludo con un complimento alla tua tenacia. Brava!

giovedì 9 luglio 2009

questo deve essere il momento delle domande, infatti oggi mi sono venute in mente una serie di questions, ripensando ad una frase che ho sentito pronunciare ad un collega di lavoro. frase della serie "eh sì, sono proprio un **[e quì lui pronuncia il nome di una marca di totallook che io censuro perché odio fare pubblicità...quando non sono pagato chiaramente]** boys".


una frase che avevo udito e poi sepolto, ma che oggi è riaffiorata alla mia coscienza quando ho guardato un cartellone pubblicitario della nonsuddetta marca. come un messaggio subliminale insomma. poi ho visto lo spot di quel gestore di telefonia che è "tutto intorno a te" (e ci si stupisce che aumentino i casi di malattie da radiazione) che chiedeva "e tu di che colore sei?.." ed io per assurdo, me lo sono chiesto davvero di che colore ero. ed il pensiero susseguente è stato..


"chissà se incazzato nero è un colore..."


..incazzato per cosa poi non saprei, ma sono certo di avere ragione ad essere incazzato. esattamente come diceva MLK "siate sempre indignati" solo che io non sono nero e non vivo in america.


comunque, visto che tutti gli spot parlano di come diventi se hai quel nome stampato sulla maglietta o del successo che potresti avere comprando quel profumo, di che uomo sei se hai il tal orologio o il tal rasoio, di che donne ti puoi fare bevendo quel liquore o guidando quella macchina, mi sono chiesto:


ma quand'è che siamo diventati le nostre auto? quando ci siamo evoluti in simboli ambulanti di una casa di moda, segmenti di mercato da conquistare? quand'è che abbiamo iniziato a riconoscerci nella nostra tariffa telefonica? ma quando cazzo è estato che abbiamo smesso di essere esseri umani?


mercoledì 8 luglio 2009

mi chiedo sempre più spesso da quale parte stò...la società, i media, i politici e spesso (troppo spesso) noi stessi, cerchiamo sempre di trovare una parte con cui stare in una ipotetica divisione del mondo in due parti distinte. buoni o cattivi, onesti o disonesti, pro o contro...


ed io? io da quale parte mi trovo? in che categoria sono schedato? dove mi collocano coloro che si danno pena per incasellare tutto e tutti? non che una qualunque di queste parti possa racchiudere realmente un organismo senziente, complesso come me, o voi, o la maggior parte degli appartenenti al genere umano (dico la maggior parte perché le eccezioni esistono...) ne tantomeno cambierebbe il modo di essere o di  pensare o farebbe stare sveglio la notte chicchessia, il sapere di essere incluso in questa o quella categoria. anche se magari qualcuno ci gode ad essere catalogato, a far parte di una lista, di un branco. già perché l'uomo è un animale sociale. almeno finché chi gli stà in torno non gli ha frantumato i coglioni, che allora l'uomo torna ad essere un animale solitario. perché il gruppo si sà che è come gli ospiti ed il pesce e che dopo tre giorni...


comunque mi piacerebbe, solo così per curiosità. davvero. vorrei un giorno trovare un'elenco completo degli appartenenti alla lista di questa o questaltra parte. tanto per capire. e poi farmi una bella risata....

Showbiz

resto allibito difronte lo speciale (??) StudioAperto dedicato a Jacko, quando il presentatore commentando la serata che è stata piena di artisti importanti e discorsi commossi di amici e parenti, dice candidamente che il momento più bello, non è stato come si potrebbe pensare la dedica di Maraja o la performance di Jeorge, o magari We Are The World cantato in coro da tutti gli ospiti a fine serata, no! questi sono momenti belli ma non fanno audience


no..infatti, il momento più bello risulta essere Paris Jackson che piange disperata la morte del padre, evento che il commentatore immortala con le seguenti parole che ho appena udito (in diretta anche se non sono in grado di riportare in modo perfettamente testuale) e che suonavano più o meno così:


"il momento più bello, è certamente la piccola Paris, che si scioglie in lacrime..."



altro da aggiungere?


 

lunedì 6 luglio 2009

Oggi ho presenziato ad un funerale. oggi è stato sepolto un uomo. il padre di una cara amica. è difficile descrivere le sensazioni che ho provato. ammetto di non aver sentito dolore per la scomparsa dell'uomo, ma vedere il dolore sul volto di lei è stato inaspettatamente straziante. senso di impotenza misto ad imbarazzo per essere lì oggi senza saper comprendere il suo vero stato d'animo, senza le parole giuste da dire. senza niente, se non un silenzioso abbraccio. che in fondo è quanto di meglio potessi fare.


senza le parole giuste....


avrei potuto dirle che le persone muoiono prima o poi. tutti. è il destino dell'uomo. per quanto sia doloroso o possa fare paura. e noi non abbiamo nessun mezzo per impedirlo. avrei potuto dirle che, se chi muore soffriva atrocemente di un male inguaribile e crudele, la morte può essere il balsamo che fà cessare il dolore. la liberazione di una pace ritrovata. ma quando i miei occhi hanno incontrato i suoi, ho taciuto. con il mio silenzio le ho risparmiiato parole inutili.


di parole inutili ne avrebbe del resto udite anche troppe. le parole del prete, che durante la messa li esortava a non pensarlo morto. a vederlo vivo e gioioso nella gloria di Dio. e parlava di resurrezioni e pace eterna, paragonando il defunto a Cristo. che dopo tre giorni è risorto. parole inutili ed un pò ipocrite. perché non c'è resurrezione per noi. pur avendo atteso tre giorni. inutili le condoglianze. vuote frasi di circostanza, mormorate a fil di labbra da parenti ed amici, mentre sfilavano occhi bassi, stringendo le mani dei figli e della moglie. occhi bassi, per non vedere il dolore riflesso negli occhi di chi a perduto.


La messa finisce. i presenti salutano e tornano alle loro vite. partono i parenti così come gli amici. la cerimonia si avvia verso la sua conclusione. il corpo viene trasportato al vicino cimitero. deposta la bara, la tomba viene sigillata. un muratore, lavorando con precisione e maestria, pone i mattoni e la calce. infine delicatamente, come accarezzando un bambino, traccia una croce ed il nome di chi giace dietro quella parete ancora fresca, come le lacrime di chi in quel momento pensa all'uomo, che non è più. come il dolore...che resta...


 

giovedì 2 luglio 2009

Sad Sick World: due parole su...

Noi...


...che siamo diventati dei voyeur delle tragedie altrui. ed è veramente così. lo dimostra secondo me, la corsa mediatica per accaparrarsi le migliori tragedie! mentre studio aperto, parodia di un vero telegiornale (specie ormai scomparsa da anni) dedica un'intero "speciale" al disastro di Viareggio, nemmeno avessero avuto l'esclusiva come per una partita di calcio,  autoglorificandosi del fatto che loro ci sono per raccogliere importanti testimonianze (che mica è cosa eccezionale, anzi sarebbe il loro lavoro e dovrebbero pure farlo meglio. per tanti motivi...), le tragedie imperversano su tutti gli altri telegiornali enfatizzate per non perdre share ed accaparrarsi indice di ascolto. il fondo del barile è ormai six feet above!


che poi pare abbaino letto il mio post sulla patente, i cari giornalisti. infatti sia dalla carta stampata che dalle televisioni, è scomparsa la dicitura "vittima della strada". sarebbe una buona cosa se non fosse che l'hanno sostituita con "vittima dell'alcool"! ora io mi chiedo, ma possibile che non ci sia mai un vero colpevole? possibile che se uno si schianta ubriaco ed uccide delle persone, il colpevole sia il chianti bevuto a cena o i vari long drink e cocktails bevuti in discoteca? guidavano mica loro. ormai siamo cosi ipocriti da non riuscire ad assegnare le responsabilità a chi le ha veramente, ed adottiamo un infinità di transfer impersonali per non ferire la sensibilità di chicchessia...anche dei colpevoli! è chiaro che è brutto dire "signori, vostro figlio è un assassino, guidava ubriaco ed ha ucciso delle persone" ma questo non giustifica frasi della serie "signori vostro figlio è stato vittima di un incidente, del resto faceva guidare la macchina ad un Negroni"!!


ed ora Pubblicità...